Il fenomeno degli Nft e la tecnologia a essi sottostante appaiono ancora attuali e rilevanti per molte industries. Tuttavia non sempre i progetti che ne fanno uso sanno raccontarsi con chiarezza o esprimere un’utilità effettiva. Partiamo pertanto dalle basi.
Un Nft (“Non-Fungible Token”) è un insieme di dati memorizzati su una blockchain rappresentanti un elemento del mondo fisico o un asset digitale, con pochissime restrizioni sul tipo di contenuto che può essere, nello jargon di settore, “tokenizzato” (rappresentato dal token) e quindi “mintato” (coniato, generato su blockchain).
A differenza delle criptovalute, non è fungibile, ovvero indifferentemente intercambiabile con altri token del medesimo genere e specie; ogni Nft è infatti unico, una stringa di codice unicamente identificata che rappresenta un elemento specifico, un “Dna digitale”, particolarmente adatto a certificare la proprietà degli elementi che identifica
Per far meglio comprendere cosa renda “unico” un Nft, può essere utile elencare gli elementi che ne compongono uno che incorpori, ad esempio, un’immagine digitale in formato .jpg di un famoso quadro, ovvero:
1) nome dell’autore del token; 2) titolo dell’opera artistica; 3) codice identificativo del token; 4) indirizzo (un codice alfanumerico) del wallet sotto il quale è registrato il token; 5) informazioni varie sull’immagine; 6) dicitura del file contenuto nell’Nft (es. estensione .jpg); 7) indirizzo (un codice alfanumerico) dello smart contract che governa l’Nft.
Occorre quindi tenere sempre presente che l’Nft è distinto dall’asset sottostante, persino quando si tratta di un elemento nativamente digitale. È infatti possibile creare più di un Nft rappresentante lo stesso asset, tuttavia ciascuna copia avrà un identificativo unico. Questa feature può, per esempio, essere utile per rappresentare la proprietà di beni che per loro natura sarebbero indivisibili, come, per assurdo, una serie di 1.000 token validati dal Louvre ciascuno rappresentanti 1/1000 della proprietà della Gioconda.
Tra gli altri benefici di questa tecnologia vengono generalmente riconosciuti la rappresentazione immediata del diritto di proprietà; la possibilità di fornire una prova di proprietà trasparente e pubblica mediante blockchain; immodificabilità e durevolezza del token.
Oltre alla certificazione della proprietà, è possibile aggiungere delle ulteriori funzionalità utili al singolo progetto, per esempio patrimoniali (quali il pagamento di royalties a seguito di una compravendita), o funzionali (quali l’accesso a eventi o elementi customizzabili di un gioco digitale) come accade nel gaming.
Queste funzionalità aggiuntive sono possibili grazie ai c.d. “smart contract”, ovvero un insieme di dati e protocolli informatici che facilitano, verificano e fanno rispettare la negoziazione o l'esecuzione di un contratto.
In questi ultimi due anni il mercato ha già evidenziato numerosi use cases in industries molto diverse.
Nel mondo dell’arte (tradizionale, non digitale), alcuni musei e collezionisti hanno creato una serie numerata di Nft autenticati di opere d’arte di valore indiscusso, con l’intento, ad es. di finanziarne la conservazione o il restauro, anche per combattere il fenomeno del “de-accessioning”, la vendita delle collezioni museali per ottenere liquidità immediata. Per esempio, in Italia, gli Uffizi di Firenze hanno creato, in partnership con una società specializzata (Cinello, tecnologia Daw) una serie di serigrafie digitali unica, del tutto identiche all’originale, certificate da Museo e società e tokenizzate, del Tondo Doni (Michelangelo); e altri sono in programma, come la Madonna del Cardellino (Raffaello) e La Nascita di Venere (Botticelli).
Nel mondo del fashion, molte iniziative hanno cercato di legare elementi del digitale a elementi del reale, facendo leva sulla forza del brand; D&G nel 2021 hanno lanciato una collezione Nft di 9 pezzi, ciascuno legato ad un articolo di moda unico (venduto congiuntamente), e dando accesso ad una serie di esperienze facenti capo all’articolo, come gli sketch originali, sfilate e installazioni ad-hoc; Paco Rabanne ha venduto 56 Nft di pezzi fra i più astratti delle sue collezioni passati, utilizzando i profitti per rinforzare il proprio archivio storico fisico; altri, hanno utilizzato la tecnologia per funzioni di supporto, per esempio durante la Paris Fashion Week tutti i pass per l’accreditamento della stampa sono stati emessi direttamente in forma di Nft.
In questa industry, però, anche più che in altre, sono sorte parallelamente numerose iniziative operanti in aree grigie della legalità, come nel caso degli Nft MetaBirkin, coniati da un artista privato secondo un’interpretazione artistica delle celebri borse Hermès, recentemente dichiarate da una sentenza del Tribunale di New York come violazione della proprietà intellettuale della casa francese. E su questa decisione, e il riconoscimento limitato di danni, sarà importante monitorare la reazione del mercato Nft che talvolta sfrutta marchi notori. (riproduzione riservata)
Daniela Della Rosa, Partner Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP
Federico Criscuoli, Associate Curtis, Mallet-Prevost, Colt & Mosle LLP