Il 2024 è stato caratterizzato da una certa scarsità di quotazioni, soprattutto nel segmento principale di Piazza Affari, da molti delisting e da un forte incremento degli aumenti di capitale. Le società, infatti, si sono trovate per il terzo anno consecutivo a dover affrontare un onere sul debito alto a causa dei tassi ancora ai massimi (la Bce ha iniziato a ridurli a partire da luglio).
Secondo quanto emerge da un’analisi di EnVent Italia Sim, messa a punto dall’amministratore delegato Paolo Verrna, nel 2024 il mercato azionario ha registrato 20 operazioni di aumento di capitale in opzione contro le 12 nel 2023 (ovvero una crescita del 40%) con una raccolta di 948 milioni di euro dai 621 milioni dell’anno precedente, «a conferma che, nonostante il rallentamento delle ipo, il mercato dei capitali rappresenta un fattore strategico a supporto della crescita delle società». Le operazioni di rafforzamento sono andate infatti a buon fine.
In generale, riprende Verna, «emerge una crescente necessità delle pmi di operazioni straordinarie». Nel ‘24, prosegue l’esperto, si è registrato «un rallentamento del ricorso al mercato dei capitali per la strutturale carenza di un sistema di investitori e di strategie di investimento per l’economia reale a cui speriamo il fondo di fondi arrivi presto a dare una prima risposta a livello di strategia industriale». In tal senso la buona notizia è che il regolamento del fondo di Cdp a capitale misto pubblico-privato che andrà a investire a Piazza Affari proprio sulle piccole e medie imprese, è in dirittura di arrivo. Un fondo importante, perché dovrebbe partire con una dotazione iniziale attorno al miliardo di euro.
Tassi in calo, scatta l’m&a
Verna sottolinea che lo scorso anno è cresciuto molto anche il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni, con un aumento del 13% nel numero di operazioni e del 9% nel volume aggregato rispetto all’anno precedente. «Il trend positivo nel m&a è stato senza dubbio favorito da un decrescente andamento dei tassi che ha reso il ricorso alla leva molto più conveniente nonché dalla crescente e sempre più strutturale sottocapitalizzazione delle società quotate in borsa che ha favorito un crescente numero di opa».
Quali prospettive si aprono ora per il 2025? Verna si aspetta un’ulteriore crescita delle operazioni di fusione e acquisizione, «con particolare attenzione ai settori Life Sciences, Energy & Utilities, Technology e Financial Services, offrendo alle pmi opportunità significative per espandere le proprie attività e rafforzare la competitività sul mercato». Restano buone le prospettive «anche sul fronte delle operazioni di aumento di capitale per le società quotate che resteranno tuttavia ancora oggetto di forti attenzioni sul fronte di opa e delisting».
Continuerà il ricorso al debito sia privato che bancario favorito dall’attuale andamento dei tassi e in genere «dalla mancanza di un mercato dei capitali in grado di rappresentare un’alternativa credibile ai fondi di private equity, che per quanto molto liquidi», avverte l’esperto, «tendono ad operare sempre meno sulle small cap focalizzandosi sulle mid e large con evidenti rischi di overpricing (pagano le società a multipli elevati, ndr) e futuri impatti sui rendimenti». Con una raccolta complessiva di 50 milioni di euro, EnVent ha effettuato, nel 2024, 3 ipo a Piazza Affari, 4 aumenti di capitale su quotate, 4 operazioni di debito e ha partecipato a 6 opa. (riproduzione riservata)