Il Giappone si muove brillante, giovedì 22 gennaio, con i dati dell’export di dicembre da record, anche se verso Cina e Usa, i due maggiori partner commerciali, le spedizioni sono in calo. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dell’1,75%, mentre Hong Kong cede lo 0,15% e Shanghai è attorno alla parità. I futures sul Nasdaq viaggiano positivi per lo 0,15% con la rassicurazione del presidente Trump di aver raggiunto un accordo in sede Nato per non invadere la Groenlandia. Mancano però i dettagli.
Le esportazioni del Giappone sono cresciute del 5,1% su base annua, raggiungendo il record di 10.411,5 miliardi di yen a dicembre 2025, segnando il quarto mese consecutivo di crescita grazie a una solida domanda estera di fine anno e a uno yen debole. L’aumento è però risultato inferiore alle attese (+6,1%) a causa di un forte calo delle spedizioni verso gli Stati Uniti.
In tutto il 2025, le esportazioni giapponesi sono aumentate del 3,1%, la metà del +6,2% segnato nel 2024, dal momento che gli invii verso la Cina e gli Usa — i due principali partner commerciali di Tokyo — sono diminuite rispettivamente dello -0,4% e del -4,1%.
Le esportazioni verso Hong Kong e Taiwan sono invece salite del +17,8% e del +15,1% nell’intero anno, compensando in parte il calo registrato negli Stati Uniti e in Cina. L’aumento complessivo dell’export nel 2025 è stato in parte dovuto all’anticipo delle spedizioni verso gli Usa in vista di futuri aumenti dei dazi, al boom dell’intelligenza artificiale, che ha sostenuto le esportazioni di elettronica e macchinari, e a uno yen debole, ha spiegato Stefan Angrick, responsabile per il Giappone di Moody’s Analytics.
«Le esportazioni reggono per ora, ma le prospettive restano cariche di rischi», ha avvertito Angrick, sottolineando come dazi statunitensi più elevati e una forte concorrenza internazionale stiano pesando sulla produzione industriale e sui volumi dell’export. Alle incertezze si aggiungono anche le minacce commerciali dalla Cina, ha aggiunto l’economista.
I rapporti tra Tokyo e Pechino si sono raffreddati a novembre, dopo che dichiarazioni della premier Sanae Takaichi hanno fatto capire che il Giappone potrebbe intervenire militarmente qualora la Cina tentasse di annettere Taiwan con la forza. La Cina ha quindi sospeso le importazioni di prodotti ittici giapponesi e, all’inizio di quest’anno, ha annunciato restrizioni all’export di beni a duplice uso verso il Giappone.
I dati sul commercio arrivano mentre il Giappone si prepara alle elezioni anticipate dell’8 febbraio, indette dalla premier Takaichi, con lo scioglimento della Camera bassa previsto per venerdì. Secondo gli analisti, una vittoria di Takaichi le consentirebbe di portare avanti l’agenda fiscale in Parlamento con scarsa opposizione e potrebbe anche implicare il mantenimento di uno yen debole, favorevole alle esportazioni. Dall’annuncio delle elezioni, i mercati giapponesi sono stati sostenuti dal cosiddetto Takaichi trade, con azioni in rialzo e yen debole.
I mercati azionari europei sono attesi in forte rialzo giovedì, recuperando le perdite dei giorni precedenti dopo che il presidente Usa Donald Trump ha abbandonato i piani per imporre dazi su diversi Paesi europei ed escluso l’uso della forza militare per acquisire la
Trump ha affermato di aver raggiunto un quadro preliminare per un futuro accordo sulla Groenlandia dopo colloqui con la Nato, anche se i dettagli restano poco chiari. Secondo alcune indiscrezioni, l’intesa potrebbe riguardare diritti minerari e l’iniziativa di difesa missilistica Golden Dome.
Mercoledì, il Parlamento europeo ha sospeso i lavori sull’approvazione finale e sull’attuazione dell’accordo commerciale Ue-Usa siglato a luglio, in segno di protesta per le precedenti minacce di Trump, mentre la Danimarca ha escluso qualsiasi negoziato sulla cessione del territorio agli Stati Uniti. Nel pre-market, i futures sullo EuroStoxx 50 e Stoxx 600 segnano entrambi un rialzo di almeno l’1%. (riproduzione riservata)