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Gestioni patrimoniali, in nove mesi oltre 70 linee in doppia cifra. Ecco quelle che hanno reso più del 10%
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Gestioni patrimoniali, in nove mesi oltre 70 linee in doppia cifra. Ecco quelle che hanno reso più del 10%

25 ottobre 2024, 20:00

Rendimento medio del 7,4%, meglio dei benchmark di riferimenti. Le strategie messe in atto dai gestori, e quelle previste per i prossimi mesi

Nove mesi brillanti per i rendimenti delle gestioni patrimoniali in titoli (gpm) e in fondi (gpf). Le linee hanno archiviato il periodo gennaio-settembre con un risultato medio del 7,5% dopo il +5,1% del primo semestre, battendo il dato medio dei benchmark che ha fatto nel periodo il 7,4%, ma c’è anche chi è arrivato a superare il 30% e oltre 70 sulle 335 analizzate hanno reso più del 10% con soltanto tre che hanno registrato un rendimento negativo.

Le migliori linee dei nove mesi

Le migliori hanno cavalcato i trend di quest’anno a partire dalla gpf Alpi Metodo Pac Crytpo di Suedtirol Bank sulle criptovalute (+30,31%, ma in calo rispetto al +32,14% del primo semestre). Sul podio anche la gpm Robotics & AI Long Only di Gamma Capital esposta ai temi dell’intelligenza artificiale che fa +23,19% (performance anch’essa in leggera diminuzione rispetto al dopo il +27,69% dei sei mesi) e la gpf Alpi Metodo Pac Convex sempre di Suedtirol Bank che ha anche la gpf Alpi Selezione Attiva Convex sopra il 20% di rendimento nei nove mesi (+20,87%). Oltre l’asticella del 20% si piazza poi la gpm Gp American Equity del gruppo Credem. I dati emergono dall'analisi condotta da MF-Milano Finanza che ha raccolto i rendimenti ottenuti nei nove mesi del 2024 dalle gestioni offerte dalle principali banche, sim e sgr. Le performance sono state messe a confronto con i benchmark. Per ognuna è stato indicato se è una gestione in titoli (gpm) o in fondi (gpf) e il tipo di benchmark utilizzato: l'indice di mercato (M) o quello Fideuram dei fondi comuni (F). Quasi tutti gli operatori hanno comunicato le performance al lordo delle commissioni di gestione. Ecco le strategie adottate dai money manager e quelle pianificate nei prossimi mesi.

Le strategie dei gestori

Nel corso del terzo trimestre Massimo Bergonzi, responsabile ufficio gestioni patrimoniali di Banco Desio, ha scelto di «sovrappesare le obbligazioni a spread a scapito dei titoli di Stato. In particolare, il settore finanziario e l’asset class dei Paesi emergenti sono stati privilegiati, mentre il rischio di tasso è rimasto in linea con il parametro di riferimento».

Tomaso Mariotti, responsabile delle gestioni patrimoniali value di Banor, ha cavalcato «la forte volatilità sui mercati all’inizio di agosto, a causa della rapida chiusura di operazioni di carry trade in seguito al rialzo dei tassi in Giappone, aggiungendo alcuni nuovi titoli azionari sulle linee value, che hanno poi riportato delle ottime performance tra agosto e settembre».

Per quanto riguarda i bond la preferenza di Marco Galliani, responsabile servizio wealth management di Cassa Centrale Banca, rimane «per i titoli governativi europei, seppur il venir meno di rischi recessivi ha lasciato spazio all’incremento delle obbligazioni societarie a maggiore qualità creditizia».

Dal canto suo Stefano Turlizzi, senior portfolio manager, gestioni individuali e analisi quantitativa di Cassa Lombarda, ha preferito «mantenere la duration di portafoglio vicina a quella del benchmark e resistere alla tentazione di ridurre i rischi in concomitanza con il violento storno di agosto».

Tra diversificazione e gestione attiva

«Le nostre scelte di stock picking, il posizionamento sulla curva dei tassi e le scelte di allocazione tattica si sono rivelate premianti nei primi tre trimestri», evidenzia Michele Bovenzi, responsabile del servizio di gestione di portafoglio di Deutsche Bank in Italia. «Questo ci ha permesso di riconfermare un trend positivo anche relativo ai mercati di riferimento sui portafogli a benchmark», conclude il money manager.

Diversificazione è stata la parola chiave di Euclidea nel terzo trimestre. «Le gestioni», fanno sapere dalla società, «sono quantitative e vengono guidate da due principi cardine che sono il value e il momentum». Altra cosa importante, aggiungono, «è che le teniamo super-diversificate, normalmente con più di 20/25 fondi per portafoglio. Ultimo pilastro è il contenimento dei costi: abbiamo un Ter (Total Expense Ratio, ndr) dei sottostanti che normalmente viaggia intorno a 20-30 punti base nonostante oltre il 50% dei portafogli sia investito in gestori attivi».

Durante il trimestre Emilio Bianchi, responsabile Hnwi portfolio management di Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo), pur rimanendo positivo ha «alleggerito il sovrappeso azionario, in attesa di ricostituirlo nel quarto trimestre». Con il cambiamento di politica monetaria, aggiunge, «sono tornate interessanti le strategie Minimum Volatility, che privilegiano l’investimento in azioni di società meno volatili rispetto alla media di mercato, e le strategie Dividend Aristocrats, che forniscono esposizione in società di qualità con dividendi elevati e in costante crescita», spiega l’esperto di investimenti.

Big tech o dividendi?

I gestori di Euromobiliare Advisort Sim (gruppo Credem) segnalano i buoni risultati conseguiti dalle «linee flessibili total return e dalla linea azionaria flessibile High Conviction, quest’ultima interessata da un’importante operatività estiva di riduzione dell’esposizione azionaria, alla luce del forte rally dei mercati, ripristinata poi progressivamente in chiusura del trimestre».

Per quanto riguarda le strategie «long only, e in particolare la strategia Best Brands», commenta Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets, «abbiamo agito tempestivamente riducendo l’esposizione al settore tecnologico durante il periodo estivo e aumentando successivamente l'allocazione durante il primo sell-off di mercato». Tuttavia «i settori non ciclici, come i beni di consumo primari, le utility e il real estate, hanno beneficiato maggiormente dei rimbalzi successivi, riflettendo il passaggio della narrativa macroeconomica a uno scenario di hard landing».

Silvio Olivero, responsabile ricerca e analisi di Giotto Cellino Sim, fa notare che nel corso del terzo trimestre «la correlazione inversa fra mercati obbligazionari e azionari è dunque venuta nuovamente meno, ma è prevedibile che nei prossimi mesi possa tornare a manifestarsi». Se l’azione delle banche centrali «ravviverà la crescita e l’inflazione, infatti, i mercati azionari potranno continuare a performare positivamente, mentre quelli obbligazionari potrebbero rallentare», prosegue Olivero.

Infine Vittorio Godi, direttore investimenti di Suedtirol Bank, sottolinea come «nella componente azionaria delle linee di gestione nel terzo trimestre abbiamo venduto alcuni titoli europei potenzialmente esposti a una guerra commerciale tra Usa e Cina, mentre», prsegue Godi, «abbiamo prediletto titoli orientati a guidare il progresso tecnologico dei prossimi anni nei settori della mobilità, della logistica e dell’intelligenza artificiale». (riproduzione riservata)



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