Entra in campo Unicredit nella partita per la governance di Generali. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha costruito una posizione pari a circa il 4% della compagnia assicurativa non è chiaro se in azioni o tramite derivati. L’operazione sarebbe stata portata avanti nel tempo con accumulazioni progressive di titoli, come spiegano a MF-Milano Finanza fonti a conoscenza del dossier confermando l’indiscrezione per prima pubblicata sabato sera dal Sole24ore online. La banca si trincera dietro un «no comment».
Potrebbe quindi essere Unicredit il cavaliere bianco su Generali su cui hanno nuovamente deciso di passare al contrattacco il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin per impossessarsi della governance?
Secondo quanto riferiscono fonti di mercato a milanofinanza.it la quota è da classificarsi non strategica e non è detto che Orcel la tenga fino all’assemblea dell’8 maggio per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Leone per il quale si prospetta uno scontro di liste tra Mediobanca - che ricandiderebbe il ceo Philippe Donnet - e Caltagirone-Delfin, che starebbero vagliando una rosa di nomi tra i quali il banchiere di Axa Marco Morelli.
La quota del 4% in derivati - fondamentale per spostare gli equilibri nell’azionariato della compagnia come lo fu tre anni fa il prestito titoli Generali realizzato da Mediobanca - potrebbe quindi essere offerta in vendita a uno dei due schieramenti, prima dell’assemblea. E potrebbe anche essere fatta pesare nel prosieguo delle autorizzazioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm che deve passare, fra le altre cose, il controllo del golden power che comunque non sembra preoccupare particolarmente Orcel, neanche per la sua esposizione al mercato russo.
Orcel in questa fase, secondo le prime ricostruzioni raccolte immediatamente dopo la notizia, potrebbe mantenersi quindi equidistante rispetto ad Alberto Nagel (ceo di Mediobanca) e Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (ceo di Delfin), i quali sono in appoggio (ancora non esplicitato) dell’ops di Mps a Mediobanca in quanto scrigno del 13% di Generali da cui dipende il controllo di fatto della compagnia triestina. Anche il governo appoggia esplicitamente l’ops del Montepaschi. (riproduzione riservata)