«È forse la prima volta in questi anni turbolenti che posso condividere un sentimento di sollievo e speranza per il futuro». Si è aperta così l’informativa urgente del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Parlamento sul Piano di Pace per la Striscia che «potrebbe rappresentare davvero un punto di svolta».
Naturalmente, ha avvertito il vicepremier «il successo è ancora legato a un filo: molte sono le variabili non definite, tra cui le modalità effettive dello smantellamento della struttura militare di Hamas. Tuttavia, questo filo di speranza si sta rivelando solido grazie alle volontà dei popoli».
Tajani ne è certo: «Ci sono le condizioni per una Gaza liberata dall’incubo di Hamas e affidata provvisoriamente a un controllo internazionale con l’attiva partecipazione dei Paesi islamici. Tutto questo nella prospettiva di giungere a uno Stato palestinese vero, democratico, pacifico, non confessionale affidato a una nuova Autorità Nazionale Palestinese profondamente rinnovata negli uomini e nei metodi. Uno stato Pacifico riconosciuto da Israele e che riconosca Israele: una convivenza di due popoli e due Stati».
«Oggi però è il giorno della speranza, in cui possiamo parlare di un futuro non affidato più alla forza delle armi. Il cammino è ancora lungo e la prudenza è necessaria. Ma come ha detto il cardinale Pierbattista Pizzaballa: “Vediamo finalmente le prime luci dell’alba al termine di una lunga notte”».
«Grazie alla leadership di Trump e dal ruolo svolto dai mediatori tante cose che fino a qualche settimana fa sembravano lontanissime oggi sono diventate realtà. Il governo italiano ha sostenuto questo difficile percorso fin dall’inizio: mantenendo il dialogo con le parti e alleviare le sofferenze della popolazione civile palestinese».
«Rivendico la nostra azione. Abbiamo svolto un ruolo attivo perché abbiamo preservato canali di dialogo sia con Israele sia con l’Autorità palestinese: abbiamo costruito ponti a dispetto di chi voleva tagliarli. È così che si lavora per la pace: senza sventolare bandiera. La presenza della premier Meloni in Egitto testimonia che il nostro Paese ha svolto un ruolo riconosciuto da tutti i nostri partner».
«Questa politica di ascolto e ricerca di soluzioni sarà la cifra dei prossimi Dialoghi mediterranei dove riunirò i ministri degli Esteri di tutta la regione in una città, Napoli, crocevia del Mediterraneo».
«Per seguire questi aspetti ho deciso di nominare l’ambasciatore Bruno Archi - nostro ambasciatore presso la Fao - inviato speciale del ministero degli Esteri per la ricostruzione di Gaza, inclusi gli aspetti umanitari. Sarà il punto di riferimento alla Farnesina per questo tema cruciale e farà da raccordo tra tutte le parti».
«Nel pomeriggio di mercoledì 15 ottobre avremo anche una riunione governativa sulla ricostruzione: è cruciale consolidare le condizioni perché la Pace resista nella prospettiva di due Stati che convivano in pace e sicurezza. La strada è ormai tracciata, credo che nessuno vorrà davvero tornare indietro. Del resto, anche di fronte all’orrore della guerra, quando ogni speranza sembrava vana, il governo italiano era impegnato per preparare la ricostruzione».
«Già dallo scorso anno abbiamo finanziato con 5 milioni la pianificazione per la ricostruzione da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese mettendo a disposizione le eccellenze dell’università di architettura di Venezia. Una squadra di esperti è già al lavoro per gettare le fondamenta della pianificazione. Una missione tecnica della cooperazione italiana sarà a Ramala per proseguire nel raccordo con l’Autorità palestinese».
«Dobbiamo offrire loro la prospettiva di un futuro prospero e severo. Come sapete lo scorso luglio abbiamo organizzato a Roma una Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina, è stato un grande successo e siamo pronti a condividere questa esperienza con i nostri partner arabi, in particolare con l’Egitto, per la realizzazione di un’iniziativa analoga dedicata a Gaza».
Il titolare della Farnesina ha quindi annunciato che «la conferenza per Gaza si svolgerà al Cairo probabilmente entro il mese di novembre: è un’azione doverosa per un Paese devastato ma anche un’opportunità per le nostre imprese. Non si tratta speculazione ma di concorrere a un progetto che non può essere solo umanitario». (riproduzione riservata)
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