«La Russia deve porre fine alla sua guerra illegale di aggressione e pagare per i danni che ha causato all’Ucraina». Un messaggio forte e chiaro, quello che i grandi della Terra inviano a Mosca dal summit di Borgo Egnazia. Un monito, messo nero su bianco nelle 36 pagine delle dichiarazioni conclusive del G7 di Puglia che quantificano in 486 i miliardi di dollari i danni causati dall’aggressione russa e inchiodano Vladimir Putin ai suoi «chiari» obblighi «di pagare per i danni che sta causando». «Continuiamo a considerare tutte le possibili vie legali attraverso le quali la Russia è costretta a rispettare tali obblighi», si legge.
Una delle vie legali in questione è già stata ufficializzata nelle scorse ore: la garanzia del maxi-prestito da 50 miliardi di dollari attraverso i ricavi derivanti dagli asset russi congelati in tutto il mondo e concentrati per larga parte in Belgio: «Al fine di sostenere le esigenze attuali e future dell’Ucraina di fronte a una difesa prolungata contro la Russia», dicono i leader mondiali, «il G7 lancerà Prestiti straordinari per l’accelerazione delle entrate (ERA) per l’Ucraina al fine di mettere a disposizione circa 50 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi entro la fine dell’anno».
«Fatti salvi eventuali altri contributi e restando uniti», prosegue il documento, «il G7 intende fornire finanziamenti che saranno serviti e ripagati dai futuri flussi di entrate straordinarie derivanti dall’immobilizzazione dei beni sovrani russi detenuti nell’Unione europea e in altre giurisdizioni rilevanti». Beni russi che «rimarranno immobilizzati finché la Russia non porrà fine alla sua aggressione e non pagherà i danni che ha causato».
A essere colpita non sarà solo la Russia: misure restrittive verranno infatti prese anche contro «attori in Cina e in Paesi terzi che supporteranno materialmente la macchina da guerra russa, incluse le istituzioni finanziarie», nonché altre entità in Cina che dovessero facilitare l’acquisto da parte di Mosca di strumenti per la base della sua industria militare. «Imporremo misure restrittive coerenti con i nostri sistemi legali per prevenire abusi e restringere l’accesso ai nostri sistemi finanziari da parte di entità finanziarie, comprese le entità cinesi, che intraprenderanno quest’attività». Una ferma presa di posizione contro Pechino con la quale, nella logica del bastone e della carota ma anche di una inevitabile realpolitik, i Paesi G7 continueranno a cercare «relazioni costruttive e stabili».
Quello che, alla vigilia del vertice, era considerato un semplice auspicio da Palazzo Chigi, trova a sorpresa un riscontro nel documento finale, seppur in termini di mero principio: la tassazione internazionale. “Il G7”, si legge ancora nel documento, «resta impegnato a rafforzare il sistema di commercio internazionale multilaterale regolato e ad implementare un sistema di tassazione internazionale più stabile e giusto, adatto al Ventunesimo secolo». Definizione ampia nella quale potrebbe rientrare la Global Minimum Tax.
Non solo Ucraina, ovviamente, nelle conclusioni della due giorni di vertice a Savelletri di Fasano. L’altro fronte caldo della geopolitica globale di questi ultimi mesi è quello israelo-palestinese, a proposito del quale i Sette condannano senza indugi i «brutali attacchi terroristici» di Hamas ribadendo «piena solidarietà a Israele» ma sollecitando ancora una volta Tel Aviv a «rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale in ogni circostanza» nell’esercizio del proprio diritto a difendersi.
Spazio anche per uno dei temi che con maggior insistenza Giorgia Meloni ha voluto porre in cima all’agenda di Borgo Egnazia: l’intelligenza artificiale, protagonista della storica sessione allargata del pomeriggio di venerdì 14 giugno con la partecipazione di papa Francesco. L’impegno dei leader mondiali sul tema è quello di promuovere «un’AI sicura, protetta e affidabile attraverso un approccio inclusivo«: «Lavoreremo per garantire che l’intelligenza artificiale consenta una maggiore produttività, posti di lavoro di qualità e un lavoro dignitoso». Per raggiungere questi obiettivi, i Sette lanceranno «un piano d’azione sull’uso dell’AI nel mondo del lavoro» chiedendo ai relativi ministeri competenti di svilupparlo «cooperando attivamente con altre parti interessate».
Dopo le polemiche sull’asse Roma-Parigi-Washington, che nelle ultime 48 ore hanno in parte turbato la serenità tra le quattro mura del resort di Savelletri, resta invece fuori dal testo finale l’aborto. Nel ribadire gli impegni assunti dai Sette a Hiroshima «per l’accesso universale a servizi sanitari adeguati, convenienti e di qualità per le donne», le dichiarazioni conclusive si limitano a un riferimento alla «salute sessuale e riproduttiva e i diritti per tutti». Dopo l’accordo sul prestito a Kiev e al favore unanime espresso verso il Piano Mattei italiano per l’Africa, un altro successo diplomatico per Giorgia Meloni, che fino all’ultimo ha insistito, attraverso i suoi sherpa, per escludere la parola «aborto» dal testo. (riproduzione riservata)