«Sono stati fatti dei progressi, ma la partita non è ancora finalizzata». Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sintetizza lo stato delle trattative sulla possibilità di utilizzare gli extraprofitti degli asset russi congelati a favore dell’Ucraina nella conferenza stampa conclusiva del G7 Finanze a Stresa. Dopo due giorni di lavori sul Lago Maggiore i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei sette Paesi del gruppo – Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone, Canada e Regno Unito – si congedano con l’intenzione di trovare un accordo entro il vertice dei leader, in programma dal 13 al 15 giugno in Puglia, con la consapevolezza che la questione è spinosa e presenta numerose difficoltà.
Buone notizie sul fronte del taglio dei tassi di interesse: «L’inflazione sta rientrando, anche se non in modo uniforme – in Europa forse siamo più avanti rispetto agli Stati Uniti – e i prezzi vanno verso la stabilità», spiega il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta. Cresce, dunque, il consenso intorno a un primo taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea che, a meno di sorprese, dovrebbe arrivare a giugno. Dopodiché, però, nulla è scontato: «Si deciderà riunione per riunione», puntualizza Panetta. Fumata nera, invece, per la global minimum tax: in questo caso, complici le resistenze di India e Cina, il dossier, ammette Giorgetti, è di fatto in stallo.
La proposta al centro del dibattito a Stresa è arrivata dagli Stati Uniti e prevede l’utilizzo degli extraprofitti degli asset russi congelati, pari a circa 300 miliardi di dollari, come garanzia per un prestito all’Ucraina che ha urgentemente bisogno di denaro per continuare a combattere. Ai lavori del G7 ha partecipato anche il ministro delle Finanze di Kiev, Sergii Marchenko.
«Stiamo facendo progressi nelle nostre discussioni su quattro potenziali strade per portare i profitti straordinari derivanti dai beni sovrani russi immobilizzati a beneficio dell'Ucraina, coerentemente con il diritto internazionale e con i nostri rispettivi ordinamenti giuridici, al fine di presentare ai nostri leader opzioni per fornire ulteriore sostegno finanziario all'Ucraina prima del vertice di Puglia di giugno», si legge nel comunicato conclusivo della presidenza italiana. «Ribadiamo che, coerentemente con i nostri rispettivi ordinamenti giuridici, i beni sovrani della Russia nelle nostre giurisdizioni rimarranno immobilizzati fino a quando la Russia non pagherà per i danni che ha causato all'Ucraina». I termini dell’operazione, precisa anche Giorgetti, sono ancora da definire.
Tra gli altri temi al centro del meeting i rapporti con la Cina e l’intelligenza artificiale. Su Pechino, in particolare, il commissario europeo Paolo Gentiloni ha invitato i Paesi a trovare una linea comune, evitando di procedere in ordine sparso. Su questo in conferenza Giorgetti sottolinea: «L’over-capacity della Cina ha ripercussioni su tutti e le decisioni degli Stati Uniti hanno un impatto sull’Europa». Il riferimento è ai dazi da poco introdotti da Washington su alcuni prodotti di importazione cinese, a partire dalle auto elettriche.
L’economia globale «ha mostrato una notevole resistenza a una fase di restrizione monetaria attuata da più Paesi contemporaneamente», osserva Panetta, e ora va verso una ripresa, anche se «non gloriosa». In questo contesto gli Stati Uniti giocano un campionato a parte: negli Usa, sottolinea il governatore, la crescita è sostenuta e la produttività è aumentata rapidamente. In generale, però, Panetta vede un percorso comune verso la disinflazione e la stabilità «I rischi si sono ridotti», commenta, «c’è una ripresa in corso e gli shock geopolitici sono stati assorbiti».
Il governatore, rispondendo a una domanda in conferenza stampa, commenta anche lo stato di salute delle banche, che ritiene sane grazie alla maggiore attenzione ai coefficienti patrimoniali imposta dopo la crisi finanziaria del 2008. Questo processo, però, «non ha riguardato in modo altrettanto approfondito gli intermediari non finanziari». In più, Panetta raccomanda agli istituti europei di svincolarsi dalla Russia, dove, tra le italiane, è attiva soprattutto Unicredit: «Devono uscire da lì». (riproduzione riservata)