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G7 Finanze, il ministro ucraino Marchenko: “È stata la conferma che non siamo soli”

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G7 Finanze a Stresa, nel 2025 a Kiev serviranno 10 miliardi in più. Ecco come gli asset russi congelati potrebbero aiutare l’Ucraina

25 maggio 2024, 15:33 Ultimo aggiornamento: 20:35

L’ipotesi è quella di un prestito a Kiev, garantito dagli extraprofitti dei beni russi congelati, avanzata dagli Stati Uniti. Tuttavia, questa soluzione presenta diversi problemi politici e legali. I Paesi del G7 intendono trovare un accordo entro giugno. Kiev intanto valuta di alzare le tasse | G7 Finanze, il ministro ucraino Marchenko: è stata la conferma che non siamo soli | G7 Finanze a Stresa in diretta | Il ministro Giancarlo Giorgetti (Mef): dazi Ue contro la Cina? È un tema di discussione

L’operazione è difficile, ma la volontà di portarla a termine c’è. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lo ha messo in chiaro nella conferenza stampa finale del G7 Finanze a Stresa: per utilizzare gli asset russi – o meglio gli extraprofitti di questi asset – congelati dopo l’invasione dell’Ucraina a favore di Kiev bisogna superare una serie di difficoltà non solo politiche, ma anche legali.

I nodi della proposta americana

Gli Stati Uniti vorrebbero fare degli extra-profitti degli asset russi la garanzia per un prestito americano a Kiev che consentirebbe di colmare subito le esigenze finanziarie dell’Ucraina. Tuttavia, la maggior parte degli asset in questione, il cui valore si aggira intorno ai 300 miliardi di dollari, si trova in Europa. Il che apre una serie di questioni e difficoltà. 

Intanto serve il via libera dell’Unione Europea che, su questioni di questo tipo deve decidere all’unanimità. Tutti e 27 gli Stati membri, compresa la riottosa Ungheria di Viktor Orban, dovrebbero quindi essere d’accordo sulla formula del prestito Usa, da ripagare annualmente attingendo agli extra-profitti russi in Europa. In più, il terreno dal punto di vista giuridico, come sottolineato anche dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta a Stresa, è delicato e si rischia di creare un precedente che indebolirebbe il diritto internazionale. 

L’ipotesi di un veicolo ad hoc

Giorgetti, però, ha garantito che la volontà dei G7 è quella di giungere a un accordo sulla questione entro il vertice dei leader dei Paesi del gruppo, in calendario dal 13 al 15 giugno in Puglia. In meno di un mese, quindi, dovrà essere trovata una formula che metta l’operazione in linea con le leggi dell’Ue e con il diritto internazionale.

Il piano, come detto, è quello di utilizzare a vantaggio dell’Ucraina soltanto gli extraprofitti derivanti dagli asset russi, senza intaccare gli asset in sé, e il comunicato di fine lavori del G7 parla a questo proposito di «quattro potenziali strade» per arrivare all’obiettivo. Giorgetti, ad esempio, non ha escluso la creazione di un veicolo ad hoc né la possibilità di chiamare in causa la Banca mondiale per orchestrare il tutto.

C’è, insomma, ancora «lavoro da fare», come ha riconosciuto a margine dei lavori di Stresa anche Janet Yellen, segretaria del Tesoro degli Usa, ma lo sforzo del G7 per ora soddisfa l’Ucraina: «Non vedo uno scenario in cui gli asset russi congelati possano essere restituire a Mosca», ha detto il ministro delle Finanze di Kiev Sergyi Marchenko a margine dei lavori del G7. «Questi soldi devono essere usati per ricostruire l’Ucraina». 

Le necessità di Kiev (che pensa di alzare le tasse)

Il prestito servirebbe per colmare il gap di bilancio ucraino. Per ora le spese dovrebbero essere coperte, se tutti gli aiuti promessi saranno effettivamente inviati, ha detto a MF-Milano Finanza la viceministra delle Finanze dell’Ucraina Olga Zykova, ma il problema rischia di esplodere nel giro di pochi mesi.

Al momento, secondo quanto riepilogato nel comunicato di fine lavori del G7, Kiev può contare sui circa 60 miliardi di dollari stanziati dagli Stati Uniti e su un prestito ponte di 6 miliardi di euro dell’Unione Europea (già erogato) a fronte di un piano complessivo da 50 miliardi. Altri fondi sono stati promessi dal Regno Unito, che si è impegnato a versare a Kiev 3 miliardi di sterline all’anno fino al 2030, e dal Giappone che ha fissato a 2 miliardi di dollari il suo contributo per il 2024. 

Tuttavia, nel 2025 l’Ucraina avrà bisogno di ulteriori risorse per pagare le pensioni, gli stipendi di medici e insegnanti e le varie spese correnti di uno Stato, oltre alle armi. Miliardi di euro risorse, come confermato alla stampa dal ministro delle Finanze di Kiev, Serhiy Marchenko, che ha stimato un gap di almeno 10 miliardi di euro tra il 2024 e 2025. Soldi necessari se la guerra prosegue con la stessa intensità. 

La coperta è coperta e Kiev, ha sottolineato Marchenko, ha iniziato a valutare le misure che può intanto prendere internamente. In particolare, il governo starebbe valutando di alzare la pressione fiscale nel 2024 per reperire risorse. (riproduzione riservata)



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