Si è aperto a Evian, sulle sponde del Lago di Ginevra, il vertice del G7 più delicato degli ultimi anni. In un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche, dall’instabilità dei mercati e dalle incognite sull’economia globale, i leader delle principali democrazie industrializzate si ritrovano in Francia con un convitato di pietra che domina quasi ogni dossier: Donald Trump.
Il presidente francese Emmanuel Macron, padrone di casa del summit, ha accolto, nella giornata del 15 giugno, i leader delle sette grandi economie in un momento in cui le relazioni transatlantiche attraversano una nuova fase di tensione e il ruolo degli Stati Uniti torna a essere determinante tanto per la sicurezza quanto per gli equilibri economici globali.
Atterrato nel pomeriggio del 15 giugno a Ginevra, Trump ha raggiunto il resort che ospita il summit per il primo incontro bilaterale con Macron. All’arrivo si è limitato a un commento rivolto ai giornalisti: «Everything is very nice», «È tutto molto bello».
Ma dietro i sorrisi di rito si nascondono divergenze profonde. Dalla Nato ai dazi commerciali, passando per il Medio Oriente, il presidente americano è al centro delle principali frizioni con gli alleati.
Washington continua a lamentare uno scarso sostegno europeo sulle questioni strategiche, a partire dalla sicurezza energetica e dalla crisi nello Stretto di Hormuz, tema che resta tra le priorità del summit.
Il dossier più urgente riguarda proprio il Medio Oriente. Nelle ultime ore è stata raggiunta un’intesa preliminare con Teheran per la riapertura e la stabilizzazione dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio e del gas mondiale. L’accordo, che dovrebbe essere formalizzato nei prossimi giorni in Svizzera, potrebbe contribuire a ridurre le tensioni sui mercati energetici e a scongiurare ulteriori shock sui prezzi delle materie prime. Domani, 16 giugno, il tema sarà al centro delle discussioni con la partecipazione del presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi e dei leader di Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Un altro momento chiave del vertice sarà l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel panel dedicato alla sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa. Accanto a lui ci saranno anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, chiamati a ribadire il sostegno dell'Unione Europea a Kiev in una fase in cui il conflitto continua a rappresentare una delle principali sfide strategiche per l'Occidente.
A rendere più complesso il clima del summit ci sono anche le dispute commerciali. Secondo diversi media americani, Trump avrebbe minacciato dazi del 100% sui vini e sullo champagne francesi se Parigi non ritirerà la propria tassa sui servizi digitali.Le tensioni sui commerci coinvolgono anche Canada e Giappone, mentre con il Regno Unito resta aperto il contenzioso sulle isole Chagos e sulla base strategica di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Questioni che confermano come il commercio internazionale sia tornato a essere uno dei principali terreni di confronto tra Washington e i suoi alleati.
Tra i temi più discussi del summit spicca anche un’assenza: quella dei cambiamenti climatici. Diversi osservatori ritengono che Macron abbia scelto di non enfatizzare il dossier ambientale per evitare ulteriori attriti con Trump, da sempre critico nei confronti delle politiche climatiche e favorevole a un maggiore utilizzo dei combustibili fossili. Spazio invece all’intelligenza artificiale, indicata come uno dei pilastri della crescita economica futura e destinata a occupare una parte importante del confronto tra i leader.
Per l’Italia il vertice rappresenta anche un’opportunità diplomatica. L’attenzione è concentrata sul possibile incontro bilaterale tra la premier Giorgia Meloni e Trump, in un momento in cui i rapporti tra Roma e Washington appaiono meno solidi rispetto ai mesi passati. Parallelamente, il ministro della Difesa Guido Crosetto è diretto negli Stati Uniti per incontrare il segretario alla Difesa Pete Hegseth, in un segnale di rafforzamento del dialogo strategico tra i due Paesi.
Mentre i leader discutono di sicurezza, commercio e geopolitica, dalla società civile arrivano richieste affinché il G7 non perda di vista i temi della sostenibilità, dei diritti e della giustizia sociale. In una lettera congiunta, gli ordini forensi dei Paesi del G7 hanno ricordato che «il diritto è il bene comune primario delle nostre democrazie» e che la forza delle nazioni non dipende soltanto dall’economia o dalla potenza militare, ma anche dal rispetto dello Stato di diritto. (riproduzione riservata)