Avere due grandi fondazioni nello stesso territorio, addirittura a pochi isolati di distanza, è un vantaggio che in Italia detiene solo Torino. Per questo oggi è auspicabile potenziare le sinergie tra Compagnia di Sanpaolo e Crt, anche se non c’è bisogno di arrivare a un’integrazione. Francesco Profumo, numero uno della Compagnia e presidente dell’Acri, commenta così le suggestioni su un possibile matrimonio tra i due enti torinesi. Entrato nell’ultimo anno di mandato nei due incarichi l’ex ministro vede del resto nelle collaborazioni su scala locale e nazionale la carta vincente per il settore e la risposta alle grandi sfide del momento.
Domanda. Profumo, quali saranno le priorità per il suo ultimo anno di mandato come presidente di Compagnia e di Acri?
Risposta. L'esperienza del passato ci insegna che, in congiunture complesse come quella attuale, bisogna puntare a crescere su più livelli. Le linee d'azione sono chiare: migliorare l'educazione, fare dei servizi un industria trainante, connettere ricerca scientifica e sviluppo tecnologico e pensare alle infrastrutture come un fattore di miglioramento del benessere dei cittadini. In aggiunta, il 2023 dovrà essere l'anno del Pnrr, che è un'occasione unica per l’Italia. In Compagnia dobbiamo restituire ai cittadini i grandi progetti che abbiamo avviato all'inizio del primo mandato, dalla grande riqualificazione dell'ex Moi alle Città dell'Educazione. In Acri, oltre a intervenire sui loro territori, le fondazioni dovranno continuare ad agire in rete su tutto il territorio nazionale. Le disuguaglianze vanno contrastate a ogni livello. Per il fondo della repubblica digitale avremo altri due bandi entro l'estate. Per il fondo per il contrasto della povertà educativa minorile i progressi sono significativi, con oltre 600 comunità educanti che già operano nel paese. Stiamo inoltre ragionando su iniziative nella ricerca scientifica, nella promozione del patrimonio artistico e nella cooperazione internazionale, temi su cui sono molto attive le commissioni consultive di Acri come momento di confronto e di co-progettazione.
D. Come ha trovato il mondo delle fondazioni al suo arrivo e come auspica di lasciarlo?
R. Lo scorso anno le fondazioni di origine bancaria hanno compiuto 30 anni di attività. Mi piace suddividere questo lungo arco temporale in tre decenni distinti. Nel primo decennio, quello dal 1992 al 1999, le fondazioni erano dei soggetti senza una propria identità. Poi la legge Ciampi ha fissato alcuni paletti, stabilendo che sono soggetti privati, intervengono sullo sviluppo dell'economia investendo il proprio patrimonio e rivolgono grande attenzione alle tematiche sociali con l’attività erogativa. La natura privatistica degli enti è stata confermata nel 2003 anche dalla Corte Costituzionale. Nei 13 anni dal 2003 al 2016 le fondazioni hanno quindi operato come soggetti con una identità ben definita. Nel 2016 il protocollo Acri-Mef ha poi fissato nuove regole per la governance e per la gestione del patrimonio. Io ho avuto il privilegio di vivere in prima persona e di accompagnare quest’ultima fase di trasformazione del sistema. Nel frattempo occorre ricordare che le fondazioni non sono più soltanto soggetti erogativi, ma hanno saputo sviluppare capacità operativa e competenze che oggi le rende capaci di operare direttamente sui territori.
D. Come procede il dialogo con il governo? Su quali temi vi state confrontando?
R. Con il governo Meloni sta proseguendo quel confronto positivo che abbiamo avuto anche con gli esecutivi precedenti. I rapporti con il Mef, che è l'autorità di Vigilanza sulle fondazioni, sono orientati alla massima collaborazione. Sta procedendo la riflessione sul tema della riduzione fiscale e riteniamo che ci siano margini per liberare risorse a beneficio delle erogazioni. Molto positiva è stata la sensibilità mostrata dal Mef sul tema delle piccole fondazioni in difficoltà.
D. La norma inserita in legge di stabilità prevede un credito di imposta per chi avvia un percorso di consolidamento. Come procede il percorso?
R. Il Mef ha individuato una decina di soggetti di cui la metà in Emilia Romagna. A due di queste fondazioni nel mese di febbraio sono state inviate le prime lettere per avviare il percorso. Stiamo lavorando perché si possano trovare soluzioni concrete e l'obiettivo è arrivare a un consolidamento con fondazioni più robuste dei territori limitrofi. Si tratta di partite non semplici, per le molteplici sensibilità coinvolte.
D. Proprio ieri c'è stata l’assemblea di Intesa Sanpaolo. Da azionisti storici della banca che valutazione date degli ultimi risultati?
R. La banca con questo nuovo piano ha mostrato tutta la sua solidità e, da parte nostra, c'è apprezzamento per il management che ha consentito di conseguire questi risultati. Noi siamo quindi molto soddisfatti, anche per l'attenzione che viene riserva ai temi esg e di impatto. Investimenti rilevanti e meritori vengono fatti anche sulla transizione digitale.
D. In passato ha parlato dell’internazionalizzazione come della prossima sfida del gruppo.
R. Quello attuale è un momento delicato ma, quando la situazione internazionale si sarà stabilizzata, ci sarà senza dubbio modo di rifletterci. Osservo però che in molti ambiti l’internazionalizzazione è un traguardo che Intesa ha già raggiunto.
D. È circolata l’ipotesi che le due grandi fondazioni di Torino, Compagnia e Crt, possano fondersi per dare vita a un’unica istituzione. Le sembra un’opzione realistica?
R. Compagnia di Sanpaolo ha una storia molto consolidata di collaborazione con Crt e con altre fondazioni piemontesi, come CrCuneo. Nessun altro territorio in Italia ha la fortuna di avere grandi fondazioni che operano in un modo così sinergico. Non credo che in questa fase ci sia bisogno di andare altre.
D. Quindi lavorerà in sinergia con il nuovo presidente di Crt Fabrizio Palenzona?
R. Conosco bene Fabrizio Palenzona, come ho detto nelle ore successive alla sua elezione. E lui conosce bene Crt. Sono certo che porteremo avanti la collaborazione iniziata con il suo predecessore Giovanni Quaglia. Le barriere del passato vanno superate e lavoreremo in questa direzione. (riproduzione riservata)