La decisione del Consiglio di Stato del 31 maggio ha messo fine alle aspettative di una pronuncia che, non riguardo alla legge di riforma delle Popolari, bensì alle misure applicative, aprisse a possibilità che apparivano ragionevoli, in particolare relativamente alle modalità della realizzazione della trasformazione in Spa imposta dalla riforma. Così, purtroppo, non è stato. La «Sondrio», che è stata sempre ben governata, si è prodigata perché si affermasse un orientamento diverso impiegando i mezzi consentiti dall’ordinamento. Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, la Popolare ha comunque affermato che porrà in essere i necessari adempimenti per attuare la trasformazione nei termini prescritti dalla legge. Naturalmente, non si dovrebbe precludere la possibilità di istituire a latere della nuova società, con l’osservanza dei prescritti passaggi societari, un’eventuale fondazione che conservi, sia pure in forma totalmente diversa, qualche aspetto dell’approccio cooperativistico e solidaristico. Intanto, la trasformazione rafforza il disegno di Unipol, titolare del 19% di Bper, che è salita al 9% della Banca in questione. L’ipotesi che finalmente si avvii una fase di riorganizzazione e consolidamento di settori del sistema bancario potrebbero più agevolmente concretarsi. Il caso «Sondrio», dopo la vicenda che ha interessato l’antica consorella, il Creval, conquistato dall’Agricole Italia, potrebbe avere un ruolo di catalizzatore. Dalla città della Valtellina verrebbe una spinta, quasi una propulsione imitativa, per altre concentrazioni. Il disegno di Unipol andrà attentamente seguito, trattandosi dell’intermediario che oggi appare il più lucido e attivo, e potrà riguardare ipotesi di aggregazioni di Bper (dopo avere in qualche modo digerito l’acquisizione degli sportelli di Ubi a seguito dell’incorporazione di quest’ultimo in Intesa Sanpaolo) con la «Sondrio» e/o con il Banco Bpm o, in alternativa, con la Carige. Le acque che vengono mosse dovrebbero indurre finalmente Unicredit a decidere a proposito della costantemente ventilata operazione Montepaschi, a meno che non intenda ancora temporeggiare, magari in attesa di verificare se alla previsione sulla trasformazione delle imposte differite, le Dta, in crediti di imposta siano apportate modifiche nell’iter parlamentare di conversione del decreto Sostegni bis. Comunque, la campana è suonata e bisogna fare chiarezza, anche da parte del Tesoro, sulle voci ricorrente di una soluzione per il Monte che prevederebbe l’approdo dello «spezzatino». Si tratterebbe di realizzare un’operazione con disiecta membra. Per come le cronache la presentano non appare condivisibile. Lo smembramento del più antico Istituto del mondo presenta controindicazioni non solo sul piano dell’immagine, dell’insediamento e della storia, che pur vale, ma anche dal punto di vista tecnico-finanziario. Alla sciagurata acquisizione di Antonveneta (e alla connesse responsabilità, dentro e fuori l’Istituto) con la quale è iniziato il tracollo dell’Istituto seguirebbe una conclusione non meditata come si dovrebbe sotto tutti i profili. Comunque, è ora che su questo presunto progetto, sul suo eventuale fondamento ci si pronunci senza ulteriori ritardi a opera del titolare della maggioranza qualificata, il Tesoro. Messasi in cammino anche la «Sondrio», è ora di agire. Nelle Considerazioni Finali, il governatore Ignazio Visco ha fatto riferimento anche alle aggregazioni, sia pure circoscrivendone il rilievo e finalizzandole a una maggiore redditività. È un aspetto che, per quel che potrà accadere, richiede una più estesa trattazione, che elimini dubbi e opposte interpretazioni, innanzitutto da parte della Vigilanza della Bce. È un seguito doveroso per il sistema, per i risparmiatori e investitori, per le istituzioni e l’opinione pubblica. (riproduzione riservata)