Forza Italia ha depositato al Senato un disegno di legge, a firma dei senatori Pierantonio Zanettin e Maurizio Gasparri, che prevede «una supervisione giudiziaria che permetta di valutare la legittimità e di limitare la discrezionalità delle autorità fiscali nelle perquisizioni legate a indagini fiscali». Ne dà notizia il gruppo di FI in Senato, specificando che questo Ddl punta a «dare esecuzione alla importante sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Italgomme Pneumatici srl e altri c. Italia».
Nel Ddl, aggiunge la nota, «viene poi previsto l’obbligo di una specifica motivazione per legittimare l’intervento al domicilio del contribuente e si introduce un sistema di maggiore tutela dei diritti del contribuente stesso». Nel comunicato si ricorda che, con quella sentenza, «l’Italia è stata condannata per il contrasto tra la normativa interna e le libertà fondamentali. In particolare, sono state contestate al nostro Paese la scarsa attenzione al principio di proporzionalità e l’assenza di un’adeguata tutela giurisdizionale in caso di accessi fiscali ai locali destinati all’esercizio di imprese, arti e professioni».
L’Italia deve riformare la legislazione e la prassi che regolano le ispezioni e verifiche fiscali nelle sedi di aziende e luoghi usati per attività professionali, perché attualmente le autorità dispongono di un potere discrezionale illimitato per quanto riguarda la portata e le condizioni di queste misure. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani lo scorso 6 febbraio, che ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di 13 aziende, situate a Foggia o nei comuni vicini, con le ispezioni condotte dalla Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate nei loro locali che hanno implicato l’esame, la riproduzione e il sequestro di numerosi documenti.
Nello specifico, le ispezioni e verifiche fiscali esaminate dalla Cedu sono avvenute tra il 2018 e il 2022, ma la Corte ritiene che le criticità emerse non siano un caso isolato bensì dovute a un problema generale legato alle leggi e prassi in vigore. Per questo i giudici nella sentenza indicano le misure che lo Stato dovrebbe prendere per regolare il problema. In primo luogo, dice la Cedu, il quadro normativo nazionale, se necessario attraverso le relative indicazioni di prassi amministrativa, dovrebbe indicare chiaramente le circostanze e le condizioni in cui le autorità sono autorizzate ad accedere ai locali e ad effettuare verifiche in loco e controlli fiscali nei locali commerciali e in quelli usati per le attività professionali.
Nella sentenza i giudici evidenziano che i casi esaminati mostrano che il potere dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza di decidere sulla necessità, il numero, la durata e l’entità delle ispezioni e delle informazioni richieste e poi copiate o sequestrate non era minimamente regolamentato. L’altra richiesta della Cedu è che la legislazione preveda che aziende e professionisti abbiano a disposizione un ricorso «efficace», affinché un giudice valuti se le autorità hanno rispettato i criteri e le restrizioni riguardanti le condizioni che giustificano le ispezioni e verifiche fiscali e la loro portata.
La Corte specifica che la possibilità di fare ricorso non dovrebbe essere subordinata al fatto che le ispezioni e verifiche fiscali abbiano condotto a un avviso di accertamento fiscale, né debbano diventare disponibili solo quando il procedimento di accertamento fiscale è stato concluso. (riproduzione riservata)