L’anno nuovo porta con sé il vento delle novità, e come per tutti i nuovi inizi non c’è nulla di meglio che affrontarli avendo fatto un check-up a quello che già si ha. A cominciare dal portafoglio di investimento. Il tutto in un contesto in cui le turbolenze geopolitiche riverberano i loro effetti anche sui mercati finanziari sia come minacce che, d’altro canto, come opportunità da cogliere. Come procedere?
È importante in primis tratteggiare Il modo in cui il risparmio è percepito e approcciato dagli italiani. Secondo quello che emerge dalla recente Indagine Acri-Ipsos, realizzata in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, le generazioni precedenti consideravano il risparmio come un pilastro fondamentale della gestione finanziaria personale, associato a virtù come la prudenza e la saggezza, e lo vedevano come una garanzia per la sicurezza finanziaria della famiglia contro le incertezze della vita. Oggi invece il risparmio è considerato principalmente come una necessità per garantire tranquillità e stabilità economica (per il 38% degli italiani), specie dalla generazione dei Boomers, presso i quali il dato raggiunge il 46%. In seconda battuta è un'opportunità per raggiungere specifici obiettivi.
Riportando le evidenze Assogestioni-Censis il 53,5% dei giovani (il 56,1% degli adulti e il 34,4% degli anziani) accantonano somme per sentirsi più sicuri nel quotidiano, per affrontare difficoltà ed eventi avversi. Il 30,4% dei giovani (il 20,8% degli adulti e il 18,6% degli anziani) per togliersi qualche sfizio di tanto in tanto con viaggi o acquisto di oggetti preziosi. Il 26% dei giovani (il 17,7% degli adulti e il 3,3% degli anziani) per finanziarie spese importanti, ad esempio l’acquisto di immobili oppure di automobili. Rimane poi in ogni modo forte, secondo quanto certificato dal report dell’assocazione di categoria del risparmio gestito presieduta da Carlo Trabattoni, la propensione degli italiani verso la liquidità. Così come emerge poi da un recente paper della Consob si delinea il profilo di un risparmiatore prudente, che tende ad allocare i suoi soldi prevalentemente nei fondi comuni d’investimento e nei titoli di Stato.
Come muoversi allora a livello di approccio agli investimenti? Il punto di partenza riguarda l’analisi delle finalità che si intendono perseguire, quantificando le risorse finanziarie che possono essere destinate al processo di investimento e con che modalità (versamento in unica soluzione o in forma rateale), rispettando il proprio vincolo di bilancio personale e familiare e le esigenze attuali. Il tutto va inquadrato poi nella dinamica dell’età, del proprio ciclo di vita e della tipologia di professione che si esercita, anche per i differenti riflessi previdenziali. Vanno quindi ripartite le risorse in rapporto alle diverse esigenze da soddisfare e in relazione all’orizzonte temporale individuato, con l’adozione di un processo di contabilità mentale.
Di particolare importanza è successivamente l’individuazione della soglia di liquidità necessaria per fare fronte alle esigenze correnti o di brevissimo termine. Va invece liberata verso investimenti a più elevata prospettiva di rendimento la quota eccedente di liquidità, che per effetto di una sorta di distorsione cognitiva il risparmiatore spesso accantona con funzione di autoassicurazione. Il portafoglio va concepito non solo come un insieme di investimenti, ma anche dotato di opportune coperture assicurative per la copertura dai rischi.
Interessante è per esempio l’incidenza della spesa diretta sanitaria delle famiglie, pari in Italia al 22%, mentre ha valori più modesti in Francia, Olanda e Germania (dal 9% al 12%), pari in valore assoluto a 36,8 miliardi. Secondo una recente indagine del Censis nel bilancio fra fattori di protezione, welfare pubblico e coperture assicurative, è l’inabilità e la non autosufficienza a raccogliere il maggior grado di rilevanza (64,6% delle risposte). Le malattie e la necessità di dover ricorrere a prestazioni sanitarie occupano il secondo posto nella scala del rischio (il 51,2%), mentre la diminuzione dei redditi e del tenore di vita negli anni della vecchiaia preoccupa prioritariamente il 35% dei rispondenti. A seguire, la morte di chi è il principale portatore di reddito in famiglia rappresenta il quarto fattore di rischio più temuto, al quale si aggiunge la perdita del lavoro, la disoccupazione e la conseguente riduzione del reddito.
Il punto successivo è stabilire quali strumenti usare in concreto. Ruolo di primaria importanza è costituito dai fondi comuni di investimento che, come spiega Consob, rappresentano il principale strumento adottato dai risparmiatori italiani per diversificare il portafoglio. Per quest’anno si guarda con interesse al mercato azionario con particolare riguardo in ottica strategica ai megatrend legati a fattori strutturali come demografia, ambiente, energia, innovazione scientifica e tecnologica, lavoro. In considerazione di nuove manovre sui tassi una crescente attenzione va rivolta anche al mercato obbligazionario.
Nel caso in cui la modalità di sottoscrizione dei fondi comuni utilizzata sia quello del piano di accumulo si affina ulteriormente il processo di diversificazione temporale, mediando le quotazioni di ingresso e introducendo nel meccanismo di accantonamento una sorta di pilota automatico, che favorisce meccanismi virtuosi di risparmio forzoso. Interessante opportunità è poi quella dell’investimento nei Piani Individuali di Risparmio (acronimo Pir), che consentono di investire con una attenzione particolare allo sviluppo economico godendo di un trattamento fiscale agevolato.
Strumento cui guardare con interesse sono gli Etf, prodotti del risparmio gestito generalmente negoziati in mercati regolamentati sin dalla fase di mercato primario, nati come strumenti di replica passiva a basso costo di determinati benchmark di riferimento. Sono entrati stabilmente nei portafogli degli investitori italiani a partire dai primi anni 2000 e, secondo dati Consob, dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2023 gli Etf sono passati da circa 5,2 miliardi di euro a 21,3 miliardi di euro di masse, con un’incidenza sul totale amministrato retail che si colloca attorno al 2%.
Attenzione poi a non dimenticare il ruolo delle polizze vita, sia con la modalità di sottoscrizione sia a premio unico che in forma rateale. L’offerta sul mercato è particolarmente ricca: secondo quanto risultata a Ivass, a settembre 2024 erano disponibili sul mercato 521 prodotti individuali. Dal punto di vista finanziario per le gestioni separate nel 2023 il tasso di rendimento medio lordo realizzato è stato del 2,6%. I fondi interni connessi con polizze unit-linked sono in prevalenza di tipo flessibile (42,1% del totale del patrimonio gestito). Seguono gli obbligazionari (22,6%), gli azionari (21,9%) e i bilanciati e di liquidità (13,5%). I rendimenti annualizzati dei fondi azionari sono mediamente più elevati rispetto a quelli di altre categorie. La performance netta attesa per l’assicurato è in media del 3,4% per le unit-linked e del 2,7% per le multiramo, stabile rispetto all’anno precedente. Al di là dei profili finanziari, le polizze vita sono uno strumento particolarmente efficace di pianificazione successoria e, alla luce dei requisiti di impignorabilità e insequestrabilità nei limiti delle disposizioni del codice civile, di protezione legale del patrimonio.
Ultimo, ma non per importanza, c’è lo strumento della previdenza complementare, sempre più importante soluzione di integrazione e di diversificazione del rischio pensionistico alla luce, come ha recentemente sottolineato Assogestioni, di un sistema pensionistico senza dubbio meno generoso come montante di prestazioni, ma soprattutto in cui il tempo di raggiungimento dell'età pensionistica sarà verosimilmente spostato sempre più in là nel tempo. Da qui deriva l'esigenza non solo di risparmiare, ma di cercare di investire il denaro nella maniera più saggia, cominciando a farlo dall'età più giovane possibile, ricordando che i fondi pensione e i pip sono portatori di benefici fiscali significativi. (riproduzione riservata)