La corsa dei mercati azionari in atto ormai da anni non sembra avere sosta, ma proprio per questo molti investitori (complici le elevate valutazioni del settore tecnologico american) iniziano a domandarsi se non sia il caso di mettere dei cuscinetti al portafoglio in caso di correzione.
Magari utilizzando il potere diversificatore dei bond, e dando vita così a un’allocazione bilanciata. Se non si vuole giocare troppo in attacco (tecnicamente, con una strategie bilanciata offensiva) o troppo in difesa (bilanciata prudente) la via di mezzo è quella dei fondi bilanciati moderati: quelli in cui la componente obbligazionari oscilla, in genere, tra il 30% e il 50%. Rientrano peraltro nella categoria il celebre portafoglio 60/40, composto al 60% dal comparto azionario e al 40% dall’obbligazionario.
Per chi volesse optare per questo modello di asset allocation le opportunità non mancano, a cominciare proprio dai fondi bilanciati moderati, di cui la tabella Fida in basso propone una selezione ordinata per rendimento nel 2025. La loro performance media è del 17,3%, che scivola leggermente (al 15,7%) un orizzonte annuo per risalire al 46,5% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi variabili ma, in generale, più bassi della media dei fondi azionari: le commissioni annue vanno da un minimo dello 0,8% a un massimo del 2,15%, con un valore medio dell’1,41%.
Franklin Templeton è molto attiva nell’asset class, tanto che in graduatoria Fida compaiono tre dei suoi comparti: Templeton Emerging Markets Dynamic Income (+28,9% nel 2025, primo in graduatoria, con costi dell’1,3%), Templeton Global Income (+20,5% con commissioni dello 0,85%) e Templeton Global Value and Income (16,3%, costi dello 0,8%). Max Gokhman, deputy chief investment officer, Tom Nelson, head of market strategy e Miles Sampson, head of asset allocation research, in un portafoglio di questo tipo suggeriscono oggi un posizionamento «responsabilmente rialzista».
Questo significa, aggiungono, privilegiare le azioni ma con «diversificazione del rischio: confermiamo la nostra view positiva sui titoli large-cap statunitensi rispetto ai titoli small cap e rivediamo al rialzo la nostra valutazione sull’azionario cinese, in scia al rally tecnologico e ai trend positivi legati all’intelligenza artificiale che stanno spingendo i mercati». Sottopeso invece sui titoli di Stato, specie quelli Usa: «Riteniamo che le aspettative del mercato circa un allentamento monetario da parte della Fed siano alquanto ottimistiche: tale situazione continua a esercitare pressioni rialziste sui rendimenti a lunga scadenza, riducendo la nostra preferenza per la duration statunitense», argomentano i money manager.
Con il fondo Piano Bilanciato Italia 50 (Pir) Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) mette a segno da gennaio una performance del 15,6%, con costi annui dell’1,6%. Si tratta di un Pir, e come tale prevede anche incentivi fiscali se si rispettano determinate regole di detenzione e di investimento in imprese italiane. Come impostazione, il comparto investe in maniera paritaria tra azioni e bond, «con scostamenti a seconda delle fasi di mercato attraversate, in azionario e obbligazionario prevalentemente di aziende italiane quotate», commenta Luigi Degrada, co-responsabile Italian equity della società di gestione.
Parlando proprio di Piazza Affari, il money manager fa notare come il mercato «continui a rimanere a sconto in termini di valutazioni e multipli rispetto ai principali indici internazionali, in presenza di dividendi mediamente ancora molto interessanti». Lato bond invece il gestore mantiene allo stato attuale una preferenza «per il settore finanziario e in generale per la parte più subordinata della struttura di capitale, sia finanziaria che industriale con qualche cautela circa le scadenze obbligazionarie più lontane».
Algebris si approccia all’asset class con il comparto Financial Income, che da gennaio rende il 15,1% e ha costi dell’1,8%. Mark Conrad, portfolio manager della società, come approccio investe sia in azioni che in bond bancari. Per quanto riguarda questi ultimi, il money manager continua «a individuare valore assoluto e relativo interessante nei titoli At1 emessi dalle banche». Gli spread, aggiunge, «si sono ridotti negli ultimi anni, con una temporanea impennata durante la crisi di Credit Suisse nel 2023, ma a nostro giudizio rimangono interessanti alla luce della solidità dei bilanci e delle ottime performance operative del settore». Sul versante azionario invece il guarda ancora con interesse al settore bancario: «I multipli sono aumentati, ma restano a livelli ragionevoli: al netto dei dividendi attesi nei prossimi due anni, le nostre posizioni trattano a circa 6 volte gli utili. In sintesi, stimiamo un rendimento complessivo intorno al 40% sui nostri titoli, combinando crescita del valore contabile, dividendi e un moderato incremento dei multipli».
Fineco Asset Management (Fam), con il comparto Fam Series Banor Club, da inizio 2025 realizza un rendimento a un passo dal 14%. Il tutto con commissioni dell’1,3%. Darragh Granahan, head of fund solutions, evidenzia che un fondo bilanciato è ideale in fasi di volatilità di mercato, perché «può spostarsi da un tema all’altro, sfruttando la stabilità che la componente obbligazionaria aggiunge nelle fasi di storno». Si configura quindi come «uno strumento valido per gli investitori che vogliono beneficiare della crescita di capitale nel tempo della parte azionaria senza subire una volatilità elevata».
Attualmente sull’azionario il money manager privilegia «i settori più difensivi come food&beverage, pharma e real estate, visto che hanno valutazioni relative basse e dividendi elevati. Siamo più cauti invece su tecnologia e beni di consumo e neutrali sulle banche, che verosimilmente avranno un rendimento annuo vicino al dividendo, comunque elevato». Il gestore vede al contempo meno opportunità nel reddito fisso: «Gli spread sono molto bassi e il rischio viene remunerato poco rispetto alla media storica. per questo motivo il portafoglio è investito principalmente in titoli di Stato che ci consentono al contempo di ridurre la volatilità e stabilizzare il portafoglio». (riproduzione riservata)