Come noto, il governo, con il decreto Omnibus 113/2024 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 agosto 2024, ha revisionato al rialzo, da 100.000 a 200.000 euro, l’imposta sostitutiva per i redditi esteri di coloro che trasferiscono la residenza fiscale in Italia. Durante la conferenza stampa di commento al decreto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rimarcato che alla base di questa scelta politica (che comunque continua a rendere l’Italia un Paese fortemente attrattivo per i cosiddetti paperoni), ci fosse anche l’impossibilità di quantificare l’effettivo raggiungimento dello scopo della norma che, come ricordato dalla Corte dei Conti, era quello di «favorire gli investimenti in Italia da parte di soggetti non residenti».
Da più parti è stato sollevato il dubbio che, visto il momento storico (Regno Unito e Portogallo hanno rimodulato o estinto analoghi regimi premiali), la novità legislativa possa rivelarsi un boomerang e allontanare i paperoni che, pur interessati al regime premiale italiano, non avevano ancora posto in essere i relativi (e spesso non immediati) adempimenti necessari al trasferimento.
Se, come detto, la forza attrattiva della norma rimarrà per la maggior parte degli interessati invariata, è tuttavia innegabile che il solo innalzamento dell’imposta sostitutiva, che pur genererà maggiori introiti (relativi) per l’Erario, non consentirà comunque di monitorare l’effettivo radicamento e la propensione all’investimento dei neo residenti. E allora, mediante piccoli accorgimenti, più che un boomerang, la nuova imposta sostitutiva potrebbe invece rappresentare il primo passo per porre rimedio alle criticità lamentate dal ministro e, contemporaneamente, canalizzare gli investimenti dei neo residenti nell’economia reale italiana.
Bisogna partire da un dato: la flat tax italiana rimane in Europa l’unico regime fiscale di favore per i paperoni che, come rilevato anche dal primo rapporto di monitoraggio dell’Investor Visa pubblicato dal Mise nel 2022, ha reso l’Italia un polo di sempre maggior attrazione anche per cittadini extra Ue. Questi ultimi, in particolare, sono interessati non solo alle agevolazioni di natura fiscale quanto alle norme per l’ottenimento del visto italiano per investitori, il cui iter semplificato richiede un investimento in titoli di Stato, nell’economia reale o in donazioni filantropiche.
Traendo quindi spunto dalla norma già esistente per il visto per investitori, un’ipotesi che tenga contro dell’obiettivo di spingere e monitorare gli investimenti dei neo residenti potrebbe essere rappresentata da un regime fiscale di favore, quello attualmente previsto dall’art. 24-bis del Tuir, che, a fronte di una aliquota base di 200.000 euro, preveda una serie di riduzioni dell’imposta sostitutiva legate agli investimenti effettuati nell’economia reale italiana. Questi investimenti, che dovrebbero essere aperti sia ai neo residenti extracomunitari sia a quelli comunitari, potrebbero poi essere veicolati in un unico strumento di investimento collettivo governato dallo Stato (ma gestito da privati) che si ponga come obiettivo quello di impiegare le risorse finanziarie a titolo di equity nelle pmi italiane con un’ottica di capitalizzazione nel medio-lungo periodo (c.d. capitali pazienti).
Considerando, come dato storico, i circa 1.000 neo residenti principali (con imposta sostituiva da 100.000 euro) che ogni anno hanno optato per la flat tax, e proiettando il medesimo dato nei prossimi anni, un meccanismo così strutturato permetterebbe allo Stato di consolidare una massa critica rilevante da riversare nell’economia reale italiana generando un meccanismo virtuoso di investimenti per creare nuova occupazione, nuove offerte e maggior competitività delle imprese italiane. Così, ipotizzando i numeri sopra indicati, con la nuova imposta sostitutiva lo Stato incasserebbe circa 200 milioni di imposte all’anno (1.000 contribuenti per una imposta sostitutiva da 200.000 euro). Un dato certamente interessante ma di poco impatto nell’economia reale.
Ipotizzando invece una riduzione dell’imposta sostitutiva a 100.000 euro a fronte di un investimento di 1 milione di euro nel veicolo di investimento gestito dallo Stato, l’Erario incasserebbe dai neo residenti soltanto 100 milioni di imposte all’anno, ma avrebbe a disposizione 1 miliardo di euro all’anno da investire nelle pmi (1.000 contribuenti per 1 milione di euro) con le benefiche conseguenze in tema di maggiore occupazione, maggiori investimenti e maggiori imposte non soggette alla flat tax (si pensi alle imposte derivanti dalla maggiore occupazione o dai maggiori ricavi conseguenti ai nuovi investimenti che esulerebbero dal perimetro della flat tax).
Le pmi meritevoli riceverebbero una nuova iniezione di capitali privati ma veicolati dallo Stato e i neo residenti godrebbero sia del beneficio immediato derivante dalla riduzione dell’imposta sostitutiva, sia del beneficio futuro al momento del disinvestimento da parte del veicolo. Un meccanismo virtuoso in cui vincono tutti. (riproduzione riservata)
*professore di Diritto Tributario Università degli Studi Lum
**avvocato