L’Italia si prepara a rivedere il regime fiscale per i nuovi residenti ad alto reddito, introducendo un vincolo di investimento nell’economia reale come condizione per accedere alla flat tax da 200 mila euro.
Una proposta che segna un cambio di paradigma: da incentivo fiscale puro a strumento di politica economica, con l’obiettivo di attrarre non solo residenze di lusso, ma anche capitali pazienti - investiti secondo criteri etici e responsabili e orientati a coniugare rendimento finanziario e sviluppo economico-sociale di lungo periodo - e produttivi.
La misura si inserisce in un contesto europeo di forte competizione per attrarre individui ad alta capacità contributiva. Paesi come Svizzera, Spagna, Francia e Portogallo offrono regimi agevolati che svincolano la tassazione dalla logica worldwide, puntando su consumi, investimenti e radicamento nel territorio.
L’Italia, con il regime dei “neo-residenti” introdotto nel 2017, ha finora giocato un ruolo da protagonista: flat tax fissa sui redditi esteri, esenzione da Ivie e Ivafe, durata fino a 15 anni, estensione ai familiari con imposta aggiuntiva di 25.000 euro.
I numeri confermano l’appeal crescente: nel 2023, secondo l’Agenzia delle Entrate, hanno aderito 1.495 soggetti (1.070 principali e 425 familiari), con un gettito stimato di almeno 118 milioni di euro. Nel quinquennio 2018-2022, il regime ha generato oltre 250 milioni di euro di entrate fiscali. E nel 2025 si stimano 3.600 nuovi ingressi, per un patrimonio complessivo di circa 21 miliardi di dollari.
L’Italia è oggi la terza destinazione globale per milionari in fuga da regimi fiscali più onerosi, dopo Emirati Arabi e Stati Uniti.
La proposta avanzata dal deputato Giulio Centemero mira a subordinare il regime a investimenti in strumenti di capitale di rischio, startup italiane, pmi quotate su Euronext Growth Milan, Btp, fondazioni e associazioni attive nella ricerca. L’obiettivo è duplice: aumentare il ritorno economico per il Paese e rispondere alle critiche della Corte dei Conti, che ha evidenziato l’assenza di dati sugli effetti reali del regime e la mancanza di visibilità sugli investimenti effettuati dai beneficiari.
La misura solleva diversi interrogativi operativi: quale sarà la soglia minima di investimento? Come verranno monitorati gli impieghi? Saranno ammessi investimenti indiretti o tramite veicoli esteri? E infine quali saranno le tempistiche e le modalità di verifica?
Il rischio è che un vincolo troppo rigido possa ridurre l’attrattività del regime, soprattutto rispetto a Paesi concorrenti che non impongono obblighi simili. Al contempo, una maggiore selettività potrebbe disincentivare comportamenti opportunistici e favorire un radicamento reale nel tessuto economico italiano.
Dal punto di vista fiscale, l’introduzione di una condizione di investimento apre scenari delicati. Il regime si fonda su certezza e stabilità: elementi essenziali per chi pianifica il trasferimento della residenza fiscale. Se il mancato rispetto del vincolo comportasse la decadenza dal regime, le conseguenze sarebbero rilevanti: recupero dell’imposta ordinaria sui redditi esteri per gli anni di fruizione; applicazione di sanzioni e interessi; contenziosi interpretativi, specie in caso di investimenti complessi o indiretti.
Sarà quindi fondamentale che il legislatore: definisca con chiarezza le condizioni di accesso e mantenimento; preveda meccanismi di interpello preventivo; introduca forme di salvaguardia per chi ha già aderito al regime; garantisca una transizione ordinata per gli attuali beneficiari.
In assenza di questi presidi, il rischio è che la misura, pur animata da finalità condivisibili, generi instabilità normativa e contenzioso, minando la credibilità del regime agli occhi degli investitori internazionali.
La proposta di riforma rappresenta, in conclusione, un’opportunità per rendere il regime italiano più equo e produttivo. Ma il successo dipenderà dalla capacità di bilanciare attrattività fiscale e ritorno economico, evitando che il vincolo si trasformi in un ostacolo.
In un contesto globale competitivo, l’Italia deve offrire non solo bellezza e qualità della vita, ma anche regole chiare, affidabili e coerenti con una visione strategica di lungo periodo.(riproduzione riservata)
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