Ultimo giorno per aderire al concordato preventivo biennale: il patto con il fisco che favorisce l’adempimento spontaneo di professionisti e imprese. Martedì 30 settembre scadono i termini per le partite Iva potenzialmente interessate all’accordo di due anni con l’Agenzia delle Entrate, che si metterebbero così al riparto di possibili controlli.
E quest’anno non sono previste proroghe. Come confermato dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: «Verrà mantenuta la scadenza, stiamo vedendo i risultati. Ma potremo fare un bilancio domani perché è chiaro che gli elementi li acquisiremo solamente quando si chiude la partita».
Il concordato è stato introdotto dal governo Meloni come metodo per far emergere i redditi in nero e favorire la collaborazione tra Fisco e imprese. La soglia dimensionale per l’accesso è stata negli anni progressivamente ridotta fino a includere, dal 2024, i soggetti con volume d’affari di almeno 750 milioni di euro, 500 milioni dal 2026 e di almeno 100 milioni di euro a partire dal 2028, quando la platea potenziale sarà di oltre 11 mila aziende a livello nazionale.
Rispetto alle modalità di concordato, la richiesta del Fisco sarà più alta per i contribuenti che hanno minor affidabilità fiscale (gli indici Isa) ed è comunque è previsto un «ravvedimento speciale», mentre – a differenza dello scorso anno – i forfettari non sono più coinvolti nel concordato (Cpb).
Per il biennio 2025-2026, l’Agenzia delle Entrate ricorda che vale un «doppio binario» per comunicare la propria adesione: la scelta può essere formalizzata insieme alla dichiarazione dei redditi (anche l’invio delle precompilata scade martedì 30 settembre) e ai modelli Isa oppure, in alternativa, in via «autonoma», cioè inviando il modello Cpb insieme al solo frontespizio dei Redditi 2025.
Come ricorda l’AdE, possono aderire al concordato i contribuenti che lo scorso anno hanno esercitato in via prevalente una tra le attività economiche nel settore dell’agricoltura, delle manifatture, dei servizi, delle attività professionali e del commercio per le quali risultano approvati gli Isa e che non hanno già aderito per il primo biennio (2024-2025).
L’Agenzia ha precisato che anche gli associati di uno studio professionale con partita Iva individuale che non hanno aderito al Cpb nel biennio 2024-2025 possono farlo nel biennio successivo, a condizione che lo studio rinnovi la propria adesione al Cpb per il periodo d’imposta 2026, e viceversa. (riproduzione riservata)