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Fisco, Maurizio Leo: fiducioso sul concordato preventivo, ora razionalizzare i crediti d’imposta
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Fisco, Maurizio Leo: fiducioso sul concordato preventivo, ora razionalizzare i crediti d’imposta

06 luglio 2024, 15:04 Ultimo aggiornamento: 17:19

Dal Forum in Masseria di Manduria il viceministro all’Economia fa il punto sull’avanzamento della delega fiscale: sul concordato preventivo riceveremo le proposte migliorative delle associazioni di categoria. E sul sistema dei benefici aggiunge: va circoscritto, è una maionese impazzita  | Caccia agli evasori fiscali sui social. Il viceministro Maurizio Leo: emergenza come il terrorismo

«Stiamo procedendo rapidamente a una riforma fiscale epocale». Così il viceministro al Mef, Maurizio Leo dal Forum in Masseria organizzato da Bruno Vespa e Comin & Partners alla Masseria Li Reni di Manduria.

Il numero due di via XX Settembre fa il punto sullo stato di avanzamento della delega per la riforma tributaria: «Tra i dieci provvedimenti sul fisco – di cui nove sono già in Gazzetta Ufficiale – c’è anche il concordato preventivo biennale, che riguarda i contribuenti con un fatturato che non supera i 5,1 milioni di euro».

Obiettivo della riforma è cambiare l’approccio nel rapporto con il cittadino agendo ex ante: «Vogliamo presentarci al contribuente non con un atto di accertamento e relative sanzioni ma in anticipo, con una proposta basata su dati ricavati dall’interoperabilità delle banche dati, dall’AI e altri strumenti che delinei un reddito verosimile: se il contribuente accetta, per due anni non vedrà assoggettare eventuali ulteriori controlli».

Concordato preventivo

Sul concordato preventivo biennale, spiega Leo, «abbiamo presentato un decreto correttivo per dare più tempo ai contribuenti per aderire. Si arriverà al 31 ottobre, data funzionale alla sessione di bilancio: se i risultati saranno positivi, abbasseremo la curva delle aliquote per chi ha redditi sopra i 50 mila euro, che oggi paga di fatto imposte per il 50% e oltre».

La prossima settimana, anticipa il viceministro, «le commissioni parlamentari che stanno esaminando il decreto terranno una serie di audizioni con le associazioni di categoria per capire se ci sono eventuali proposte migliorative: se arriveranno richieste in tal senso, valuteremo».

Nel frattempo, prosegue, «per i 2,4 milioni di soggetti Isa (Indici sintetici di affidabilità fiscale) è già stato elaborato un software sul quale i commercialisti e i professionisti possono verificare quale dovrebbe essere il loro reddito per il prossimo biennio». Entro il 15 luglio, poi, il software sarà operativo anche per i circa 1,8 milioni di forfettari, per i quali la sperimentazione è limitata tuttavia al solo 2024.

Come funzionerà? Sulla base dei dati 2023 e delle elaborazioni di Agenzia delle Entrate, Sogei e altri soggetti, il fisco valuterà gli eventuali incrementi nel 2024 in modo tale da individuare la base imponibile da proporre al contribuente: se questo accetta, per due anni non subirà nessun tipo di accertamento. Veniamo incontro al contribuente senza tuttavia abbassare la guardia: ribadisco che non si tratta di un condono».

Priorità, in caso di effettivi ritorni della misura nelle casse dell’Erario, sarà per il governo quella di consolidare l’Irpef a tre aliquote (23%, 35% e 43%) a beneficio in particolare del ceto medio. Nello specifico, l’aliquota marginale del 43% si applica, insieme alle addizionali, a tutti i redditi superiori ai 50 mila euro. «Non sappiamo quanto riusciremo a incassare, è la domanda dalle cento pistole – mette le mani avanti Leo – ma sono sostanzialmente ottimista. Quello a cui noi teniamo è far capire ai contribuenti che, se si adeguano mettendosi gradualmente a posto, si apre una prateria: avremo più pagamenti a fronte di minori controlli».

Quello dei controlli resta un tema chiave, soprattutto alla luce degli ultimi rilievi della Corte dei Conti sull’evasione: oggi, solo l’1% della platea dei contribuenti è interessato da accertamenti: «L’amministrazione finanziaria e la Guardia di Finanza – dice Leo – si concentrano laddove si possono reperire maggiori risorse: non si possono controllare tutti i 4,5 milioni di contribuenti, non avendo forza operativa adeguata, dunque per forza di cose i soggetti meno abbienti vengono controllati meno».

Ecco che qui entra in gioco la tecnologia: «Tramite l’AI, il fisco ora è in grado di avanzare proposte al contribuente in linea con i dati che si possono raccogliere con l’impiego delle nuove tecnologie: se il contribuente non si adegua a una proposta ragionevole, resta ferma la possibilità di inserirli in liste selettive e procedere con i controlli».

Crediti d’imposta

Altro tema che il governo dovrà affrontare nei prossimi mesi, anticipa il viceministro, è quello della razionalizzazione del sistema dei crediti d’imposta, «che è come una maionese impazzita»: «Oggi – sottolinea Leo – abbiamo circa 70 pagine di istruzioni ai modelli di dichiarazione che disciplinano tutti questi crediti d’imposta». L’obiettivo dunque è quello di circoscrivere i benefici ai soli «crediti d’imposta buoni» e innovativi (ricerca e sviluppo, 4.0 e 5.0) «escludendo quelli non buoni», individuati anche grazie alle indicazioni provenienti dalla Ue e dall’Ocse: «È un impegno che abbiamo già preso ma la materia è scivolosa: per le imprese esiste un rischio di pregiudizio enorme a livello reputazionale in base alle valutazioni dell’amministrazione finanziaria. Quello che noi vogliamo fare è dare al contribuente la certezza che nessuno venga a contestare domani l’inesistenza di un credito erogato oggi». (riproduzione riservata)



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