Si allunga il raggio di azione dell’Agenzia delle Entrate. In caso di accertamenti bancari, il fisco può ora controllare anche familiari, conviventi e soci della persona oggetto di accertamenti. A dirlo è una recente ordinanza della Corte di Cassazione.
Tuttavia, i controlli più approfonditi non scattano di default. Il presupposto necessario è l’esistenza di sospetti di intestazione fittizia di un conto bancario. «Il fisco può amplificare i suoi poteri ed estendere i controlli ai conti di persone collegate al contribuente» ma «potrà farlo non in modo automatico», spiegano gli avvocati dello studio legale Nardone sul loro sito.
«In altre parole, le verifiche fiscali su altri conti saranno possibili se emergono sospetti per cui si può ragionevolmente presumere che i conti altrui siano - in qualche modo - collegabili al contribuente destinatario dell’accertamento e utilizzati per nascondere i suoi redditi e compiere un illecito fiscale».
Il fisco, dunque, analizza i dati forniti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari, incrociando le informazioni su giacenze, bonifici e movimenti. Se trova anomalie, ad esempio se sospetta che ci sia stata evasione tramite conti intestati a terze persone, avvia un accertamento approfondito.
Il contribuente che viene sottoposto a una verifica deve a quel punto provare, attraverso i documenti che ha a disposizione, che le operazioni effettuate sul conto indagato rispettano le normative fiscali. (riproduzione riservata)