L’Agenzia delle Entrate promuove il concordato preventivo. Intervenendo in audizione davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato, il vicecapo della divisione Contribuenti, Vincenzo Carbone, sottolinea come gli istituti dell’adempimento collaborativo e del concordato preventivo vanno nella direzione di creare «un rapporto più semplice, diretto e immediato e trasparente» tra fisco e contribuente. Entrambi gli strumenti, sottolinea Carbone, anticipano il confronto tra cittadino e amministrazione finanziaria apportando utilità sia per l’Agenzia che per i contribuenti che vogliono «rappresentare la propria posizione nei confronti del fisco» prima di ogni eventuale iniziativa.
Il decreto correttivo del concordato attualmente all’esame delle commissioni parlamentari, aggiunge Carbone, va «nella direzione volta ad agevolare la massima adesione allo strumento» grazie all’estensione dei termini per l’adesione dal 15 al 31 ottobre. «Abbiamo un range di soggetti dal 6 all’8 di punteggio Isa (Indici sintetici di affidabilità fiscale, ndr) – spiega Carbone – che potrebbero essere interessati ad aderire al concordato, e una categoria di soggetti che ha un punteggio basso ma non è detto si tratti di evasori: per questi ultimi, l’affidabilità diventa una valutazione più rilevante». Per valorizzare l’adesione al concordato rendendolo più appetibile, conclude, «ci vuole un passaggio culturale nel rapporto amministrazione-contribuenti da ambo le parti».
Nella prima fase del ciclo di audizioni iniziato mercoledì 10 hanno preso parte anche Cna e Confartigianato, che – pur valutando positivamente «il cambio di paradigma in materia di contrasto all’evasione» – hanno chiesto «altre modifiche all’impianto normativo per rendere il concordato più efficace ed equo per migliorare la fedeltà fiscale». Per le due organizzazioni si rende necessario «affiancare al concordato un regime di tassazione premiale riservato ai soggetti che evidenziano un punteggio Isa superiore a 8». Nello specifico, la proposta è quella di una «tassazione sostitutiva, differenziata in relazione al grado di fedeltà fiscale con una forbice tra il 10 e il 15% sul differenziale tra reddito dichiarato e reddito concordato» nonché, tra l’altro, la previsione di «abbassare la percentuale dei ricavi che legittima l’uscita dal concordato». (riproduzione riservata)