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Fisco, Corte dei conti: recuperato solo il 17% dell’evasione scoperta
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Fisco, Corte dei conti: recuperato solo il 17% dell’evasione scoperta

25 agosto 2025, 16:14

Sui 72,3 miliardi accertati nel 2024, solo 12,8 miliardi sono stati effettivamente incassati. Le aspettative di rottamazioni frenano i recuperi. Controlli sull’1,4% delle attività imprenditoriali

Solo il 17,7% degli importi dell'evasione scoperta si traduce in incassi effettivi da parte del fisco: a fronte di 72,3 miliardi accertati nel corso del 2024 sono stati versati concretamente 12,8 miliardi. Questo emerge dall'analisi sulle entrate dello Stato realizzata dalla Corte dei Conti nei volumi che accompagnano la relazione sul Rendiconto Generale dello Stato.

All'interno del dato generale ci sono poi le iscrizioni a ruolo - le cartelle esattoriali vere e proprie - che hanno un incasso fermo al 3,1%: 40,7 miliardi sono gli importi accertati, a fronte di 1,3 miliardi quelli versati. Un fenomeno per il quale la Corte considera sia «altamente probabile» la «correlazione a radicate aspettative di successive rottamazioni o al convincimento di poter eludere la successiva azione esecutiva».

Controlli sull’1,4% delle attività imprenditoriali

Da notare inoltre che su oltre 9 milioni di contribuenti, sono stati effettuati controlli sostanziali - quelli con accessi e ispezioni che non si basano esclusivamente sui documenti cartacei - solo su 129 mila attività imprenditoriali, autonome e professionali, l’1,4% del totale.

Si tratta in media di un controllo ogni 71 contribuenti considerati. Dunque, mantenendo questo ritmo, il fisco italiano avrebbe bisogno di una rotazione di 71 anni per controllare tutti. 

Guardando poi alla tabella con i dati specifici per settore, contenuta nel rapporto, emerge che nel 2024 il numero dei controlli per alcuni comparti è stato inferiore all'1% dei soggetti. Così ad esempio in agricoltura (0,3%), nei servizi (0,6%), nelle attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro di personale domestico (0,5%). Più alta invece della media nazionale la percentuale dei controlli sostanziali effettuati per le attività manifatturiere in generale (2,3%), per le attività finanziarie e assicurative (2,5%) per la gestione gestione di acqua e rifiuti (2,9%). Sono invece vicini all’1,3% i controlli sostanziali nel settore della sanità e nell'assistenza sociale, all’1,4% per alloggi e ristorazione, all’1,6% per le agenzie di viaggio e i noleggi e per le attività professionali e scientifiche, e all’1,7% per la fornitura di energia elettrica, per il settore delle costruzioni e per quello del commercio.

Sul tema, i magistrati contabili forniscono all'amministrazione finanziaria un'indicazione operativa: «ancora una volta va segnalato come una maggiore frequenza dei controlli fiscali, soprattutto per i settori di attività a maggior rischio di evasione, dovrebbe integrare l'utilizzazione in chiave prima di tutto preventiva della ingente mole di dati a disposizione mediante i sistemi informativi tra i quali spiccano per rilevanza i dati contabili e descrittivi delle fatture elettroniche emesse e ricevute, i corrispettivi comunicati telematicamente e i movimenti risultanti dall'Anagrafe dei rapporti finanziari e dai pagamenti elettronici».

Indagini finanziarie in crescita

Tra i molti dati contenuti nei volumi della Corte dei conti, c’è anche la fotografia delle indagini finanziarie su conti correnti bancari o gli investimenti fatti. Nel 2024 sono state 4.558, in crescita rispetto ai 3.540 dell'anno precedente. Questo ha portato ad una maggiore evasione accertata (da 176 a 248 milioni di maggiori imposte) che però non si è concretizzata in maggiore imposta riscossa: dai 13,2 milioni del 2023 si è scesi ai 5,1 milioni del 2024. «Con una forte diminuzione, del 61,4%. Andrebbero dunque meglio approfondite le ragioni della riduzione di proficuità» sottolinea la Corte dei Conti.(riproduzione riservata)



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