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Fisco, c’è aria di patrimoniale in Europa
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Fisco, c’è aria di patrimoniale in Europa

04 ottobre 2024, 20:13 Ultimo aggiornamento: 07 ottobre 2024, 14:40

Il nuovo Patto di Stabilità Ue riporta rigore nei conti pubblici. I Paesi europei potrebbero alzare le imposte ai Paperoni per colmare i debiti. Intanto ecco la mappa di come vengono tassati i grandi capitali nel Vecchio Continente | Perché l’Italia diventerà la meta preferita dai paperoni europei | La Francia ci prova con l’imposta patrimoniale, ma la sinistra frena

C’è forse aria di patrimoniale? Il nuovo Patto di Stabilità definito dall’Europa fa tornare il rigore nella definizione dei conti pubblici esangui dei vari Paesi.

In Francia incombe l’ipotesi di Michel Barnier: il neo-primo ministro nel corso del discorso programmatico all’Assemblée nationale ha ventilato l’ipotesi di un aumento delle tasse sui grandi patrimoni per colmare «il colossale debito pubblico». Intanto in Italia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha fatto sapere che la manovra 2025 significherà «sacrifici per tutti». Il Tesoro sarebbe orientato ad aumentare le tasse, più che sui grandi patrimoni, sulle grandi aziende. Tra questi i titoli del comparto finanziario e della difesa, menzionata dal ministro, il che ha portato Piazza Affari a chiudere in calo dell’1,5% lo scorso 3 settembre.

Le tasse sui redditi

In attesa di capire in che direzione si muoveranno le prossime manovre dei governi europei in termini di fiscalità, il quadro relativo ai regimi fiscali sui grandi patrimoni in Europa - sulla base dei dati forniti dallo studio legale Withers - risulta complesso e vario. Partendo dalle tassazioni sui redditi, mentre l’aliquota è tendenzialmente omogenea tra i principali Paesi europei, (sopra il 40%) varia invece l’asticella posta dai diversi regimi fiscali nazionali per lo scaglione più elevato.

Si spazia dai 50.001 euro dell’Italia ai quasi 278 mila euro in Germania. La Svizzera rappresenta un caso a sé stante: lo scaglione più alto della tassazione, che comunque prevede un’aliquota molto più bassa pari all’11,5%, si attiva per redditi dai 740 mila euro in su.

Le imposte patrimoniali 

Quanto alle imposte patrimoniali, esiste una componente relativa alla ricchezza e una alle proprietà immobiliari. L’Italia è l’unico tra i Paesi considerati ad averle entrambe, anche se a livelli contenuti. Da lato wealth, l’imposta sul bollo è allo 0,2% e l’Imu sugli immobili varia dallo 0,86 all’1,06%. Non cambia molto il quadro se le attività finanziarie o gli immobili sono detenuti all’estero: la ricchezza resta tassata dello 0,2% e gli immobili all’1,06%. In Francia la patrimoniale non c’è dal 2018 ma vige una tassa per patrimoni superiori a 1,3 milioni, tra lo 0,5% e l’1,5%.

Simile la situazione in Lussemburgo, dove la tassa patrimoniale sulla ricchezza non esiste dal 2006. Mentre sugli immobili, senza limite minimo di valore, «impôt foncier» pesa dallo 0,7% all’1%. Anche Germania e Regno Unito non prevedono patrimoniali se non sulle proprietà immobiliari con aggiustamenti percentuali connessi al territorio. Rispettivamente, la «Grundsteuer» tedesca varia tra lo 0,26 all’1%, da moltiplicarsi per coefficienti in base al prestigio della zona da 200% a 900%. La Svizzera impone un’unica tassa patrimoniale, che si applica genericamente anche sugli immobili, a scaglioni da 0,05 al 30%.

Le tasse di successione

I regimi fiscali europei regolamentano anche il passaggio del patrimonio dal titolare originario ai suoi eredi, al momento della sua scomparsa.

Nel dettaglio, in Svizzera e in Lussemburgo tanto i coniugi (devono essere sposati da almeno tre anni per il Lussemburgo) quanto i discendenti in linea diretta sono esenti dal pagamento di tasse di successione. Mentre Francia e Regno Unito sollevano dall’obbligo solo i coniugi. Laddove rispettivamente per i figli o ascendenti sono previste aliquote di successione a scaglioni dal 5% al 45% (con una franchigia di 100 mila) e per i discendenti in linea diretta il pagamento del 40% di tasse qualora l’eredità superi i 388 mila euro.

In Italia se il patrimonio trasferito al coniuge o ai parenti in linea retta (ascendenti e discendenti) supera quota 1 milione di euro, c’è da versarvi un’aliquota del 4%. Da ultimo, in Germania l’imposta di successione funziona a scaglioni dal 7 al 30% sia per il coniuge sia per i figli. Cambia però la franchigia necessaria per far scattare l’imposta: il coniuge deve ereditare almeno 500 mila euro e i discenti 400 mila.

I regimi favorevoli per i grandi patrimoni

Oltre alle imposte sui patrimoni nei Paesi europei esistono anche dei regimi favorevoli per i grandi patrimoni, alcuni dei quali rischiano di essere messi in discussione. «Per semplificare il quadro dividerei questi tipi di regimi essenzialmente in tre tipologie», spiega Giuliano Foglia, fondatore e managing partner dello studio Foglia & Partners. «Una prima categoria concede ai nuovi residenti un regime di tassazione agevolato per i redditi di fonte estera, una seconda riguarda i regimi agevolativi per i redditi di fonte domestica e una terza riguarda invece i regimi agevolati per i redditi da pensioni».

L’Italia, insieme a Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Francia e Malta, ha introdotto misure legate alla prima categoria. Tali regimi prevedono quindi il trasferimento della residenza (insieme a ulteriori requisiti legati alla necessità che il soggetto non sia mai stato residente nel paese per un tot di anni o a specifiche caratteristiche lavorative o professionali) a fronte di una tassazione agevolata sui redditi di fonte estera con imposta forfettaria (importo che varia dai 15 mila euro a Malta ai 200 mila in Italia) e per una certa durata.

Ci sono poi i regimi che vanno ad agevolare i redditi di fonte domestica, come quello degli impatriati che vige in Italia, anche se ridimensionato. Più che sull’attrazione dei grandi patrimoni però «la ratio di questi regimi», spiega Foglia, «è preordinata a far crescere il capitale umano e lo sviluppo agevolato per il rientro nel Paese». Mentre il terzo regime è quello legato ai pensionati, come quello di cui si è spesso sentito parlare in Portogallo ma abrogato dal 31 dicembre 2023.

In generale in Europa, secondo Foglia, c’è un trend comune volto ad attrarre grandi patrimoni. Il tema è all’ordine del giorno per quello che poi potrebbe succede nel Regno Unito dove si vorrebbero tagliare le agevolazioni (regime dei res-non-dom) ai Paperoni con ingenti patrimoni all’estero. Una mossa annunciata ma sulla quale c’è ancora molto dibattito con una partita politica che può ancora definirsi aperta, visto soprattutto che in caso di approvazione il Paese rischierebbe di perdere un flusso di ricchissimi che andrebbero in cerca di regimi più generosi. Al contrario il Portogallo potrebbe invece avvicinarsi ancor di più alla prima forma di regime, con un’esenzione di tassazione per i capitali esteri.

In ballo c’è anche la proposta comune a livello Osce, avanzata dal professore Gabriel Zucman: il fulcro sarebbe l’imposizione di una minimum tax global del 2% per le persone fisiche con un patrimonio superiore al miliardo di dollari. «Un’imposta del genere», conclude Foglia, «è estremamente difficile che possa effettivamente essere introdotta. Certo, fa riflettere che tale regime, secondo stime, potrebbe generare circa 200-250 miliardi di dollari all’anno». (riproduzione riservata)



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