Lo sviluppo della finanza islamica, che ad oggi ha un mercato di circa 4,5 trilioni di dollari l'anno nonché prospettive di crescita del 10-15% nei prossimi anni, «rappresenta un’occasione per l’Italia». Lo ha sottolineato il commissario Consob Federico Cornelli durante un convegno sul tema «Finanza oltre i confini - Islamic finance: un'opportunità strategica per attirare investimenti» organizzato da Banca Ubae alla Camera dei Deputati a Roma. Non solo infatti «la normativa europea non dà alcun rilievo all'aspetto religioso che eventualmente può connotare una data attività economica, non ponendo di fatto alcun ostacolo all'operatività di istituti finanziari islamici né alla raccolta del risparmio e alla commercializzazione di prodotti islamici», ma soprattutto «Euronext è in procinto di facilitare la quotazione di prodotti Shariah compliant anche sui mercati di Borsa Italiana», come già avviene per Euronext Dublino, che ha un ruolo chiave per la finanza islamica in Europa e ricopre la posizione di leader mondiale con il 38% di quota di mercato, fa notare Fitch.
Sulla stessa lunghezza d’onda il viceministro all’Economia Maurizio Leo, che definisce l’Italia «un terreno fertile per gli investimenti, grazie a un sistema composto da piccole e medie imprese, e un interlocutore potenzialmente importante per la finanza islamica». Questo perché «la finanza islamica, con i suoi principi e le sue regole da rispettare, può essere vista come una declinazione della finanza etica e in un certo senso anche della finanza sostenibile, che non mira solo al profitto ma anche all'aspetto sociale dell'investimento. Un campo in cui l'Italia in questi anni ha mostrato grandi progressi». In particolare, quanto al divieto nella finanza islamica di operazioni caratterizzate da eccessiva incertezza, il viceministro ha spiegato che «un Paese come l’Italia, con un'eccellenza nella moda e nella meccanica, è terreno di elezione per simili iniziative».
Inoltre con la riforma fiscale e nello specifico con il decreto legislativo sulla finanza internazionale sono state introdotte in Italia norme ad hoc per l'attrazione degli investitori extra-europei «con benefici fiscali significativi nei primi sei anni». Tali agevolazioni potrebbero contribuire, secondo Leo, ad attrarre investitori interessati a strumenti finanziari islamici. Sull’incentivo c’è da attendere però l’assenso dell’Unione Europea, fa notare il viceministro all’Economia, perché «potrebbe essere considerato un aiuto di Stato». (riproduzione riservata)