L’impianto della manovra 2026 «per noi va bene così com’è» ma «come Fratelli d’Italia siamo aperti a qualsiasi modifica da qualsiasi parte arrivi, purché non infranga il tetto di 18,7 miliardi di coperture concordato». Lo ha spiegato a MF-Milano Finanza, Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia, nonché capogruppo FdI in Commissione vigilanza Rai.
D’altronde il tempo a disposizione per mettere a punto la Legge di Bilancio prima dell'invio a Bruxelles e alle Camere (quest’anno si parte dal Senato ndr) è «sempre molto breve, una volta raccolti i dati della Ragioneria e calcolato il possibile scostamento per supportare le misure». Ma ora ci saranno due mesi a disposizione, prima della scadenza di dicembre, «per accogliere proposte dal confronto parlamentare, all’interno del governo e con le associazioni di categoria con l’obiettivo di migliorare la prima versione della manovra prodotta», ha aggiunto Filini.
Domanda. Qualsiasi proposta di modifica quindi non può intaccare il saldo della manovra da 18,7 miliardi?
Risposta. Sin dal suo insediamento il governo Meloni si è posto come priorità la tenuta in ordine dei conti pubblici e il rispetto dei vincoli europei di spesa. Ciò ha garantito al nostro Paese la credibilità e l’affidabilità agli occhi di investitori italiani e non, tanto che lo spread è crollato sotto gli 80 punti base consentendo alle casse pubbliche di risparmiare 13 miliardi. Quasi quanto questa manovra.
Quindi sì ogni proposta di modifica al ddl Bilancio, qualora togliesse risorse a copertura delle misure complessive, deve essere corredata da un’ipotesi su come recuperare i fondi persi.
D. Se tutto va secondo le previsioni in manovra, l’Italia raggiungerà il 3% di deficit/pil già quest’anno, uscendo dalla procedura d’infrazione Ue un anno prima. A quel punto si potranno mettere in atto misure di finanza pubblica più espansive?
R. Sì esatto è quello che ci auguriamo: avere più risorse da destinare a cittadini e imprese. Anche perché le nostre manovre vanno giudicate in ottica pluriennale e di legislatura.
Da non dimenticare poi che dal 2027 - quindi nella stesura della prossima manovra - dovremmo liberarci finalmente del fardello Superbonus che ogni anno ci ha fatto partire con un negativo di 40 miliardi.
D. Di quali risultati già raggiunti nella versione della manovra inviata al Senato siete però particolarmente contenti come Fratelli d’Italia?
R. Sicuramente era irrinunciabile per noi, e ce l’abbiamo fatta con l’appoggio di tutta la maggioranza, riuscire a tagliare le tasse per il ceto medio, con la riduzione dell’Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro.
E siamo particolarmente soddisfatti dell’accordo con le banche. Già lo scorso anno per la prima volta nella storia era stato trovato un punto di incontro con gli istituti finanziari, consapevoli che tutti gli attori devono partecipare per sostenere il Sistema Paese. Ma quest’anno si è raggiunta una vetta senza precedenti: 5 miliardi di euro di contributo, seppure su 44 miliardi di profitti. Un’inversione di rotta totale visto che prima del 2022 al massimo sono stati tassati i cittadini per portare soldi nei portafogli delle banche o sono state costruite norme ad hoc a favore degli istituti. Fa scuola il Superbonus.
D. A proposito di priorità targate Fratelli d’Italia, anche per il successo del Piano Casa lanciato dalla premier Meloni serve una collaborazione tra il mondo pubblico e quello privato?
R. Sì, vanno messe insieme tutte le forze possibili per favorire l’accesso all’abitazione in primis a giovani coppie a medio reddito. Ecco che quindi stiamo mettendo in piedi un modello che coinvolga attivamente investimenti privati e sostegni pubblici, con l’obiettivo di lasciare un beneficio sociale. Da ricordare che tutto sarà fatto nell’ottica delle rigenerazione urbana, quindi senza consumare ulteriore suolo pubblico. (riproduzione riservata)