L'introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di automobili dall'Unione Europea negli Stati Uniti, annunciata dall'amministrazione Trump, ha imposto a Ferrari una revisione della propria politica commerciale.
La casa di Maranello ha confermato un aumento dei prezzi fino al 10% su alcuni modelli, pur mantenendo invariati gli obiettivi finanziari per il 2025. Tuttavia, il provvedimento potrebbe portare a una diluizione di 50 punti base nei margini percentuali di redditività.
Ferrari ha deciso di adottare un approccio differenziato per contenere l’impatto dei dazi. Gli ordini effettuati prima del 2 aprile 2025 non subiranno variazioni di prezzo, così come quelli relativi alle famiglie di modelli Ferrari 296, SF90 e Roma, indipendentemente dalla data di importazione. Per tutti gli altri modelli, invece, l'aumento massimo sarà del 10%, in linea con le nuove condizioni doganali e in coordinamento con la rete di distribuzione ufficiale.
Secondo le stime, l’incremento dei dazi potrebbe causare una riduzione di 50 punti base nei margini percentuali di redditività (ebit ed ebitda). Nonostante questa potenziale contrazione, Ferrari ha rassicurato gli investitori mantenendo invariati i target finanziari per il 2025.
Nonostante l’annuncio dell’aumento dei prezzi, il titolo Ferrari registra un incremento dell’1,5% sia alla borsa di Milano che a Wall Street nella seduta di giovedì 27 aprile. Gli analisti di Bernstein ritengono che il marchio di lusso riuscirà a contenere l’impatto delle tariffe grazie alla fedeltà della clientela, poco sensibile agli aumenti di prezzo. «Ogni aumento sarà in qualche modo ammortizzato dalla consapevolezza che le altre Ferrari in garage vedranno aumentare il loro valore», hanno commentato. (riproduzione riservata)