La decisione sui tassi era ampiamente attesa. Il Federal Open Market Committee (Fomc) ha mantenuto invariato il costo del denaro, ma il meeting di giugno potrebbe essere ricordato soprattutto per il cambiamento di approccio introdotto dal nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
Secondo Christian Scherrmann, Chief U.S. Economist di Dws, il segnale più importante non è arrivato dalla decisione sui tassi, bensì dall’abbandono della forward guidance, lo strumento con cui la Fed ha tradizionalmente orientato le aspettative dei mercati sulle future mosse di politica monetaria.
Il comunicato finale è apparso sensibilmente più breve rispetto al passato e si è concentrato quasi esclusivamente sull’obiettivo della stabilità dei prezzi, eliminando qualsiasi indicazione preventiva sul percorso futuro dei tassi.
La sorpresa maggiore è arrivata però dalle proiezioni dei membri del Fomc.
Nove dei diciotto partecipanti hanno indicato come appropriato almeno un rialzo dei tassi nel 2026. Otto hanno previsto tassi invariati e uno soltanto ha indicato un taglio.
Per Scherrmann si tratta di un evidente spostamento in senso restrittivo rispetto alle aspettative del mercato.
A rendere ancora più significativo il messaggio è stata l’assenza del punto attribuibile a Warsh. Il nuovo presidente ha scelto infatti di non pubblicare una propria previsione, prendendo le distanze da uno strumento che negli anni è diventato uno dei principali riferimenti per gli investitori.
Contestualmente, la Fed ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica e al rialzo quelle sull’inflazione.
Le nuove stime indicano che l’inflazione generale dovrebbe tornare verso il target soltanto nel 2027, mentre per la componente core il percorso appare ancora più lento.
Per Dws questo rappresenta un ulteriore segnale restrittivo. La Fed sembra infatti considerare persistenti alcune pressioni inflazionistiche strutturali, che vanno oltre l’impatto dei dazi o delle oscillazioni dei prezzi energetici.
Anche il mercato del lavoro continua a essere giudicato solido, riducendo la necessità di un intervento espansivo a sostegno dell’economia.
Durante la conferenza stampa, Warsh ha chiarito che il nuovo stile di comunicazione non è casuale.
Il presidente della Fed ha spiegato che il comunicato ridotto riflette esclusivamente i dati certi disponibili e ha lasciato intendere che potrebbero arrivare modifiche sostanziali sia al formato del dot plot sia all’intero sistema di comunicazione della banca centrale.
A questo scopo saranno create diverse task force composte anche da esperti esterni. I gruppi di lavoro analizzeranno temi come la comunicazione istituzionale, la gestione del bilancio della Fed, l’utilizzo dei dati economici, la produttività, il mercato del lavoro e l'inflazione.
Un processo che potrebbe ridefinire in profondità il modo in cui la Federal Reserve interagisce con i mercati.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla conferenza stampa riguarda proprio il rapporto tra Fed e investitori.
Warsh ha evitato di commentare le possibili reazioni dei mercati, sostenendo che gli operatori dovrebbero concentrarsi sui dati economici e non cercare di anticipare le reazioni della banca centrale.
Una posizione che rappresenta una netta discontinuità rispetto agli anni recenti, durante i quali la Fed aveva fatto largo uso della forward guidance per orientare le aspettative finanziarie.
Secondo Scherrmann, il messaggio è chiaro: affidarsi alle indicazioni preventive dei banchieri centrali potrebbe non essere più una strategia efficace.
L’impressione che emerge dal meeting di giugno è quella di una banca centrale più flessibile e meno vincolata a percorsi prestabiliti.
Pur riconoscendo che durante la riunione è stata brevemente discussa anche l’ipotesi di un taglio dei tassi, Warsh ha evidenziato come tale opzione abbia raccolto scarso consenso.
La priorità resta il controllo dell’inflazione, anche a costo di mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
Per Dws il Fomc appare oggi diviso tra chi preferisce lasciare i tassi invariati e chi considera ancora possibile almeno un rialzo nel 2026. Tuttavia, in una Fed sempre più guidata dai dati e meno dalle indicazioni prospettiche, gli equilibri potrebbero cambiare rapidamente da una riunione all’altra. (riproduzione riservata)