Se non una certezza, manca poco: a giugno i tassi d’interesse negli Usa resteranno fermi al 5,25-5,5%, cioè ai massimi da oltre venti anni. La nuova doccia fredda arriva dal presidente della Fed, Jerome Powell, intervenuto ieri alla riunione annuale della Foreign Bankers’ Association di Amsterdam.
Powell ha ribadito ancora una volta che «il rallentamento dell’inflazione è più lento di quanto avesse pensato in passato», quindi la politica restrittiva della banca centrale Usa «durerà più a lungo di quanto previsto». Una conferma per i mercati, che già consideravano le possibilità di un taglio di 25 punti base inferiori al 10%.
Occorre altro tempo, lascia intendere il presidente della Fed, che ricorda come «serva pazienza prima di vedere gli effetti di una stretta monetaria». Anche per questo motivo Powell non si dice «sorpreso» per la lettura al rialzo dei prezzi alla produzione, che ad aprile hanno superato le attese.
Il mese scorso i valori sono cresciuti dello 0,5% mensile (+0,2% il consenso) e del 2,2% annuo. Il dato core invece è aumentato dello 0,5% mensile (+0,2% le attese) e del 2,4% annuo.
Con questi numeri il taglio dei tassi d’interesse sembra destinato a slittare a non prima di settembre, mese in cui una prima sforbiciata è ritenuta possibile nel 50% dei casi. Un’ulteriore prova potrebbe arrivare oggi, dopo che sarà diffuso il dato sull’inflazione Usa di aprile.
Gli analisti si aspettano un rallentamento al +3,4% rispetto al +3,5% precedente. In caso contrario i tassi resteranno alti più a lungo di quanto previsto. (riproduzione riservata)