Il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di nominare Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve. Riteniamo che Warsh sarà confermato dal Senato e che ricoprirà il suo ruolo in modo efficace e ponderato. Porta sul tavolo idee interessanti su come cambiare e idealmente migliorare il funzionamento della Fed.
Rimaniamo fiduciosi sulle prospettive di indipendenza della Fed, che sembra godere di ampio sostegno non solo nei mercati ma anche nel Congresso.
Warsh è una figura nota, rispettata e di grande successo. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza ad Harvard, ha iniziato la sua carriera a Wall Street, per poi entrare a far parte del National Economic Council sotto la presidenza di George W. Bush e successivamente ricoprire con distinzione la carica di governatore della Fed dal 2006 al 2011.
Questo periodo ha incluso la crisi finanziaria globale, durante la quale Warsh ha svolto un prezioso ruolo di collegamento tra la Fed e i top manager del mondo dei mercati finanziari. Da quando ha lasciato la Fed, Warsh ha diviso il suo tempo tra il ruolo di illustre visiting fellow presso la Hoover Institution e quello di consulente del leggendario investitore Stan Druckenmiller.
Negli ultimi 15 anni Warsh ha scritto e parlato ampiamente della politica della Fed, sollevando preoccupazioni sulle dimensioni e la composizione del suo bilancio. Ha inoltre messo in discussione il ricorso della banca centrale alle indicazioni prospettiche (forward guidance), che ritiene eccessive e fonte di segnali confusi sulla futura politica monetaria, insieme a quella che considera l’incapacità della Fed di ancorare la formulazione e la comunicazione delle politiche a regole meno soggette alla discrezionalità delle decisioni riunione per riunione.
Più recentemente Warsh ha sostenuto la necessità di un nuovo «accordo Tesoro-Fed», che potrebbe fornire nel tempo un quadro di riferimento per la Fed che lavori in tandem con il Tesoro – e forse anche con le agenzie Fannie Mae e Freddie Mac – per ridurre le dimensioni del proprio bilancio. Ciò è degno di nota perché la Fed sta aumentando nuovamente il proprio bilancio attraverso acquisti di T-bill per la gestione delle riserve, avendo concluso il suo programma di quantitative tightening (Qt) nel dicembre 2025. Secondo l’approccio di Warsh, un nuovo quadro potrebbe includere un graduale spostamento della composizione del bilancio della Fed verso una duration molto più breve rispetto a quella attuale, come era prassi prima della crisi finanziaria globale.
Sulla politica dei tassi di interesse Warsh ha recentemente sostenuto che la Fed sia stata «retrospettiva» e troppo lenta nel tagliare i tassi. Pertanto molto probabilmente sarebbe favorevole ad attuare almeno i due tagli di 25 punti base per il 2026 indicati nelle proiezioni economiche della Fed del dicembre 2025. Questi tagli, che sono in gran parte scontati dai mercati, porterebbero il tasso sui Fed Funds a un intervallo compreso tra il 3% e il 3,25%. Il Fomc (il gruppo che definisce la politica monetaria composto dai governatori della Fed e dai presidenti regionali) che Warsh erediterà è diviso su quando, di quanto e con quale frequenza tagliare il tasso di riferimento.
Detto questo, secondo lo scenario di base della Fed e di Pimco, riteniamo che Warsh sarà in grado di ottenere almeno i sette voti necessari nel Fomc (composto da 12 membri) per attuare questi due tagli quest'anno, e forse un terzo taglio che porterebbe il tasso sui Fed funds al 2,75%-3%, che è in particolare la mediana dell'attuale stima neutrale del Fomc.
Al di là di questi prossimi due o tre tagli dei tassi, Warsh potrebbe essere più cauto, a seconda delle prospettive di inflazione. Comprende che i rendimenti dei titoli obbligazionari a lungo termine e dei mutui ipotecari incorporano non solo il tasso di riferimento della Fed, ma anche l’inflazione attesa, e potrebbe esitare a spingere per ulteriori tagli se le misure dell'inflazione attesa dovessero salire molto al di sopra dei livelli attuali. Le attuali aspettative di inflazione a lungo termine rimangono in linea con l'obiettivo di inflazione del 2% della Fed.
Forse la differenza più grande che gli investitori potrebbero notare tra la Fed di Warsh e quella di Jerome Powell, Janet Yellen e Ben Bernanke è nella politica di comunicazione. Warsh potrebbe essere molto meno propenso a fare affidamento su indicazioni prospettiche dettagliate sul futuro andamento dei tassi di interesse, soprattutto in periodi «normali» come
quello attuale, in cui i tassi di interesse non sono vincolati al limite inferiore dello zero.
Warsh può citare dei precedenti: Paul Volcker per otto anni e Alan Greenspan per i suoi primi 17 anni hanno presieduto con grande successo una Fed che ha garantito la stabilità dei prezzi e sostenuto una forte crescita con poche o nessuna indicazione prospettica, come le intendiamo oggi, sul futuro andamento dei tassi di politica monetaria. (riproduzione riservata)
*global economic advisor di Pimco