La logistica healthcare italiana nel 2023 ha visto decollare il numero delle spedizioni, cresciute del 22% rispetto all'anno prima, a 8,311 milioni. Un incremento del numero di invii non accompagnato però a un aumento proporzionale dei colli e dei chilogrammi di merce spedita (nell'ordine progrediti del 2% a 47,8 milioni e dell'11,6% a 444,9 milioni). Una polverizzazione delle consegne che, almeno sulla carta, smentisce quell'attenzione alle pratiche di collaborazione e condivisione tra operatori e di ottimizzazione in senso green delle operazioni, spesso citata e auspicata fra le tendenze in atto nel settore.
A fornire l'aggiornamento dello stato di salute del settore è l'Osservatorio Contract Logistics Gino Marchet del Politecnico di Milano, sulla base dei dati forniti da Ups Healthcare, Eurodifarm e Phse, i tre principali operatori del mercato nazionale, che pesano per circa il 90% del mercato. Durante lo scorso anno i grossisti hanno assorbito il 27% dei colli (così come il 12% delle spedizioni e il 31% dei chili di merce spedita), contro il 21% dell'anno prima. Alle farmacie ne è andato il 35% (a fronte del 45% del numero di consegne e del 24% dei chilogrammi) contro il 30% del 2022, una quota pari a quella del canale ospedaliero (che però ha assorbito il 39% delle spedizioni e il 39% dei chilogrammi), contro il precedente 47%. Sempre residuali, ma in crescita, i flussi dell'home delivery, settore che nel 2023 ha contato per il 4% delle consegne, il 3% dei colli (era il 2% nel 2022) e il 6% dei chilogrammi di merce recapitati.
Diversi i trend su cui l'osservatorio ha posto l'attenzione. Il primo, positivo, vede una certa attenuazione dei picchi di consegne di colli che solitamente avevano luogo nei mesi di luglio e settembre. Pur rimanendo caratterizzato da forte stagionalità (e in particolare da notevoli volumi nel mese di gennaio, coda lunga degli ordini dell'autunno 2022), il comparto sembra quindi mostrare una maggior propensione a una pianificazione delle spedizioni, che ha saputo evitare eccessivi alti e bassi durante i 12 mesi dell'anno.
Niente di nuovo, invece, rispetto alle regioni di origine e destinazione dei prodotti. Tra le prime, spicca sempre la Lombardia, che però diminuisce leggermente il suo peso nei flussi (56% contro il 69% del 2022), a favore principalmente del Lazio che invece guadagna quota (dal 14% al 24% del totale), mentre le altre regioni complessivamente contano per il restante 20% (17% l'anno prima). Per assorbimento, Lombardia, Lazio, Campania restano, nell'ordine, le tre regioni principali.
Lo steso osservatorio evidenzia la crescita della logistica ospedaliera contract (contro terzi), sia per valore complessivo, sia per complessità dei servizi appaltati. Sulla base di informazioni relative a contratti pubblici aggiudicati negli anni 2009-2022 (per un totale di 248, del valore complessivo di 680 milioni di euro), lo studio del Politecnico ha rilevato, per l'ultimo anno dell'intervallo, una diminuzione della numerosità degli accordi stipulati dalle singole strutture ospedaliere (35 circa, contro gli oltre 40 dell'anno prima, escludendo quelli siglati dalle Aree Vaste). Il tutto a fronte però di un deciso aumento dell'importo complessivo degli stessi appalti (circa 85 milioni di euro, contro i poco più di 30 milioni del 2021), andamento, quest'ultimo, che conferma la tendenza vista negli ultimi anni e che rappresenta anche un picco per l'intero periodo oggetto di analisi.
Considerando tutti i contratti firmati nel periodo 2009-2022, circa la metà riguardava la gestione del magazzino ospedaliero (49%). Porzioni inferiori riguardavano invece servizi di trasporto interno (17%), handling nell'ospedale (14%), mentre solo una quota del 7% riguardava contratti per logistica integrata. La situazione appare però in forte evoluzione nel caso di questi ultimi servizi, dato che guardando al solo 2022 si osserva che i contratti di questo tipo stipulati dalle strutture ospedaliere sono arrivati al 26% del totale (contro il 7% del 2021 e il 3% medio del periodo 2009-2020). In parallelo risulta in netto calo la quota di chi esternalizza solo la gestione del magazzino, pari al 23%, contro il 54% del 2021 e il 53% del periodo 2009-2020. (riproduzione riservata)