L’espansione di un'azienda italiana in America comporta il superamento di svariati ostacoli normativi, a partire dalla divisione del sistema fiscale e legale tra livello federale e statale. «Spesso si pensa agli Stati Uniti come a un unico Paese. La realtà è molto diversa. Operare a livello nazionale richiede saper navigare gli aspetti giuridici e fiscali dei singoli Stati in cui si opera», spiega a Milano Finanza l’avvocato Gabriel Monzon Cortarelli, Head of International Practice Group dello studio di diritto americano Becker & Poliakoff.
Sul fronte delle risorse umane, il quadro normativo per l'ottenimento di un permesso di lavoro e soggiorno continuativo negli Usa richiede iter burocratici articolati che, in molti casi, implicano requisiti di idoneità stringenti. Le aziende italiane si scontrano anche con una cultura del lavoro estremamente flessibile, con una forte mobilità dei lavoratori, dovuta anche al contratto di lavoro at-will che permette la conclusione del rapporto in tempi rapidi sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore.
Dal punto di vista commerciale, la responsabilità prodotto è un tema che sorprende dato il severo regime della responsabilità civile (product liability) e il rischio di risarcimenti, anche punitivi, in sede di contenzioso. Per questo è necessaria una copertura contrattuale (condizioni di vendita) e assicurativa adeguata oltre, ovviamente, a una qualità prodotto e di produzione eccellente, avverte Cortarelli.
L'introduzione di nuove tariffe doganali e le spinte protezionistiche portano sempre più imprese italiane a stabilire una presenza produttiva o logistica in loco attraverso l'onshoring. Per mitigare i rischi geopolitici e l'instabilità delle catene di fornitura, la pianificazione strategica richiede un'analisi preventiva dei flussi commerciali molto più rigorosa rispetto al passato.
Come primo passo fondamentale, suggerisce l’avvocato, è necessario condurre uno studio di fattibilità mirato per valutare con precisione l'impatto dei dazi specifici applicati al proprio codice doganale. L'esperienza di Becker nell'assistere imprese italiane ed europee negli investimenti negli Stati Uniti evidenzia come la scelta della struttura societaria, della localizzazione e della strategia operativa debba essere affrontata sin dalle fasi iniziali del progetto. Successivamente, occorre selezionare con cura lo Stato americano più idoneo a livello industriale e logistico.
Infine, è indispensabile strutturare fin da subito una strategia legale per la protezione della proprietà intellettuale e per la conformità alle normative sui dati del mercato statunitense. «In casi sempre più crescenti, si è sviluppato un forte incremento di operazioni di m&a o joint venture da parte di aziende italiane», aggiunge Cortarelli. «Produrre direttamente sul suolo americano permette, inoltre, alle aziende di beneficiare dei massicci incentivi statali e federali legati alle nuove politiche industriali statunitensi. Al contempo, la presenza fisica riduce i costi logistici e i tempi di consegna, migliorando parecchio la reattività verso i clienti locali. Di conseguenza, il modello tradizionale della pura esportazione viene sempre più integrato o sostituito da strategie di insediamento industriale per difendere le quote di mercato strategiche». (riproduzione riservata)