Il discorso del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, al meeting di Rimini era stato preannunciato nei giorni scorsi come un intervento sulla sostenibilità del debito pubblico e lo sviluppo economico. Quelle presentate ieri, muovendo dal concetto dell'essenziale a cui è improntato il meeting, sono, invece, considerazioni generali che, certamente, possono ritenersi presupposti, condizioni e modalità per affrontare il debito e confermarne la sostenibilità, ma valgono soprattutto come stimoli ai decisori politici. Altro è, tuttavia, il merito specifico, la rerum essentia, per restare sul tema dell'incontro.
Certo è ineccepibile il quadro presentato dell'Europa, dei benefici tratti dall'integrazione comunitaria - che però andrebbero accompagnati, non solo dagli svantaggi competitivi rispetto agli Usa, dalla forte dipendenza dalla domanda estera, ma anche dai ritardi avvertiti dai cittadini e dalle illusioni alimentate nonché dalla totale disattenzione nei confronti del principio di sussidiarietà - fino al dato di un quinto in meno del reddito pro capite che si sarebbe registrato se non vi fosse stata l'integrazione. Naturalmente, come accennato, il «che fare» da parte dell'Unione è un aspetto fondamentale pure per le misure nazionali sul debito, per restare ancora nel tema preannunciato.
Lo è anche l'esigenza, che Panetta ritiene cruciale di una fiscalità centrale europea, così come, per connessione, lo sono gli auspicabili progetti di spesa comune, lo sviluppo di particolari settori, a cominciare dalle telecomunicazioni e, prima ancora, dall'Intelligenza artificiale, i desiderati progressi, finalmente, per il varo del mercato unico dei capitali. Come si potrebbero affrontare le transizioni ecologica e digitale senza l'Europa? Sono necessarie, ha detto Panetta, riforme profonde e ingenti investimenti. Non è una esigenza di cui solo ora si prende atto.
Ma è pensabile istituire un'autonoma capacità fiscale europea senza incidere sulla struttura istituzionale complessiva, sulla compartecipazione alla sovranità europea che in questo modo viene affermata? «No taxation without representation» è un principio cardine della democrazia. Condivisibile pienamente è il legame, su cui il governatore insiste, tra debito - da gestire oculatamente - produttività e crescita. Quest'ultima endiade è la chiave per affrontare con successo il problema del debito.
Ma, a ben vedere, lo si ripete (invano) da oltre venti anni, almeno dai governatori Fazio, Draghi e Visco, ma il toro non è stato finora preso per le corna dai policy maker. È importante ribadirlo? Sicuramente, ma sono anche necessari indicazioni più ravvicinate unitamente alla forza e al necessario pathos dell'argomentazione. Ma è anche necessario sottolineare l'urgenza e l'alta responsabilità politica dell'agire.
Operazioni finanziarie sul debito - numerosi essendo i progetti in passato avanzati, in particolare da questo giornale - che certamente non abbiano una pretesa palingenetica, non possono escludersi. Ma, senza drammi, occorre imprimere una svolta su questo tema, a maggior ragione perché, come il governatore ricorda, occorre pensare anche a dopo il periodo coperto dal Next Generation Eu.
Panetta ha ricordato la frase di Jacques Delors sulla necessità di avere, accanto ai pompieri, anche gli architetti per le nuove costruzioni: fuori di metafora, i primi per contrastare le crisi, i secondi per i progressi dell'Unione. Ma questi ultimi devono camminare sulle gambe dei cittadini per rimanere sulla carta e a livello di mere aspirazioni. Ciò vale per l'Unione, ma anche per il debito che ha bisogno di un'estrema operazione di parresia, non di bilanciamenti.
È di alto potere comunicazionale dire che l'ammontare degli interessi sul debito risulta pari a quello delle risorse necessarie per la scuola. Ma poi che si fa in concreto, non con le petizioni di principi? (riproduzione riservata)