Exor chiude un 2025 complicato. La holding guidata da John Elkann ha archiviato il bilancio dello scorso anno con un valore lordo degli attivi (Gross Asset Value) pari a 37,1 miliardi di euro e un Net Asset Value (Nav) di 33,2 miliardi, con una performance inferiore ai mercati globali. Il Nav per azione è infatti sceso dell’8,1% a fronte di un incremento del 5,4% dell’indice Msci World.
A pesare sono state soprattutto le difficoltà delle principali partecipate del gruppo, tra cui Stellantis e Ferrari, con le due realtà del settore dell’auto che hanno frenato la performance complessiva. Il valore della quota di Exor nella casa di Maranello è sceso dai 18,3 miliardi di euro del 31 dicembre 2024 ai 12 miliardi del 31 dicembre 2025, mentre il valore della partecipazione in Stellantis è sceso da 5,7 a 4,3 miliardi L’impatto negativo è stato solo in parte compensato dall’andamento positivo di Lingotto, dal contributo di Iveco, che però sta per essere ceduta agli indiani di Tata Motors, e delle società non quotate, oltre che dal programma di riacquisto di azioni proprie.
Proprio Lingotto si conferma uno dei pilastri della strategia: la piattaforma di investimento ha superato i 10 miliardi di dollari di asset in gestione, generando ritorni rilevanti per Exor grazie soprattutto agli investimenti nei mercati pubblici.
Sul fronte della struttura finanziaria, la holding della famiglia Agnelli-Elkann evidenzia una maggiore flessibilità grazie all’allungamento della durata media del debito. Il rapporto loan-to-value (Ltv) si attesta al 6,9%, ben al di sotto del target del 15%. Nel 2025 Exor ha registrato afflussi per 4,2 miliardi di euro e prevede ulteriori risorse dalle dismissioni annunciate.
Il consiglio ha proposto un dividendo di 0,49 euro per azione, per un esborso complessivo di circa 100 milioni, con pagamento previsto il 27 maggio. La cedola è invariata rispetto a quella dello scorso anno.
Guardando al futuro, l’amministratore delegato John Elkann ha delineato una strategia più focalizzata: «Stiamo semplificando il portafoglio e concentrando le nostre risorse su società di maggiori dimensioni, dove riteniamo di poter creare più valore».
In questa direzione si inseriscono gli accordi per la cessione delle partecipazioni in Iveco Group, Gedi (conclusa nella serata di lunedì 23 marzo), Lifenet e Nuo, operazioni che dovrebbero generare nel 2026 proventi per circa 2 miliardi di euro, con un multiplo superiore a 1,4 volte il capitale investito. Grazie a queste operazioni, la liquidità disponibile per nuovi investimenti salirà oltre i 3,5 miliardi di euro. Una dotazione che, nelle intenzioni del gruppo, consentirà di cogliere nuove opportunità di rilievo, in linea per dimensioni e ambizione con l’investimento in Philips. (riproduzione riservata)