Questa volta a essere venduto all’estero è un pezzo di storia dell’editoria italiana. La cessione di Gedi al greco Antenna Group - attesa nei primi mesi del 2026 per 140 milioni - è solo l’ultimo atto del copione (che per l’Italia segna un passaggio storico) messo in scena in questi anni da John Elkann con la sua Exor: il progressivo disimpegno dalle attività più radicate in Italia, dai quotidiani all’automotive e ai trasporti industriali, parallelamente alla riduzione dell’esposizione emotiva verso il Paese che per più di un secolo è stato il centro dell’impero Agnelli.
Per Carlo De Benedetti, storico editore di Repubblica, Elkann venderebbe anche perché in Italia «non ha consensi» ed è «poco amato» e che prima o poi si trasferirà a New York, dove è nato. In effetti John Elkann guarda molto agli Usa specialmente per il settore tech, digital e AI: è amico del fondatore di OpenAi Sam Altman ed è entrato nel board di Meta, accanto a Mark Zuckerberg.
Quella di De Benedetti è comunque la lettura di un «nemico» ma intercetta un sentimento dominante: il rapporto tra gli Agnelli-Elkann e l’Italia è ormai stravolto. Ma come si è arrivati a questa metamorfosi?
Fine degli anni ’90: Gianni Agnelli individua nel ventunenne nipote John, figlio di Margherita, il suo successore. Dal 2003, con la morte dell’Avvocato, Elkann conquista gradualmente la guida dell’impero: nel 2008 diventa presidente di Exor e nel 2011 amministratore delegato, e intanto assume il controllo della cassaforte Giovanni Agnelli bv. È in questi anni che il baricentro societario comincia a spostarsi all’estero, con Amsterdam che diventa il centro amministrativo della galassia.
Una dopo l’altra, le sedi legali di Fiat Industrial (oggi Cnh), della neonata Fca (dopo la fusione tra Fiat e l’americana Chrysler), oggi Stellantis, vengono trasferite nei Paesi Bassi. Anche Exor si riorganizza lì, e così Ferrari, pur mantenendo a Maranello la sede fiscale. È cambiato il modello: non è più una dinastia industriale italiana che si espande all’estero, ma una holding globale che mantiene in Italia solo una parte del business.
Parallelamente Elkann avvia una profonda razionalizzazione degli asset più tradizionali. La strategia di cessioni inizia con la vendita nel 2019 da parte di Fca (con Exor primo azionista) di Magneti Marelli per quasi 6 miliardi di euro alla giapponese Calsonic Kansei, controllata dal fondo americano Kkr. Il gioiello dell’automotive italiano oggi non se la passa bene e alcuni mesi fa in Usa ha chiesto l’amministrazione straordinaria (Chapter 11).
Nell’estate 2022 c’è la dismissione del riassicuratore PartnerRe al gruppo francese Covéa per 8,6 miliardi, una delle operazioni più grandi della storia di Exor. Da quel momento il ritmo accelera. Nel luglio 2024 Stellantis vende per una cifra mai dichiarata il 50,1% di Comau - società italiana specializzata nell’automazione industriale - al fondo americano One Equity Partners. E da qui a due anni Stellantis potrebbe uscire definitivamente.
Nel febbraio 2025 Exor vara la cessione del 4% di Ferrari e incassa 3 miliardi liberando risorse utili per i soci della Giovanni Agnelli bv, che racchiude i vari rami della dinastia Agnelli. La vendita avviene con il titolo ai massimi. Da allora il Cavallino, appesantito da una stagione negativa in Formula 1 e da un piano finanziario troppo prudente, soffre in borsa dove ha perso il 35% in un anno.
Ma è l’estate a mostrare un altro evidente segnale del distacco dall’Italia industriale. A luglio 2025 Exor cede Iveco all’indiana Tata Motors per 3,8 miliardi chiudendo così un capitolo storico della presenza Agnelli nel settore dei camion e degli autobus. Iveco Defence Vehicles - la divisione dedicata ai mezzi militari - resta invece in Italia: passa a Leonardo per 1,7 miliardi, che alla conclusione dell’operazione finiranno ad Exor e agli altri ex azionisti Iveco come maxi-dividendo straordinario.
Nello stesso periodo si moltiplicano le indiscrezioni su una possibile uscita dalle cliniche italiane di Lifenet Healthcare, una realtà da circa 400 milioni di fatturato, in cui Exor è entrata nel 2022: secondo più fonti, sarebbe pronta a vendere a Cvc il 60%. Poi c’è il capitolo calcio. John Elkann ha sempre negato di voler vendere la Juventus. Ma la squadra è in sofferenza e la società perde. Così con l’ultimo aumento di capitale si sono consolidati nuovi soci: il colosso delle stablecoin Tether, guidato da due tifosi italiani, Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, che con l’11,5% ottiene un consigliere nel board e venerdì 12 ha lanciato un’offerta non sollecitata sul 65,4% di azioni in mano a Exor valutando l’intera Juventus 1,1 miliardi.
Il percorso conduce infine a oggi, dicembre 2025, con la decisione di vendere Gedi al gruppo greco Antenna. Non solo Repubblica, le radio e il digitale acquisiti nel 2020 ma anche il quotidiano torinese La Stampa, che appartiene da un secolo alla famiglia Agnelli. Il passaggio di controllo del gruppo, accompagnato da scioperi (la Stampa non è uscita giovedì 11, Repubblica non è in edicola sabato 13) e polemiche, chiude un altro ciclo: gli Agnelli-Elkann vogliono lasciare l’editoria, forse l’ultimo presidio della dimensione pubblica italiana del gruppo.
In totale, dal 2022 a oggi, le cessioni hanno generato per Exor oltre 17 miliardi di euro. Sul fronte opposto, gli investimenti sono stati molto più selettivi e contenuti, per un totale inferiore agli 8 miliardi. Il portafoglio si è orientato con decisione verso la salute, la tecnologia, l’asset management.
Nel 2022 l’entrata in Lifenet con una quota del 45% per 67 milioni e poi l’investimento da 1,8 miliardi per il 10% del francese Institut Mérieux. Nel 2023 nasce a Londra Lingotto Investment Management, con oltre un miliardo di dotazione iniziale, seguito da 400 milioni investiti nei fondi della nuova piattaforma. Nello stesso anno Exor entra in Philips, multinazionale olandese quotata a Wall Street, acquisendo il 15% per 2,8 miliardi. La quota sale al 17,5% nel maggio 2024 con 622 milioni e poi ancora al 19% l’anno dopo, con circa un miliardo in più investito. A ciò si aggiunge il sostegno agli aumenti di capitale della Juventus: 200 milioni nel 2023 e 100 nel 2025).
Un altro miliardo invece è finito in tasse: nel 2022 Exor si accorda con il fisco italiano dopo lo spostamento della sede legale in Olanda: maxi-transazione da 746 milioni, mentre la controllante Giovanni Agnelli bv ne pagherà altri 203. Oggi la holding dispone di 4 miliardi di cassa, per la «grande acquisizione» nei settori hi-tech, health o luxury annunciata da tempo ma non ancora concretizzata.
Se dal punto di vista industriale e finanziario la testa di John Elkann è sempre più globale, a trattenerlo in Italia sono le vicende ereditarie. Elkann ha concluso un accordo con la Procura di Torino per svolgere dieci mesi di servizi sociali, dopo aver versato 183 milioni al Fisco nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità della nonna Marella Caracciolo, la vedova di Gianni Agnelli. Manca però ancora l’ok del gip. E poi c’è la causa civile in corso a Torino (oltre che in Svizzera), che durerà ancora anni. Indipendentemente da dove risiederanno Exor e lo stesso Elkann. (riproduzione riservata)