Nel 2025 Acciaierie d’Italia produrrà tra i 3,6 e i 4 milioni di tonnellate, raddoppiando il risultato dello scorso anno. Questo grazie agli ulteriori 250 milioni di euro (che arrivano così a 400) stanziati dal governo con il dl per assicurare continuità operativa e occupazionale degli impianti ex-Ilva. Lo hanno spiegato i commissari straordinari di AdI Giovanni Fiori, Davide Tabarelli e Giancarlo Quaranta, in audizione in commissione Industria al senato sul provvedimento.
Ci sono anche risultati concreti che permettono al polo siderurgico di puntare al raddoppio quest’anno. Non solo, precisa Quaranta, in 12 mesi sono stati riattivati il secondo altoforno e quelli ausiliari, consentendo così di raggiungere una produzione giornaliera di 9.500 tonnellate di acciaio. Ma soprattutto AdI ha riacquisito il 95% dei clienti storici dell'azienda, tanto che per i prossimi 3 mesi ha un portafoglio ordini di 740mila tonnellate a un prezzo medio di 638 euro per tonnellata. Frena un pochino gli entusiasmi Fiori, evidenziando che restano comunque difficoltà e complessità per la società, che raggiunge la sostenibilità economica con una produzione di 5 milioni di tonnellate annue. Un gap da 1 milione ancora da colmare.
Con questi presupposti, non certo negativi, l’ex-Ilva attende di conoscere il suo prossimo proprietario, con il governo che ha prorogato ancora la procedura di vendita dal 31 gennaio al 14 febbraio. Le offerte di acquisto arrivate sono dieci, ma quelle relative all’acquisizione di tutti gli asset sono solo tre: una della compagnia azera Baku Steel, un’altra dell’indiana Jindal Steel e la terza del fondo d’investimento Usa Bedrock Industries.
Nessuna delle offerte però si avvicina agli 1,5 miliardi auspicati dall’esecutivo per il gruppo siderurgico, in quanto ritenuti necessari per il mantenimento della società e dei suoi 10 mila occupati. E allo stesso tempo «lo Stato non rimarrà nell’azionariato» di AdI, ha assicurato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Ecco che forse la proroga della procedura e l’attesa di un rilancio delle offerte nasconde l’auspicio del governo per un impegno massimo da parte dei privati.
Intanto, a proposito sempre di proroghe, «la riapertura dei termini della rottamazione è una cosa che si può valutare, ovviamente con tutte le cautele delle coperture finanziarie» e previo semaforo verde della Ragioneria. Queste le parole del viceministro dell'Economia Maurizio Leo che fanno riferimento all’emendamento, a firma Lega, al dl Milleproroghe che riguarda la proroga della rottamazione al 31 dicembre 2023 confermando il pagamento in 18 rate. Laddove invece è stato valutato improponibile l’emendamento leghista che prevedeva la possibilità di pagare il dovuto in 120 rate. La novità verrà presto a galla: il testo è atteso in aula al Senato la settimana del 10 febbraio e il governo vi porrà la questione di fiducia, per accelerare l’iter parlamentare in vista della scadenza per la conversione del dl il 25 febbraio. (riproduzione riservata)