La maxi causa da oltre 7 miliardi intentata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia contro ArcelorMittal e l’ex management, rivelata da MF-Milano Finanza, non è soltanto un’azione di responsabilità destinata a durare anni nelle aule del Tribunale di Milano. È anche una mossa che cambia l’equilibrio finanziario del polo siderurgico e rende più vicina la cessione degli asset al fondo americano Flacks Group, oggi in trattativa esclusiva sul dossier.
Nell’atto di citazione depositato al Tribunale meneghino, i legali dei commissari chiariscono che l’azione giudiziaria ha una «funzione esplicita di tutela» non solo della società, ma anche dei creditori. Ed è proprio questo passaggio a spiegare perché la causa rappresenti un tassello decisivo nella costruzione di un perimetro ripulito per il futuro acquirente.
Secondo l’accusa, Acciaierie d’Italia sarebbe stata già dal 2021 in una condizione di insolvenza prospettica irreversibile, aggravata da una gestione che ha continuato a operare come se la continuità aziendale fosse garantita, traslando però il rischio d’impresa sui creditori.
La causa, dunque, non è solo una rivendicazione ex post. È anche lo strumento con cui la procedura cerca di ricostruire una prospettiva di soddisfacimento del ceto creditorio, oggi davanti a uno stato passivo che supera i 5,6 miliardi di euro, (al netto di rettifiche e verifiche) mentre l’attivo patrimoniale, come emerge dalle relazioni richiamate nell’atto, viene stimato in modo volutamente prudenziale in un valore simbolico.
In questo quadro, l’aspettativa di un risarcimento potenziale da 7 miliardi assume un ruolo centrale. Non perché l’esito della causa sia scontato – anzi – ma perché introduce una fonte di recupero futura esterna alla gestione industriale, capace di riequilibrare il rapporto tra passivo e prospettive di soddisfazione dei creditori. Un elemento che, inevitabilmente, riduce il rischio percepito da chi si appresta a rilevare gli impianti.
Accanto a questo profilo, l’atto fa emergere altri elementi della strategia «predatoria» di ArcelorMittal. Uno in particolare riguarda il danno da perdita di opportunità industriali. I commissari sostengono che l’adozione del modello di business imposto dal gruppo indiano abbia reso Acciaierie d’Italia «strutturalmente incapace di operare in autonomia» già al momento del deconsolidamento dal gruppo, compromettendo qualsiasi alternativa industriale successiva, inclusa la possibilità di attrarre investitori.
Se il Tribunale accoglierà anche solo in parte l’impostazione dei commissari, la causa potrà diventare il vero paracadute finanziario dell’operazione ex Ilva. Ed è anche per questo che, paradossalmente, una citazione da 7 miliardi potrebbe rivelarsi il passaggio decisivo per chiudere una vendita che, da anni, sembrava impossibile. (riproduzione riservata)