Negli ultimi tempi il pessimismo sull’Europa sembra quasi l’atteggiamento predefinito. Eppure, basta andare oltre la superficie per capire che spesso è mal riposto. Le sfide complesse che deve affrontare non dovrebbero oscurare gli elementi a suo favore, a partire dal convincente piano di riforme di Mario Draghi e dalla chiarezza politica sulla necessità di attuarlo. Se a questo si aggiungono altri venti macroeconomici favorevoli, in particolare la significativa espansione fiscale in Germania, emerge un’opportunità concreta che l’Europa può cogliere.
Il quadro, secondo quanto pubblicato su Linkedin da Anthony Gutman, co-chief executive officer di Goldman Sachs International e global co-head of Investment Banking di Goldman Sachs, non è così cupo come molti sostengono. Sono tre, in particolare, i motivi di ottimismo sui quali l’Europa può costruire un vero momentum, a condizione che continui ad avanzare con urgenza nei suoi progressi.
Gli investitori cercano sempre più diversificazione e valore, mentre ci allontaniamo da un mondo di tassi a zero, rendimenti del tech sempre elevati e ritorni modesti nella «vecchia economia». Questi trend, insieme all’incertezza legata alla disruption dell’AI, hanno alimentato la recente rotazione dei mercati, spingendo gli investitori verso le industrie del «mondo reale» in cui l’Europa annovera leader globali.
«Abbiamo, infatti, registrato 15 miliardi di dollari di flussi in entrata da investitori esteri verso l’azionario europeo nell’ultimo mese, quasi un record negli ultimi quattro anni, che si aggiungono ai 130 miliardi di dollari di flussi tra gennaio 2025 e gennaio 2026.
Senza contare l’attrattività dell’Europa come giurisdizione stabile a differenza di altre parti del mondo, caratterizzate dalla volatilità: le nostre aspettative di crescita costante del pil, tassi di interesse stabili e un euro più forte», continua Gutman, «contribuiscono a delineare un contesto prospettico favorevole».
Molti diranno che questo dibattito non è nuovo e che abbiamo già parlato della necessità di una maggior unità economica in Europa. Ma questa volta il cambio di mentalità sembra andare oltre le dichiarazioni di principio. Sono in corso progressi tangibili per costruire scala nell’Ue – e nel Regno Unito, del resto – e per sviluppare capacità domestiche nei settori in cui è necessario essere più autosufficienti.
«Ne siamo direttamente testimoni. Lo scorso anno abbiamo sostenuto una joint venture innovativa tra Thales, Leonardo e Airbus, che ha dato vita a un nuovo attore autenticamente europeo nei sistemi spaziali e satellitari. E le imprese europee non stanno crescendo solo all’interno dei confini dell’Ue», ricorda il co-chief executive officer di Goldman Sachs International.
Non solo. Il completamento, da parte di Santander, della più grande acquisizione mai realizzata di una banca statunitense da parte di un’istituzione europea, all’inizio di questo mese, dimostra che l’ambizione delle aziende europee può eguagliare quella delle maggiori economie mondiali.
Tutto questo sta producendo risultati concreti per gli investitori globali. Per dare un ordine di grandezza, le banche europee hanno generato oltre il 245% di rendimento totale negli ultimi quattro anni; nello stesso periodo, le Magnifiche 7 hanno offerto il 90%. Nell’arco temporale considerato, l’Europa nel suo complesso ha registrato un rendimento totale del 45% contro il 22% dell’Msci China.
Senza dubbio l’Europa è stata storicamente un’eccezione globale per il peso regolatorio sulle imprese. «Lo constatiamo direttamente e lo sentiamo dai clienti che consigliamo e in cui investiamo. Ma ci sono segnali che la direzione stia cambiando. Continuiamo a osservare progressi nel ridurre le frizioni e semplificare le regole in ambiti come Esg, reporting e vigilanza», osserva Gutman.
Il pacchetto della Commissione Europea sull’integrazione dei mercati rappresenta un passo significativo verso la creazione di un’Unione del risparmio e degli investimenti e verso l’obiettivo di far fluire il capitale privato in tutta Europa. Inoltre, la proposta del «ventottesimo regime», attesa il mese prossimo, potrebbe offrire alle imprese un percorso attraente per evitare la complessità di quadri normativi nazionali separati, purché sia fondata sulla semplicità e non su un eccesso di regolamentazione.
«Agire con rapidità è essenziale, perché il mondo non resta fermo. È giusto che i leader riflettano in modo creativo su come mantenere i progressi anche in assenza di un allineamento completo. Non condivido, però, pienamente la critica di un cambiamento cronicamente lento nell’Ue: riforme serie in un’unione di 27 Paesi richiedono, a ragione, tempo per analisi e confronto», sostiene Gutman.
In definitiva, guardando all’Europa con i suoi 450 milioni di abitanti, il 15% del pil globale e talenti di livello mondiale, «non c’è motivo per cui il Vecchio Continente non possa competere sulla scena internazionale. Se saprà mantenere lo slancio economico e l’energia riformatrice, le ragioni per essere ottimisti non mancheranno», conclude Gutman. «È il momento di raccontare la storia dell’Europa al resto del mondo. Ed è il momento dell’azione». (riproduzione riservata)