«Quando entrano in Elite, le aziende hanno accesso a un programma pratico e pragmatico», che «alza il livello della loro ambizione». A parlare è Marta Testi, ceo del programma di Euronext nato per affiancare le piccole e medie imprese nella crescita di lungo periodo con la possibilità di arrivare anche all’ipo.
Ed è proprio la cornice della Borsa di Milano dove ieri si è tenuta la sesta edizione dell’Elite Day, il «think tank strategico» incentrato sul futuro dell’industria italiana.
Elite è l’ecosistema nato nel 2012 all’interno di Piazza Affari e dal 2015 si è allargato agli altri Paesi europei come Belgio e Francia. Ma delle quasi 2.000 aziende che vi orbitano e che hanno finora generato un aggregato di oltre 206 miliardi più di 1.600 sono italiane. Il che fornisce uno speciale osservatorio sulle esigenze e sui problemi che affiggono le pmi tricolore, come l’invecchiamento della governance e la conoscenza limitata degli strumenti finanziari. Tra questi c’è anche l’utilizzo del debito strutturato, cioè l’emissione di bond e mini bond (Elite ha partecipato a diversi basket bond) o l’avvio di «partnership strategiche e industriali con altre aziende».
Il Testo Unico della Finanza recentemente approvato dal governo contiene una sezione specifica dedicata alle pmi, «un qualcosa di cui avevamo bisogno», commenta Testi. «Ma la definizione di piccola e media impresa può rendere difficile per alcune aziende, che non sono magari più pmi in senso stretto, il poter accedere agli strumenti di finanza comunitaria. Invece, se si allargasse anche solo di poco il concetto, tante società ne potrebbero ancora beneficiare». (riproduzione riservata)