Mentre è aperta la questione delle possibili dimissioni della presidente Christine Lagarde, la Bce è impegnata in due iniziative, benché diverse tra di loro per importanza, molto rilevanti per il futuro dell’istituzione: la realizzazione dell’euro digitale e le misure da assumere, per la parte di competenza, per una internazionalizzazione della moneta unica. Quanto alla moneta digitale, di essa finalmente si è tornato parlare con un approccio alla concretezza, dopo la scelta dell'Europarlamento per una digitalizzazione on line e off line superando le obiezioni di coloro che sostenevano la sola realizzazione di quest'ultima modalità; ora bisogna che si apra una discussione sul regolamento da adottare per la nuova emissione.
I vantaggi di quest’ultima sono ormai noti: gratuità, trasparenza, inclusività, correttezza, funzione antiriciclaggio, etc... È pure ormai chiara la motivazione che viene prima di tutte, la tutela della sovranità monetaria europea di fronte al ruolo sempre più espansivo che assumono in Europa le imprese estere operanti nel sistema dei pagamenti e difronte allo sviluppo delle cripto attività, in particolare nella forma di stablecoin, anche nel campo di quest’ultimo sistema.
L’ipotesi che viene ora confermata è l’entrata in vigore della nuova forma monetaria a metà del 2029, ma secondo quanto avrebbe sostenuto Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, i fornitori di servizi di pagamento avrebbero la possibilità di utilizzare la rete di accettazione in Europa prima dell'adozione di tale innovazione monetaria.
Gli aspetti tecnologici ai quali si sta lavorando sono ovviamente complessi; ma non va trascurata l’importanza del merito della regolamentazione del nuovo segno monetario. Si tratta di moneta legale, ma difficilmente potrebbe avere una funzione liberatoria come quella cartacea come anche la connessa previsione della non possibilità del rifiuto. Ma poi emissione, circolazione, estinzione della possibilità di utilizzo, nonché i controlli hanno, tutti, bisogno di una disciplina chiara, di facile comprensione, che stabilisca pure le procedure per le eventuali contestazioni.
Insomma si tratta di regolamentare il già noto e antivedere quelle che potranno essere le insorgenze. Sono regole che devono sintetizzare aspetti giuridici e istituzionali con le misure tecnologiche. Poi, a un più alto livello, occorrerà valutare quali potranno essere gli impatti sulla politica monetaria e sul sistema dei pagamenti con riferimento alle funzioni di una Banca centrale e a quelle di Vigilanza bancaria. Basta ricordare che per l’emissione della lira era stato adottato un corposo Testo unico che prima riguardava i tre istituti di emissione (Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banca d'Italia) poi solo quest’ultima. Fondamentali saranno l'informazione e la comunicazione che andrebbero sin d’ora attivate muovendo dal presupposto che non si torna indietro, sempreché ciò sia confermato. Quanto all’internazionalizzazione dell’euro, siamo alle prime ipotetiche misure indicate dalla presidente Lagarde riguardanti la concessione di anticipazioni ad altre Banche centrali.
È un obiettivo non facile che dipende dalla politica monetaria e dall’andamento del cambio, oltreché ovviamente dall’emissione della moneta comune, ma dipende anche, e forse prima ancora, dalla forza economica e finanziaria dell'area. Perciò la Commissione Ue, prima di redigere programmi concernenti l’euro farà bene a concentrarsi sulle misure di competenza. Potrebbe anche essere la circostanza per valutare, pur nella sua evidente complessità, una più esplicita funzione della Bce quale prestatrice di ultima istanza.
Sono temi inquadrabili nelle relazioni internazionali di cui è molto probabile che si parlerà al congresso Assiom Forex di Venezia del 20 e 21 febbraio. (riproduzione riservata)