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Ets salpa anche in Italia

Bruxelles fa luce sul sistema di scambio delle emissione delle navi

Ets salpa anche in Italia

pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 024 pag. 15 del 02/02/2024

Nel registro tricolore iscritte 132 shipping company. Infondati i timori di più costi per il porto di Gioia Tauro: a gennaio traffico container cresciuto del 20%

Bruxelles fa finalmente luce sulle emissioni. Il 31 gennaio, ultimo giorno utile, la Commissione Europea ha infatti provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Ue dell'atto esecutivo che indica a quale autorità di riferimento dovrà far capo ogni compagnia di navigazione quanto alla normativa sull'Emission Trading System. A chi, cioè, andranno riconsegnate le quote d'emissione, corrispondenti alle emissioni rilasciate durante un anno solare dopo aver fatto scalo in porti europei. Il Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra dal 1° gennaio è applicato infatti anche al trasporto marittimo.

Per ogni paese del Sistema economico europeo (See) vengono elencate le shipping company che ad esso faranno riferimento. Nella lista rientrano le società in esso registrate e, quanto alle extracomunitarie, quelle che nel paese hanno effettuato negli ultimi quattro anni il maggior numero di toccate (l'aggiornamento è previsto su base biennale).

Alcune incongruenze sono però saltate all'occhio di un esperto come Mattia Ferracchiato, head of carbon markets di Barry Rogliano Salles, che ha ad esempio notato che «l'Ism company o Technical Manager è elencato invece dell'atteso Registered Owner» rimescolando quanto sembrava chiaro negli ultimi mesi del 2023. Secondo Ferracchiato, poi, i numeri non tornano, perché alcune aziende non sono presenti o sono duplicate sotto due diversi paesi Ue.

Ad ogni modo il podio dei paesi maggiormente responsabili di compagnie di navigazione, classifica che potrebbe pesare poi sulla ridistribuzione dei proventi ricavati dalla vendita delle aste Eua (Emission Unit Allowances), è composto da Grecia (707), Spagna (450) e Germania (283). La distribuzione sembra essere stata fatta usando un algoritmo sviluppato dalla European Maritime Safety Agency che però, secondo Ferracchiato, «potrebbe aver interpretato i diversi scali di molte navi ad Algeciras, in Spagna, per il rifornimento, come porto commerciale di scalo. Altrimenti non si spiega l'enorme incremento di aziende non europee che dovranno aprire un conto di deposito (Moha) a Madrid». L'Italia di società armatoriali iscritte ne ha 132. Non tutti i paesi avranno aziende shipping sotto la loro vigilanza: saranno infatti 23 su 30 i paesi che riceveranno quote di emissioni Eua dagli armatori a settembre 2025.

I tanto temuti effetti sul porto italiano di Gioia Tauro, che si occupa quasi esclusivamente di trasbordo di container, nel primo mese dell'anno non ci sono stati. Anzi i traffici al contrario sono aumentati parecchio. Ad annunciarlo è stato il presidente dell'Autorità di sistema portuale calabrese che governa lo scalo dicendosi lui stesso sorpreso del fatto che «a gennaio la movimentazione di contenitori sia balzata del 20%, toccando quota 309mila Teu». Si tratta di un incremento significativo sul primo mese del 2023 che a sua volta era stato un anno record, con oltre 3,5 milioni di container Teu imbarcati e sbarcati.

Agostinelli spiega come «il dato si basi su un gennaio 2023 non esaltante e sullo spostamento a Gioia Tauro di una linea di Msc che l'anno scorso scalava a Malta. Nondimeno 309 mila contenitori non sono pochi, e il dato certo ci conforta». Cautela, quindi, ma il presidente della port authority non nasconde un certo ottimismo: «È presto per dire se l'impatto dell'Ets sarà meno forte di quanto temuto e se lo sarà per tutti i porti europei o solo per alcuni. Ma è un fatto che le linee di Msc e del gruppo Grimaldi che poggiavano su Gioia Tauro nel 2023 sono state tutte confermate per il 2024. E il fatto che due player di questo calibro, già primari clienti dello scalo, continuino a riporvi fiducia e a investirvi è un segnale positivo».

L'incertezza semmai viene dalla situazione geopolitica extraeuropea, anche se pure in questo caso Agostinelli non pare per ora spaventato: «Preoccupato sì, per forza. È un fatto che la crisi del Mar Rosso abbia ridimensionato la centralità del Mediterraneo, accrescendo l'importanza degli scali della parte occidentale, a partire da Algeciras. Ma, come detto, in questo contesto mi pare che chi negli anni scorsi ha puntato su Gioia Tauro sia rimasto soddisfatto, al punto da voler restare malgrado Ets o Houthi». (riproduzione riservata)



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