Più volte gli eredi Del Vecchio (in particolare il quartogenito Leonardo Maria) hanno annunciato o fatto trapelare che l’accordo sull’esecuzione dell’eredità del padre, Leonardo Del Vecchio, fosse dietro l’angolo. Ma a oltre due anni dalla scomparsa del geniale imprenditore dell’occhialeria – che da una piccola officina con sette operai ha creato un colosso da oltre 200 mila dipendenti e più di 25 miliardi di euro di ricavi – si discute ancora sulla governance e sul cambio dello statuto di Delfin. È un passaggio operativo centrale perché dallo snodo lussemburghese dipendono a cascata la provvista per comprare il pacchetto multimilionario di azioni EssilorLuxottica (con pagamento delle tasse annesse) da dare al delfino del fondatore, Francesco Milleri e l’assegnazione (sempre come legato) di una parte delle proprietà immobiliari destinate alla vedova Nicoletta Zampillo.
L’ok al legato per Milleri e il cambio dello statuto sono anche una leva per alcuni eredi per ottenere maggiore considerazione e peso nel futuro della gestione della galassia Delfin. Con qualche distinguo (in particolare sulle tasse di successione), Leonardo Maria, il primogenito Claudio, la secondogenita Marisa e la Zampillo sono disposti ad aprire il portafoglio – dopo congrua distribuzione dei dividendi – per comprare 1,7 milioni di titoli Essilux (400 mila azioni già girate) da oltre 350 milioni di euro destinato a Milleri. Contrari invece sono la terzogenita Paola e i due figli eredi più piccoli, Luca e Clemente, nati dalla relazione di Del Vecchio con Sabina Grossi. Azioni e tasse a Milleri e passaggio delle case alla Zampillo chiuderebbero finalmente l'esecuzione dell’eredità. Ma il legato per Milleri passa dalla distribuzione di cedole multimilionarie (il cui ammontare minimo è fissato nel 10%) e per aumentare il payout servono delle maggioranza qualificate. Divergenze e regole statutarie si mettono di mezzo all’esecuzione del testamento.
La soluzione della dynasty non pare dietro l’angolo. Per tre motivi. Il primo è che per modificare lo statuto di Delfin serve una maggioranza dell'88%. È una regola voluta proprio da Del Vecchio per evitare future liti e veti incrociati fra i tre diversi gruppi di eredi, in modo da costringerli a decisioni condivise. Di fatto, questa norma congela al momento la governance e l’incarico a vita da presidente per Milleri. Il secondo motivo è la diversità generazionale, di bisogni e sensibilità fra gli eredi. Fra Claudio e l’ultimogenito Clemente, per esempio, ci sono 47 anni di distanza. La diversità si manifesta non solo nella differenza di vedute sul cambio delle regole societarie di Delfin, ma anche nella gestione del futuro di alcuni beni simbolici, come la casa di Agordo. Un’abitazione di montagna inglobata nel comprensorio della fabbrica di via Valcozzena dove sono cresciuti i primi tre figli del fondatore di Luxottica. Una vita. È un immobile che Claudio, Marisa e Paola vogliono lasciare così com’è e che invece il presidente e ceo di Essilux Milleri e Leonardo Maria (che del gruppo è chief strategy officer) vorrebbero trasformare come un luogo di «memoria», a testimonianza di come si viveva negli anni ‘70-’80. Casa e fabbrica, un luogo da cui trarre insegnamenti anche per gli esterni.
Sulle regole di governance, Marisa Del Vecchio (classe 1958, di un anno più giovane di Claudio) – alla guida del Museo dell'Ottica ad Agordo – è quella che fra i sei figli ha vissuto più a contatto con il padre in azienda ed è la fedele custode del pensiero e della visione del fondatore nella gestione della cassaforte Delfin. È poco incline, dunque, a cambiare l’impianto disegnato da Leonardo Del Vecchio che voleva che la famiglia restasse fuori dalla gestione degli affari aziendali, compito da affidare invece ai manager. Ma questo significa un muro alle richieste dei piccoli Luca e Clemente (a cui è allineata Paola) di introdurre un mandato temporale per i membri del board della holding che ora funziona come un trust. Il terzo motivo è che ci sono delle difficoltà concrete all’orizzonte che non aiutano certo il dialogo e l’approdo ad una soluzione. Al Tribunale di Milano è in corso un contenzioso civile scattato dopo le opposizioni del luglio scorso allo stato di graduazione dell’eredità e che vede Milleri contro alcuni eredi (che oltretutto sono anche i suoi azionisti).
Nella stesso giudizio c’è anche la Zampillo che vuole tutelare la sua parte di legato sulle case di Milano, Roma e Beaulieu sur Mer (le due cause sono state riunite). Dopo la prima convocazione di inizio aprile, ad ottobre ci sarà la seconda udienza. A latere, dopo il complesso inventario, è scoppiato un altro contenzioso civile fra la famiglia e Mario Notari. È il notaio di fiducia di Del Vecchio (a cui il miliardario aveva affidato il testamento e che siede anche nel board di Delfin) che lo stato di graduazione lo aveva stilato. I motivi della nuova querelle legale? La presentazione di una parcella troppo alta. Così la pratica della successione è stata affidata ad un altro notaio milanese, Cesare Gattoni.
Milleri poi vuole portare a termine le volontà affidategli da Del Veccho sullo Ieo, Mediobanca e sul traghettare Essilux nelle mani di un nuovo manager capace di guidare il primo gruppo italiano. L’indiziato principe è Leonardo Maria. Ma saranno tutti d’accordo? Sullo sfondo c’è l’interesse di Meta. Con un investimento del 3-5%, la casa madre di Facebook punta ad entrare nel capitale di Essilux come secondo azionista dietro a Delfin. Il 5% di Essilux vale circa 5 miliardi, un terzo della spesa annuale per investimenti di un colosso che vale 1.200 miliardi di dollari. In prospettiva, come spiegato anche dallo stesso Milleri, gli smart glasses di Essilux potrebbero diventare i nuovi smartphone e potenzialmente, dal punto di vista industriale, una divisione di Meta. Cosa farebbero i giovani eredi che hanno tutta una vita e strade imprenditoriali da costruire se Mark Zuckerberg decidesse un domani di lanciare un’opa sul campione mondiale dell’occhialeria? (riproduzione riservata)