John Elkann raggiunge un accordo con la procura di Torino ottenendo la «messa in prova» ed evitando così un eventuale processo per presunta evasione fiscale e frode ai danni dello Stato legato alla residenza fiscale e alle tasse di successione della nonna Marella Caracciolo, la moglie di Gianni Agnelli, l’Avvocato storico presidente della Fiat.
Elkann ha ottenuto il parere favorevole della procura dopo aver versato all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di euro tra imposte e tasse evase, con le relative sanzioni, sulla base dei verbali di constatazione notificati dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Torino. L’accordo è stato comunicato dal procuratore della Repubblica di Torino Giovanni Bombardieri lunedì 8 a borsa chiusa.
«Sul piano della posizione reddituale e patrimoniale di Marella Caracciolo, allo stato degli atti, risultano accertati redditi non dichiarati ai fini Irpef per un importo complessivo di circa 248,5 milioni nonché una massa ereditaria non sottoposta a tassazione per un valore pari a circa 1 miliardo», è scritto nella nota della procura di Torino che sottolinea come le indagini abbiano «permesso, sempre allo stato degli atti, di ricostruire come fittizia la residenza svizzera di Marella Caracciolo in relazione ai fatti in contestazione».
Secondo il legale dei fratelli Elkann Paolo Siniscalchi, le determinazioni dei pm «aprono la possibilità di concludere con celerità e definitivamente una vicenda dolorosa, evitando ulteriori conseguenze sul piano personale e familiare», come aveva già sottolineato in una nota di agosto. «La richiesta di John Elkann di messa alla prova si colloca in questo quadro e non comporta, come del resto la definizione con il fisco, alcuna ammissione di responsabilità», continua l’avvocato Siniscalchi.
«Sul tema della residenza di Marella Agnelli, sempre nello spirito di leale confronto tecnico che ha caratterizzato il rapporto con i pubblici ministeri», il legale degli Elkann sottolinea che «Donna Marella era residente all’estero sin dagli anni Settanta e tale scelta non è mutata negli ultimi anni di vita, quelli oggetto di indagine, condizionati dall’aggravamento delle sue condizioni di salute».
La transazione con il Fisco era propedeutica a un accordo anche con gli inquirenti torinesi per poter mettere fine a un procedimento penale che quasi certamente avrebbe comportato un rinvio a giudizio per il numero uno di Stellantis, con i conseguenti rischi di una condanna.
La messa in prova è un istituto che prevede – in certe condizioni, per chi è incensurato – di poter escludere le conseguenze penali di un presunto reato accettando di compiere per almeno un anno lavori di pubblica utilità al termine del quale, se giudicato positivamente, il reato si estinguerà.
Per il fratello Lapo Elkann e per la sorella Ginevra Elkann invece i pm hanno chiesto l’archiviazione, così come per il notaio svizzero Urs von Grünigen. Per l’altro indagato, il commercialista torinese Gianluca Ferrero i pm hanno espresso parere favorevole al patteggiamento.
Chiuse invece le indagini per la parte dell’inchiesta che vede indagato per falso ideologico in atto pubblico il notaio torinese Remo Morone per la presunta «anomalia o falsità» dei documenti societari della Dicembre, la società semplice alla base dell’impero Exor, di cui John Elkann è socio di maggioranza.
Ora toccherà al gip valutare l’accordo tra la procura e l’indagato e mettere così il sigillo finale all’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Torino Marco Gianoglio e dai pm Mario Bendoni e Giulia Marchetti con la Guardia di Finanza del capoluogo piemontese, che dagli inizi del 2024 hanno ricercato il patrimonio estero di Gianni Agnelli, passato poi alla moglie Marella Caracciolo recuperando le tracce di circa 700 milioni di euro depositati in due trust delle Bahamas, oltre a opere d’arte e gioielli. Ora la quantificazione completa: circa 1 miliardo di euro la massa ereditaria sottratta a tassazione, oltre ai 248 milioni di euro di redditi non dichiarati (dalla figlia prendeva un vitalizio di 7 milioni l’anno).
Secondo una nota dell’avvocato di Margherita, Dario Trevisan, le richieste di messa in prova di Elkann e di patteggiamento di «comportano, nella sostanza, una inequivocabile ammissione di responsabilità e acquiescenza rispetto ai fatti contestati, evidentemente nella consapevolezza di John Elkann e di Gianluca Ferrero dell’insussistenza dei presupposti per ottenere una sentenza assolutoria. Ne risulta confermata, tanto in sede tributaria, quanto in quella penale, la gravità delle condotte illecite poste in essere anche a danno di Margherita Agnelli, con rilevanti ripercussioni sui procedimenti civili pendenti in Italia e in Svizzera».
L’inchiesta era partita in seguito a un esposto presentato dalla figlia Margherita Agnelli de Pahlen (attraverso il suo avvocato Dario Trevisan), che contesta la legittimità della successione in capo ai figli con i tre testamenti svizzeri della madre, rivendica la sua qualità di erede e la nullità dell’accordo transattivo e del patto successorio del 2004 che la esclusero dalle successioni dei genitori in cambio di 1,3 miliardi di euro tra cash, immobili e opere d’arte.
Margherita sostiene che le sono stati tenuti nascosti i patrimoni all’estero e che non sono validi i patti del 2004, e inoltre che comunque andrebbe applicata alla successione della madre la legge italiana e non quella svizzera, perché Donna Marella sarebbe effettivamente stata residente in Italia, almeno nell’ultimo decennio prima della morte avvenuta nel febbraio 2019, e non nel Paese elvetico.
Proprio la residenza italiana della madre è stata al centro dell’esposto di Margherita. Partendo dalle indicazioni di Margherita, I magistrati avevano ipotizzato in capo ai tre fratelli Elkann il mancato pagamento delle imposte della nonna sul vitalizio versato ogni anno da Margherita alla madre e poi una presunta evasione delle imposte di successione in Italia. In quest’ambito avevno anche ottenuto dal gip un decreto di sequestro preventivo per 74,8 milioni di euro.
Le carte ora finiranno nella causa civile in corso a Torino, dato che lo scorso dicembre il giudice civile Nicoletta Aloj aveva ammesso che le carte dell’inchiesta penale venissero introdotte nel procedimento civile: un punto a favore di Margherita Agnelli che punta a far regolare la successione della madre secondo il diritto italiano, che non prevede i patti successori.
«I Giudici del procedimento civile di Torino, in particolare, acquisiscono oggi un’ulteriore e inequivoca conferma non solo dell’esistenza del piano fraudolento ideato ed attuato ai danni di Margherita Agnelli sin da dopo la morte del padre», continua la nota diffusa lunedì 8 dall’avvocato Trevisan, «ma anche del fatto che Marella Caracciolo avesse la propria residenza effettiva in Italia e che la sua eredità debba essere regolata dalle leggi successorie, oltreché fiscali, italiane. Leggi volte anche ad assicurare un equo trattamento di tutti i figli di Margherita Agnelli e a determinare la modifica radicale degli assetti proprietari della Dicembre. Proprio in relazione alla Dicembre», continua Trevisan, «in sede civile assumeranno rilievo anche gli elementi acquisiti dalla Polizia Giudiziaria in ordine alle gravi anomalie delle presunte scritture con le quali Marella Caracciolo avrebbe ceduto a titolo oneroso ai nipoti Elkann le proprie partecipazioni di tale società (i cui originali non sono mai stati ritrovati, né ad oggi esibiti in alcuna sede)». (riproduzione riservata)