Il fronte di John Elkann rompe il silenzio che si era imposto dopo il sequestro di 74,8 milioni di euro quale profitto dei presunti reati di frode fiscale e truffa ai danni dello Stato nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità di Gianni Agnelli che vede indagato lo stesso Elkann con i fratelli Lapo e Ginevra, il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grünigen. L’inchiesta è partita dopo un esposto presentato da Margherita Agnelli de Pahlen, figlia di Gianni e Marella Caracciolo e madre dei tre Elkann.
I legali dei tre fratelli Elkann in una nota diffusa nel pomeriggio di sabato 28, oltre una settimana dopo i sequestri, rispondono a quelle che considerano una «sequenza di reiterate falsità che affolla in questi giorni i mezzi di informazione», volendo «ribadire alcuni punti fermi».
Innanzitutto sostengono che «non è mai esistito e non esiste alcun patrimonio occulto dell’eredità Agnelli; i fratelli Elkann, nominati dalla nonna eredi universali, hanno adempiuto a tutti gli oneri amministrativi e fiscali che spettano ai soggetti che ereditano da persone residenti all’estero, come indiscutibilmente era Marella Caracciolo».
La procura ipotizza invece che la vedova dell’Avvocato, nonna degli Elkann, fosse solo fittiziamente residente in Svizzera allo scopo di regolare la propria successione con le norme elvetiche escludendo così la figlia Margherita e non con quelle italiane, che avrebbero invece potuto farla rientrare tra gli eredi. In questo modo, secondo i pm e la Guardia di Finanza di Torino, Marella Caracciolo si sarebbe sottratta agli obblighi nei confronti del fisco italiano, a cominciare dal pagamento delle imposte relative ai beni detenuti all’estero.
Il secondo punto sollevato dai legali di John Elkann afferma che «non è vero che siano state presentate dichiarazioni fiscali integrative che hanno fatto emergere patrimoni sconosciuti al fisco italiano». La circostanza era emersa dal decreto di sequestro dei documenti presso gli uffici e le residenze degli indagati lo scorso febbraio ed era stata ribadita dal tribunale del Riesame lo scorso aprile nelle motivazioni.
Il terzo punto sollevato dai legali è la questione dei gioielli che sarebbero finiti ai tre Elkann, - secondo i pm con una spartizione solo dopo la morte della nonna – che viene definita una storia di cui «si parla molto a sproposito»: i gioielli «erano certamente beni di proprietà di Marella Caracciolo che ne ha disposto in vita come ha voluto».
Infine gli avvocati ribadiscono che «John Elkann ricopre il ruolo che gli ha assegnato il nonno, secondo uno schema successorio ricorrente da sempre nella famiglia Agnelli che ha assicurato al primo gruppo industriale italiano, uno sviluppo ed una continuità di gestione che ha tagliato il traguardo dei 125 anni». (Riproduzione riservata)