Margherita Agnelli perde il primo round nella causa sull’eredità della madre Marella – e indirettamente del padre Gianni Agnelli – contro suoi primi tre figli John, Lapo e Ginevra Elkann. Il tribunale di Torino ha accolto martedì 6 giugno la richiesta degli avvocati dei tre Elkann di sospendere il procedimento in attesa della definizione di due cause in corso in Svizzera. Lo comunicano fonti vicine alla famiglia.
Margherita Agnelli aveva chiesto di rientrare nell’eredità della madre, Marella Agnelli Caracciolo, morta tre anni fa, contestando fra l’altro la validità degli accordi transattivi e successori stipulati nel 2004 in base al diritto svizzero. Ora toccherà prima ai giudici elvetici districare questo groviglio giuridico, prima che la palla possa tornare eventualmente tornare a Torino.
Il groviglio giuridico si è creato su una questione preliminare ma in realtà fondamentale in una questione ereditaria: qual è il diritto applicabile, dato che donna Marella era formalmente residente in Svizzera ma aveva interessi in Italia ed è morta a Torino? È il diritto svizzero, per il quale è possibile escludere alcuni eredi se c’è un «patto successorio» che lo preveda, o quello italiano, che prevede la quota legittima a favore dei figli?
Per fissare il tribunale competente, bisogna prima essere certi di dove vivesse abitualmente Donna Marella. Da qui la ricostruzione da parte di Margherita Agnelli degli ultimi 15 anni di vita della madre con tanto di movimenti tracciati giorno per giorno fra Torino, la Svizzera, Roma e Marrakech, anche attraverso il ricorso ad investigatori privati, per provare che la «residenza abituale» di Marella fosse in Italia e non in Svizzera. E ci sono poi altri temi da affrontare, questa volta in Svizzera e poi, forse, in Italia: se gli accordi del 2004 con cui Margherita transò sull’eredità del padre e rinunciò alla futura eredità della madre siano validi secondo il diritto svizzero.
Secondo fonti legali vicine a Margherita Agnelli, i giudici italiani con l’ordinanza del 6 giugno, non hanno escluso la loro competenza a decidere né hanno accolto l’eccezione di litispendenza internazionale avanzata dai tre Elkann, che volevano far decidere solo ai giudici svizzeri, ma hanno stabilito che la causa resti in Italia ma hanno esercitato la facoltà di sospendere in attesa che siano i giudici svizzeri a stabilire alcune questioni che potrebbero avere rilievo per procedimento italiano, cioè in sostanza se i testamenti svizzeri sono nulli o no, e se i patti (di diritto svizzero) del 2004 siano validi o meno. Solo dopo queste sentenze sulle cause svizzere pendenti a Ginevra e a Thun il processo potrà tornare eventualmente a Torino. Ma ci vorranno anni. «A seguito di un’eventuale impugnativa, la decisione di sospendere il processo di Torino potrebbe essere revocata dalla Corte di Cassazione», continuano le fonti.
Si tratta di procedimenti avviati dalla stessa Marella quando era ancora in vita, e poi dai tre fratelli Elkann alla morte della nonna: si discute della validità degli accordi del 2004, in forza dei quali Margherita aveva chiuso le pendenze sull’eredità del padre e rinunciato a ogni pretesa successoria circa la successione paterna incassando circa 1,3 miliardi di euro, nonché – in un altro procedimento - della validità dei testamenti di Marella Caracciolo Agnelli, che escludono la figlia dalla successione e nominano come unici eredi i tre soli nipoti Elkann.
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Secondo fonti vicine alla famiglia Elkann, il tribunale di Torino sarebbe pervenuto a tale decisione ritenendo che le sentenze svizzere potranno essere riconosciute ed avere ingresso in Italia anche nel caso in cui confermassero la validità del patto successorio stipulato con la madre da Margherita: per il tribunale torinese, infatti, l’ammissibilità di patti successori consentiti dalla legge estera loro applicabile (nel caso di specie, la legge svizzera) non contrasta con l’ordine pubblico italiano.
John, Lapo e Ginevra Elkann sono difesi nel procedimento promosso dalla madre Margherita dagli avvocati Eugenio Barcellona e Carlo Re dello Studio Pedersoli. La loro madre e i loro cinque fratelli nati dal secondo matrimonio con il franco-russo Serge de Pahlen, sono invece assistiti dall’avvocato milanese Dario Trevisan. (riproduzione riservata)