Si sposta sulla Dicembre l’inchiesta della procura di Torino sull’eredità Agnelli. Documenti relativi alla cassaforte al vertice dell’impero della famiglia torinese sono al centro del nuovo filone per il quale sono state disposte nuove perquisizioni della procura nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio e dai sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti, che vede indagati John Elkann, i fratelli Lapo e Ginevra, il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grünigen.
Le ipotesi di reato sono di frode fiscale e truffa ai danni dello Stato per le tasse non pagate sul patrimonio estero della vedova dell’Avvocato, Marella Caracciolo, per i quali è stato disposto anche il sequestro di 74,8 milioni di euro. Ora nel nuovo filone c’è un nuovo indagato: il notaio Remo Morone per il reato di falso ideologico in atto pubblico.
La novità dell’indagine a carico dello storico notaio della famiglia Agnelli è emersa nell’ambito del decreto di perquisizione condotta dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Torino che ha coinvolto le due sedi dello studio legale dell’avvocato Franzo Grande Stevens, a Roma e Torino. La ricerca era concentrata sui documenti della Dicembre, la scatola dalla quale gli Elkann attraverso la olandese Giovanni Agnelli Bv controllano la holding Exor e a cascata Stellantis, Ferrari, Philips, Lingotto, Gedi, Juventus e molte altre società.
Anche questo filone d’inchiesta nasce da un nuovo esposto depositato alla procura di Torino da Margherita Agnelli de Pahlen, che da anni cerca di ottenere i documenti originali sulle operazioni da maggio 2004 a febbraio 2019 che legittimano il passaggio delle quote societarie dalla madre Marella Caracciolo ai nipoti Elkann (figli di Margherita), compreso l’acquisto del 40% in tre tranche uguali da parte di Lapo, Ginevra e John avvenuto nel 2004, per i quali non sarebbero disponibili i dcumenti originali, o c’è il sospetto di una loro alterazione.
L’ipotesi di reato a carico di Morone – scrive in una nota il procuratore di Torino Giovanni Bobardieri – riguarda la «declaratoria relativa alla composizione e struttura della Dicembre» depositata all’ufficio del Registro delle Imprese il 30 giugno 2021. In particolare, gli inquirenti si sono concentrati sulle operazioni che hanno portato la variazione della compagine sociale della cassaforte di famiglia dal maggio 2004 al febbraio 2019.
In tale contesto, spiega la procura torinese, «i contratti con i quali Marella Caracciolo ha ceduto, nel maggio 2004, ai nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann la nuda proprietà di circa il 40% delle quote della predetta società, riservando per sé il diritto di usufrutto, sono risultati, secondo la prospettazione accusatoria, affetti da anomalie, tanto sotto il profilo documentale (poiché la documentazione di riferimento è risultata - a seconda dei casi e fermo restando il carattere provvisorio delle presenti contestazioni - carente degli originali, incompleta, alterata o falsificata) quanto sotto quello della regolamentazione dei rapporti finanziari tra le parti (essendo emersi indizi concreti circa l'assenza dell'effettivo pagamento del prezzo delle quote), con conseguente ricostruzione della reale titolarità, nel tempo, quote della Dicembre Società Semplice».
In sostanza, i tre Elkann non avrebbero davvero comprato le quote dalla nonna, che le avrebbe loro donate. Se questa ipotesi accusatoria fosse provata, ciò «potrebbe condurre a determinare una maggiore imposta sulle successioni e donazioni (nell'ambito del reato di truffa in danno dello Stato)».
Il presupposto è l’effettiva residenza italiana di Marella Caracciolo almeno dal 2010 – e non in Svizzera, come invece hanno sempre sostenuto i commercialisti e i legali della famiglia – e quindi il mancato rispetto degli obblighi di pagamento delle tasse sui redditi all’estero e poi di quelle di successione.
I legali di John Elkann lo scorso 14 novembre hanno rotto il silenzio sulla linea di difesa, spiegando che Marella fosse effettivamente residente in Svizzera e che non esiste alcun tesoro estero nascosto, in quanto dichiarato poi dagli eredi Elkann al momento della morte della nonna.
A commento dell’operazione della procura martedì 26 hanno sottolineato che «nessuno dei fratelli Elkann figura tra i destinatari delle perquisizioni disposte dalla procura di Torino, per cui essi non sono a conoscenza degli elementi che fondano questa nuova iniziativa del pubblico ministero, che segue gli innumerevoli tentativi - sinora tutti respinti dai giudici - di Margherita Agnelli di sovvertire le volontà dei suoi genitori. I nostri clienti ribadiscono tuttavia la certezza della legittimità di tutti gli atti relativi alla Dicembre e sono certi di poter provare nelle sedi opportune la correttezza del proprio operato». E specificano che «l’attuale assetto della Dicembre così come il ruolo in essa ricoperto da John Elkann riflettono le volontà di Gianni e Marella Agnelli, sono sostenuti da tutta la famiglia e non potranno essere modificati da alcuna azione giudiziaria».
Lo scorso 6 novembre il tribunale aveva respinto le richieste di Margherita di verifiche sui documenti alla base delle iscrizioni nel registro delle imprese in quanto non avrebbe un interesse specifico alla verifica della regolarità dell’iscrizione come soci della Dicembre dei suoi tre figli Elkann. Margherita puntava proprio a far escludere le iscrizioni dei passaggi di quote dal registro delle imprese in mancanza dei documenti originali. (riproduzione riservata)