
Margherita Agnelli de Pahlen arriva da sola poco dopo le 8 del mattino in Rue de L’athénée a Ginevra. A condurla davanti ai cancelli del tribunale civile venerdì 29 per discutere dei destini del patrimonio miliardario della famiglia è un autista che guida una Bmw scura: quasi uno smacco, dato che in ballo c’è la titolarità di parte della cassaforte che controlla anche Stellantis e Ferrari.
La figlia 69enne di Gianni Agnelli è avvolta in un cappotto di cachemire color cammello con interno bianco sopra una stola fantasia che le lascia scoperto il collo. Nella mano sinistra tiene alcuni fogli, gli appunti che potrebbero servirle nello scontro che dovrà affrontare da lì a qualche minuto. Ad attenderla nel cortile del palazzo di giustizia ci sono due avvocati elvetici che le fanno strada dentro la anonima palazzina a tre piani appena fuori dal centro storico della città.
Pochi minuti dopo arrivano i tre fratelli Elkann, i suoi figli maggiori: a piedi, scortati da un plotone di legali. In prima fila c’è Lapo, che sfida i rigori dell’inverno svizzero non indossando nulla sopra l’abito blu e la camicia bianca. In fondo alla fila ci sono la sorella Ginevra, coperta da un lungo cappotto grigio mélange e da un alto cappello nero da cui fuoriescono i lunghi capelli ricci, e poi il fratello più grande, John, l’erede designato dall’Avvocato a succedergli alla guida dell’impero, protetto da un piumino blu scuro.
È la prima volta da chissà quanto tempo che si ritrovano tutti e quattro assieme in una stanza. E lo è in assoluto dentro un’aula di tribunale davanti al quale esporranno le loro rispettive verità sugli accordi del 2004 che hanno fissato l’attuale assetto del potere dentro la famiglia Agnelli-Elkann.
Oltre vent’anni fa Margherita, ad un anno dalla morte del padre Gianni Agnelli, si accorda con la madre Marella Caracciolo e firma alcuni documenti scritti in francese e regolati dal diritto svizzero: con uno, l’accordo transattivo, rinuncia alle pretese sul patrimonio del padre di cui era erede assieme alla madre; con l’altro firma un patto successorio, consentito in Svizzera, con il quale rinuncia alla futura eredità della madre. In cambio ottiene 1,3 miliardi di euro tra cash, immobili e opere d’arte.
Quello non è un momento facile per l’impero Agnelli: il gruppo Fiat è sull’orlo del fallimento e c’è chi che teme possa fare la fine della Parmalat; tra questi la madre dei tre Elkann, come avrebbe rivelato anni dopo il cugino Lupo Rattazzi. Così Margherita decide di tirarsi fuori dai giochi. Ma tre anni dopo, nel 2007, torna alla carica: ci sono milioni di euro di mio padre all’estero che mi sono stati tenuti nascosti, accusa. E comincia una guerra legale che dopo diciassette anni, su più fronti, è ancora aperta. E che da allora tiene divisi l’una e gli altri, in un incrocio di questioni di soldi e di rancori personali.

Che cosa si sono rinfacciati madre e figli in oltre quattro ore di confronto? Siamo pur sempre in Svizzera e in un procedimento civile, quindi non c’è da immaginarsi un contraddittorio all’americana. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, ognuna delle parti in causa ha ribadito la propria verità su quanto accaduto in questi anni. Margherita ripete che le sono stati nascosti, e quindi sottratti, dei soldi e dunque che la sua decisione era stata viziata.
Sono i famosi 900 milioni di dollari che salteranno fuori alle British Virgin Islands solo dopo alcuni anni e che nel 2019 saranno ereditati dai tre Elkann. John, con il sostegno di Lapo e Ginevra, avrebbe invece sostenuto che lei aveva deciso di voltare le spalle al gruppo nel momento più nero salvo poi tornare a battere cassa quando le cose si erano riprese grazie anche alla cura Marchionne. Posizioni più distanti non potrebbero esserci.
Poi ci sono le questioni di diritto. La causa civile in Svizzera risale al 2015 ed era stata avviata da Marella, madre di Margherita, affinché un giudice elvetico statuisse la validità dei patti del 2004. Alla sua morte, nel febbraio 2019, la causa è stata presa in mano dai tre Elkann, unici eredi della nonna, che aveva escluso anche gli altri cinque nipoti avuti dalla figlia con il secondo marito, Serge de Pahlen, oltre che la stessa Margherita appunto in virtù del patto successorio.
A loro volta, alla morte della nonna i tre Elkann hanno avviato in un altro cantone, a Thun, una nuova causa relativa alla loro legittimità come eredi, sempre sulla base del patto successorio. E poi, in seguito all’azione civile promossa da Margherita a Torino sul presupposto della effettiva residenza fiscale della madre non in Svizzera ma in Italia, dove non si può rinunciare alla quota di legittima, i tre Elkann hanno promosso una ulteriore causa, sempre a Thun, relativamente questa volta alla validità dei tre testamenti lasciati dalla nonna, che invece Margherita contesta sia in Svizzera sia in Italia. Insomma un groviglio legale di cause e pretese.
A Ginevra il fronte Elkann avrebbe ribadito che l’accordo transattivo è perfettamente valido per vari motivi, a cominciare dal fatto che quel patrimonio è stato incamerato da Margherita nel 2004, poi perché quell’accordo è stato eseguito fino al decesso della madre e ancora perché ne ha chiesto l’esecuzione anche dopo. Inoltre anche il patto successorio rispetta le forme previste dal diritto svizzero e quindi è valido ed efficace.
Di segno diametralmente opposto le rivendicazioni legali di Margherita: avere tenuto nascosto il patrimonio estero rientrava nel piano per escludere me e gli altri miei cinque figli dall’eredità di Gianni Agnelli. Inoltre il patto successorio è un elemento dell’accordo transattivo, tanto che una sua bozza è allegata con tanto di data prevista per l’adempimento. E se entrambi fanno parte di uno stesso atto, le forme per la loro stipula devono essere più solenni: è per questo che gli impegni del 2004 vanno invalidati o resi nulli.
Alla fine dell’udienza le facce dei protagonisti sono più tese. Gli Elkann escono senza dire una parola, John convoca subito i fratelli per un summit nello studio dell’avvocato e si allontana a piedi. Lapo e Ginevra, anch’essi stanchi e più cupi in volto, montano a bordo di un’Alfa Romeo Tonale che li attende lungo il marciapiede. Margherita esce da sola com’era entrata, anche lei con lo sguardo un po’ più basso. Attraversa le strisce pedonali e risale sulla Bmw.
L’incontro tra madre Agnelli e figli Elkann è finito. Ma non la causa: la sentenza arriverà tra parecchio tempo. E neppure le altre liti davanti ai giudici. A Torino la causa civile riparte il 9 dicembre. Mentre l’inchiesta penale, che vede indagati per frode fiscale e truffa ai danni dello Stato John, Lapo e Ginevra, partita su impulso della madre, va avanti e promette altri sviluppi, anche sulla società semplice Dicembre, il cuore dell’impero Agnelli. Segnali di pace, per ora, non se ne intravedono. (riproduzione riservata)