La Groenlandia resta fuori dal perimetro operativo di Eni, nonostante le mire del presidente americano Donald Trump l’abbiano ricollocata al centro della scena energetica. A chiarirlo è Lapo Pistelli, responsabile Public Affairs del gruppo, nell’audizione alla Camera di mercoledì 14 gennaio: le potenzialità della regione si scontrano con vincoli politici, ambientali ed economici difficilmente superabili nel breve periodo.
Secondo le stime citate da Pistelli, basate sui dati dello U.S. Geological Survey, l’Artico concentrerebbe circa 400 miliardi di barili equivalenti di idrocarburi, per il 70% gas, con circa il 50% delle risorse localizzate in territorio russo. Accanto agli idrocarburi, la regione è già oggi strategica per i minerali: contiene il 44% delle riserve mondiali di palladio, il 13% del platino e l’11% del nickel si trovano in area artica. Quanto alle terre rare, le stime parlano di 130 milioni di tonnellate potenziali, di cui circa 40 milioni in Groenlandia.
È proprio la Groenlandia, però, a rappresentare uno dei nodi più sensibili del nuovo equilibrio artico. «Esiste dal 2021 una sorta di patto fatto con le comunità Inuit per il divieto di attività di esplorazione e produzione di oil and gas», ha ricordato Pistelli, spiegando che in questo contesto Eni ha progressivamente disimpegnato la propria esposizione. «Siamo usciti dalla Groenlandia nel 2022, avevamo delle licenze esplorative non esercitate».
Pistelli ha anche ricordato che «le autorità groenlandesi hanno negli anni recenti rigettato formalmente delle proposte di ingaggio di società cinesi», a conferma di quanto la regione sia diventata un terreno delicato non solo dal punto di vista ambientale, ma anche strategico.
Gli appetiti degli Usa sull’Artico, con la nuova amministrazione Trump, non modificano questo approccio selettivo. Washington ha rafforzato l’attenzione sulla regione, puntando su Alaska (Eni l’ha lasciata nel 2024), Canada e Groenlandia e investendo nella capacità operativa, anche attraverso il potenziamento della flotta di rompighiaccio. Ma, come ha chiarito Pistelli, «gli scenari che parlano dell’Artico e delle sue potenzialità sono molto suggestivi, però poi bisogna fare i conti tra la suggestione dei numeri e la sostenibilità economica dell’operazione da fare laggiù».
Una distinzione netta riguarda anche le nuove rotte marittime. La Cina, che si definisce «near Arctic state», sta spingendo sulla cosiddetta Polar Silk Road per ridurre i tempi di collegamento tra Asia ed Europa. Pistelli ha ricordato che nel settembre 2025 una linea regolare è riuscita a collegare la Cina alla Polonia in 26 giorni, contro i 40–50 giorni delle rotte tradizionali via Suez o Capo di Buona Speranza. «Un conto è tracciare le rotte e tagliare i chilometri», ha però avvertito, «altra cosa è fare attività a quelle latitudini, che sono oggettivamente abbastanza proibitive».
Sul fronte energetico, la Russia resta l’attore dominante. In area artica Mosca concentra grandi infrastrutture e progetti per il gas naturale liquefatto, come Yamal Lng, con 24 miliardi di metri cubi di gas, e Arctic Lng 2, da altri 10 miliardi, oggi sempre più orientati verso l’Asia. «La Cina prende dal gas naturale liquefatto artico russo circa l’11% del gas di cui ha bisogno», ha spiegato Pistelli, evidenziando lo spostamento strutturale dei flussi energetici verso Oriente.
Per Eni, in un contesto che vede il Brent a 60 dollari al barile, la vera scommessa artica resta invece la Norvegia. «Sul Paese che ha puntato sul mantenimento di produzioni ed esplorazioni, cioè la Norvegia, abbiamo fatto un forte investimento e continuiamo a farlo», ha detto Pistelli. Attraverso Var Energy (quotata a Oslo), di cui Eni detiene il 63%, il gruppo realizza circa il 20% della produzione norvegese in area artica, con prospettive di crescita legate a nuovi sviluppi.
«Produciamo idrocarburi avendo già azzerato le emissioni Scope 2 e azzerando le Scope 1, perché le piattaforme sono alimentate da fonti rinnovabili», ha sottolineato Pistelli, rivendicando un modello industriale compatibile con la fragilità dell’ecosistema artico. «Il mondo è ricco di opportunità e il tema per un’azienda è scegliere quelle che permettono una sostenibilità del business, quindi un prezzo compatibile», ha concluso Pistelli.
In un contesto geopolitico così complesso, intanto, il governo sta pensando di riconfermare per il quinto mandato l’ad di Eni, Claudio Descalzi. (riproduzione riservata)