La visibilità sul flusso di cassa e sulla remunerazione agli azionisti di Eni è destinata a migliorare grazie alle dismissioni. Che non sono finite. Infatti, secondo quanto riportato da Bloomberg, l’unità di Carbon Capture and Storage (Ccs), che include i progetti di Hynet North West e Bacton Thames NetZero nel Regno Unito e L10 in Olanda, potrebbe essere valorizzata 1 miliardo di euro nelle trattative con Global Infrastructure Partners (Gip) per la cessione di una quota del 49,99%. L’operazione potrebbe concludersi entro la fine dell’estate.
Le trattative sono ancora in corso, la valutazione potrebbe cambiare e non è stata presa una decisione finale, hanno aggiunto le fonti citate da Bloomberg. Global Infrastructure Partners avrebbe anche il diritto di acquisire un progetto a Ravenna, in base all’evoluzione del quadro normativo e di mercato.
Un accordo con Global Infrastructure Partners rappresenterebbe un ulteriore passo nella strategia dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, di scorporare divisioni per ridurre i rischi mantenendo una partecipazione, un modello che l’azienda definisce «satellitare». Lo scorso mese Eni ha accettato di vendere il 20% della sua divisione rinnovabili, Plenitude, ad Ares Alternative Credit Management per circa 2 miliardi di euro, la seconda cessione di una quota di questa divisione.
La valorizzazione dell’unità di Carbon Capture and Storage a 1 miliardo di euro sarebbe superiore a quella attualmente implicita nei valori contabili di Eni, ha notato Equita, ritienendo che questo business possa rappresentare un’opportunità significativa per Eni nel percorso di decarbonizzazione industriale. Questo satellite è di gran lunga meno maturo.
«Il nostro target price a 16 euro su Eni, basato sulla somma delle parti, non include ancora una valorizzazione dell’unità di Carbon Capture and Storage. L’operazione con Global Infrastructure Partners permetterebbe a Eni di far emergere valore in questo satellite e di fornire al mercato un riferimento valutativo che, al momento, riteniamo non sia incluso nel prezzo del titolo su cui manteniamo un rating buy» in vista del cda sui conti del secondo trimestre del 2025 il prossimo 24 luglio.
Un catalyst moderatamente positivo per il titolo. «Riteniamo che Eni possa confermare le guidance di produzione (1,7 milioni di barili al giorno), di free cash flow operativo (11 miliardi) e di remunerazione con un dividendo di 1,05 euro per azione e un buyback da 1,5 miliardi. Dopo la vendita ad Ares del 20% di Plenitude per 2 miliardi, ci attendiamo che Eni abbia maggior visibilità per raggiungere, se non migliorare, la guidance a livello di capex», precisa la Sim.
Più nel dettaglio, nel secondo trimestre Equita si attende un calo dell’utile netto del 38% anno su anno per lo scenario meno favorevole dei prezzi degli idrocarburi (Brent medio nel trimestre a 68 dollari al barile, -20% anno su anno ma hub gas in miglioramento a 35,7 euro/MWh, +12% anno su anno), per il deprezzamento del dollaro, in parte compensato da una performance meno debole del business downstream (raffinazione e chimica) grazie al miglioramento dei margini di mercato.
La produzione dovrebbe contrarsi del 2% anno su anno a 1,670 mila barili al giorno, ma risultare in lieve recupero sequenziale dell’1%. A livello di generazione di cassa, il free cash flow operativo adjusted è visto scendere del 31% anno su anno. Comunque il free cash flow beneficerà della dismissione del 5% di Enilive a Kkr per 0,6 miliardi, «per cui stimiamo che il leverage scenderà leggermente al 17% dal 18% del primo trimestre del 2025, nonostante il pagamento di dividendi e buyback per oltre 1 miliardo», precisa Equita.
In considerazione del deprezzamento del dollaro, la Sim ha modificato le stime sul cambio euro-dollaro a 1,15 nel secondo semestre e nel 2026 e ridotto le stime di eps 2025-2026 del 4%. Ma il rating sull’azione Eni resta buy (+0,11% a 14,164 euro in chiusura in borsa) in quanto «riteniamo che ci sia valore sul titolo e che il modello satellitare stia permettendo di farlo emergere. Calcoliamo che le attività nei satelliti abbiano una valorizzazione superiore a 35 miliardi per un premio medio di oltre il 50% rispetto al titolo Eni che tratta, invece, a un p/e 2025 di 7,5 volte, con un rendimento del free cash flow del 9% e una remunerazione totale dell’11% (rendimento del dividendo del 7,5% e del buyback del 3,5%, ndr)». (riproduzione riservata)