L’Italia vuole andare avanti nella produzione di biocarburanti. Il governo, come anticipa il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, sta per stanziare altri 200 milioni di euro da destinare alla riconversione delle raffinerie tradizionali in bioraffinerie «per produrre biocarburanti avanzati». L’annuncio del decreto è arrivato mercoledì 5 giugno, durante la tappa romana del Tour d'Europe che attraversa 20 Paesi europei per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul contributo dei carburanti da materie prime rinnovabili alla decarbonizzazione dei trasporti.
A fare gli onori di casa è stata Enilive, la società satellite della mobilità sostenibile controllata da Eni col 70% e partecipata da Kkr col restante 30%.
Oggi l’ostacolo principale ai biocarburanti è rappresentato dalla vecchia impostazione dell'Unione europea, definite «ideologica» da Pichetto. «Di ideologico c'era e c’è ancora tutta la partita del Fit for 55, che partiva dall'assunto che la politica sia in grado di leggere il futuro, ma che invece ha dimostrato che certe misure ideologiche possono essere un fallimento». Il riferimento è al divieto dei motori endotermici previsto dal 2035, «una scelta che non ha logica, un'idiozia», secondo il ministro.
Per l’ad di Enilive, Stefano Ballista, il percorso di di carbonizzazione del settore dei trasporti richiede un approccio basato sul principio della neutralità tecnologica. «Significa valorizzare tutte le soluzioni disponibili in modo sinergico e complementare in base al loro grado di maturità, significa utilizzare le risorse, che sono finite, nel modo più efficiente possibile. Le possibili soluzioni sono varie, dai biocarburanti all’elettrico, dall’idrogeno agli e-fuels.
Ma per i biocarburanti in particolare, «serve un quadro di riferimento che definisca in modo chiaro quello che è il loro contributo non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche a quella sociale ed economica, grazie alla valorizzazione di un'eccellenza che è la filiera dell'automotive e della bioraffinazione in Europa».
Tra i vantaggi del pieno bio, secondo il manager, è che questi carburanti sono compatibili con tutti i mezzi di trasporto, veicoli leggeri, trasporto pesante, navi e aerei, senza necessità di sostituire il parco esistente. Stesso discorso anche per le infrastrutture. «Il network per distribuire i biocarburanti è già presente. Questi aspetti li rendono una soluzione applicabile oggi per avviare e accelerare il percorso di decarbonizzazione dei trasporti». Ed è proprio da qui che, nell’analisi di Ballista, «nasce la perfetta sinergia tra la filiera dell’automotive e quella dei biocarburanti. Entrambe valorizzano competenze e professionalità costruite negli anni. Il motore a combustione interna e la filiera produttiva che ne deriva sono un’eccellenza del sistema industriale europeo, sono una realtà in cui l’Europa può competere ai massimi livelli sui mercati mondiali».
L’onere della prova toccherà ai produttori, come ha ricordato Emanuela Sardellitti, Advocacy Strategy Senior Executive dell’associazione FuelsEurope, (40 aziende produttrici di carburanti tradizionali e da materie prime rinnovabili). «Nella proposta normativa della Commissione europea per l’introduzione di una nuova categoria di veicoli a zero emissioni, è stato affidato all’industria il compito di fornire prove concrete: dimostrare, con una metodologia solida e tracciabile, l’origine rinnovabile dei carburanti utilizzati, dal punto di produzione fino al consumatore finale. L’industria ha raccolto la sfida e la sta affrontando con determinazione, anche attraverso il Tour d’Europe». (riproduzione riservata)