Dopo le giravolte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: non imporrà dazi aggiuntivi agli otto Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia, e in attesa di avere maggiori dettagli dell’accordo quadro per il futuro dell’isola discusso con il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, a Davos, Jonathan Schroer, energy strategist di Unicredit, si domanda se gli Usa potrebbero usare il gas naturale come «arma geoeconomica» contro l’Europa.
Il Vecchio Continente ha sostituito il gas russo nel suo mix energetico con le importazioni di gas naturale liquefatto (gnl) sempre più dominate dagli Stati Uniti. Ciò può dare all’amministrazione Trump un’ulteriore leva sull’Europa, sostiene Schroer.
L’Ue ha affrontato una transizione energetica difficile negli ultimi anni, complicata dalla guerra in Ucraina. Nel tentativo di eliminare il più possibile le importazioni di gas russo, le importazioni di gas naturale liquefatto hanno sostituito il gas russo proveniente dai gasdotti. Anche se i mercati di gnl sono liquidi, le principali fonti di crescita dell’offerta nei prossimi anni dovrebbero provenire dal Qatar e, soprattutto, dagli Stati Uniti.
Tuttavia, «in un periodo di confronto/scontro tra Usa e Ue sulla Groenlandia, i dazi e la regolamentazione dei media, nell’Unione Europea sta aumentando il timore che la dipendenza energetica sia stata trasferita da una potenza imprevedibile a un’altra», avverte l’esperto di Unicredit.
Attualmente l’Ue ottiene il 40% del suo gas dal gas naturale liquefatto e ha, quindi, quasi completamente sostituito il gas russo proveniente dai gasdotti con il gnl. Il grafico mostra come gli Stati Uniti siano diventati il fornitore più importante per l’Europa occidentale, con le forniture nordamericane cresciute fino al 58% del totale delle importazioni di gnl nel 2025.
Non solo questa percentuale rappresenta più del doppio della quota di gnl totale rispetto a prima del conflitto in Ucraina, nota Schroer, ma l’importanza crescente nel mix energetico complessivo dell’Europa significa che l’influenza degli Stati Uniti sull’energia dell’Ue è aumentata, arrivando ora al 25% delle importazioni totali di gas.
Il maggior balzo si è verificato nel 2022, quando l’Ue ha lavorato per eliminare il più possibile il gas russo. Tuttavia, la quota di gnl statunitense è aumentata di nuovo in modo significativo nel 2025. Data la crescita massiccia della produzione di gnl negli Stati Uniti che entrerà in funzione nei prossimi anni, è improbabile che questa quota diminuisca in modo significativo.
E questo anche se sono previste altre fonti di crescita della produzione, principalmente in Qatar, portando a quella che varie fonti hanno definito «un’onda globale» di gas o addirittura un «eccesso» che supera la crescita della domanda. Questo dovrebbe, in una certa misura, aiutare a diversificare le fonti di gnl disponibili per l’Europa.
Dunque, la leva degli Usa nei confronti dell’Ue non dovrebbe essere esagerata. Anche perché la quota del 25% delle importazioni di gas statunitense in Europa è ben al di sotto del 45% importato dall’Europa dalla Russia prima dell’invasione dell’Ucraina. Inoltre, i contratti di fornitura di gas tra Stati Uniti ed Europa tendono a essere stipulati tra imprese private, a differenza di Gazprom controllata dal Cremlino.
«Questo non solo permette vie legali in caso di restrizioni nelle forniture di gas, ma qualsiasi interruzione nella fornitura provocherebbe anche una reazione da parte delle compagnie di combustibili fossili, che sono state tra i più forti sostenitori del presidente Trump», spiega Schroer, ricordando che esistono alcuni precedenti con l’industria eolica, dove aziende straniere hanno impedito con successo sospensioni dei lavori, motivate politicamente dall’amministrazione statunitense, vincendo cause legali.
Al contempo, l’aumento delle forniture nei prossimi anni da più regioni dovrebbe supportare gli acquirenti, esercitando pressione al ribasso sui prezzi del gas e migliorando la liquidità del mercato, dando agli acquirenti maggior potere di negoziazione.
Il gnl è un prodotto relativamente fungibile, e le forniture statunitensi dovrebbero trovare nuovi acquirenti se il governo decidesse di limitare le vendite all’Europa, liberando capacità altrove. Questo riduce, quindi, l’efficacia del gnl come arma geoeconomica.
Se lo diventasse, data la scarsità di risorse fossili in Europa, la misura di contrasto più efficace che i Paesi europei avrebbero a disposizione sarebbe quella di aumentare l’indipendenza energetica, incrementando la quota di energia rinnovabile e nucleare. (riproduzione riservata)